Moda e musica: veicoli di protesta sociale e identitaria

da | Set 21, 2024 | News

La moda e la musica sono due mondi distinti ma intrecciati, potenti strumenti di ribellione e autodeterminazione. Dalle proteste politiche di Dargen D'Amico e Ghali fino alle performance gender fluid di Achille Lauro e Damiano David: in occasione della Milano Fashion Week, uno sguardo oltre le tendenze, per raccontare come la moda rafforza il potere della musica.

La musica e la moda sono entità distinte ma strettamente intrecciate. Entrambe valvole di sfogo per menti creative, ma non solo: oltre le superficiali tendenze, sono linguaggi visivi e sonori capaci di riflettere le dinamiche culturali e sociali, dando voce a questioni complesse e talvolta scomode e diventando simboli di libertà espressiva, ribellione e consapevolezza sociale.

Come la musica dà voce alle realtà più svantaggiate e si fa talvolta portavoce di verità taciute, così la moda sfrutta le passerelle per comunicare messaggi tonanti. O almeno, lo fa a chi è allenato a guardare oltre i meri modelli, drappeggi e tessuti che sfilano sulle catwalk durante le Settimane della Moda.

La musica e la moda sono due mondi che si accarezzano e si influenzano a vicenda

In una realtà in cui l’hype e il marketing fanno da padroni, perfino la colonna sonora con cui accompagnare il defilé diventa un tassello essenziale per la buona riuscita della sfilata. Inoltre, i cantanti (come chiunque abbia un seguito consistente sui social) sono utili mezzi per pubblicizzare le collezioni, sia in periodo di fashion week che non.

Allo stesso modo, spesso gli artisti lasciano che siano i loro outfit a parlare e a farsi carico di messaggi di protesta e di ribellione. Con gli “outfit-manifesto” la moda smette di essere un mero abbellimento e acquisisce la capacità di parlare alle masse tanto quanto fanno le canzoni. È anche – e soprattutto – in questo che si evince l’effetto sinergico che la moda ha sulla musica.

Il palco dell’Ariston è spesso teatro di lotte politiche a suon di look-manifesto

Dargen D’Amico questo l’ha compreso bene e ne ha dato prova durante il Festival di Sanremo 2024. Con i suoi look ha creato dei manifesti che, serata dopo serata, hanno raccontato il suo brano, “Onda Alta”. Gli appelli dell’artista per il cessate il fuoco in Palestina sono stati molteplici durante tutta la kermesse e rimane nella storia il suo look firmato Moschino, formale con una stola di orsacchiotti di peluche. I pupazzi simboleggiavano le piccole vittime del conflitto in Medioriente, che tuttora pagano il prezzo più alto della guerra.

Anche Ghali, dal canto suo, è da sempre in lotta contro le discriminazioni razziali. Nelle sue canzoni il rapper alterna fluidamente l’italiano all’arabo e incentra i testi delle sue canzoni – come “Cara Italia” o la recentissima “Casa mia” – su temi quali l’inclusività e l’uguaglianza. Durante la serata cover 2024, Ghali si è esibito insieme a Ratchopper nel medley bilingue di “Italiano vero”, indossando un completo nero con mantella di seta che rimanda alla cultura araba. Un’ulteriore occasione per il rapper di origini tunisine di inviare un messaggio di tolleranza e di uguaglianza.

Non solo lotte politiche: l’autodeterminazione della propria identità attraverso la moda

Oltre alle proteste politiche e sociali, molti sono gli artisti che hanno fatto dei loro outfit un manifesto in favore della libera espressione della propria identità. Achille Lauro, Damiano David e lo stesso Ghali si battono attraverso i loro look per la libertà individuale.

Achille Lauro, chiacchieratissimo per le sue performance estrose e a tratti eccessive, ha spesso reso labile il confine fra moda femminile e maschile. Ispirandosi alla scena dipinta da Giotto in cui San Francesco d’Assisi si spoglia dei suoi beni materiali, l’artista nel 2020 ha calcato il palco dell’Ariston con una tuta glitterata e un mantello di velluto, mettendo in dubbio il concetto di genere nella moda. A proposito della sua performance, Achille Lauro scrive sul suo profilo Instagram:

“Un uomo è libero nel momento in cui desidera di esserlo.
È tempo di giocare ancora.”

Come dimenticare, inoltre, l’esibizione insieme a Boss Doms un anno dopo? I due artisti hanno sfidato e abbattuto le rigide convenzioni sociali inscenando un matrimonio “gender-fluid”, culminato in un bacio passionale tra i due “novelli sposi”, a simboleggiare l’amore libero da schemi e stereotipi, portando avanti un messaggio di inclusività e libertà espressiva.

Anche Damiano David, frontman dei famosissimi Måneskin, è attivo nella lotta contro il machismo. Da sempre strenuo sostenitore della moda genderless, Damiano si è esibito agli Eurovision 2021 con un look in pelle laminata con dettagli criss cross made in Etro, tacchi e trucco, rompendo le barriere tradizionali di genere e promuovendo un’immagine libera da stereotipi. E ancora shorts, camicie dal taglio femminile e maniche a sbuffo, crop top, corsetti, tanga, reggicalze… non c’è limite alla libertà (e allo scandalo)! In un post su Instagram in cui Damiano si mostra in uniforme da scolarett*, con giacca e gonna in tartan e calze parigine, si legge:

“Uh! Un uomo con la gonna!”

Moda e musica sono quindi due linguaggi creativi che si mescolano e si rafforzano l’un l’altro, agendo come potenti strumenti di protesta sociale e politica.

Entrambe diventano veicoli attraverso i quali promuovere battaglie pubbliche per la libera espressione della propria individualità e per l’emancipazione personale. Questi mondi riescono a dare voce alle questioni sociali più varie, come il razzismo, l’identità e la fluidità di genere, la discriminazione sessuale e le lotte femministe. Insieme, rompono le barriere, creando nuovi spazi di inclusione e sfidando convenzioni profondamente radicate nella nostra cultura.

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