Il 7 maggio inizierà la kermesse musicale che distingue l’Europa dal mondo: l’Eurovision Music Festival prenderà le sue mosse da Malmo, in Svezia. Come ogni anno, i tanti Paesi europei (e non) che vi partecipano si affronteranno a suon di hit, per poi essere giudicati da un insieme di Stati. Ma quest’anno, più che parlare delle canzoni in gara o delle scelte discutibili di Una Voce per San Marino, si discute di Israele.
Israele, che dal 7 ottobre 2023 si ritrova al centro di un conflitto dalla portata geopolitica, sociale, culturale e umanitaria enorme.
A questa edizione 2024, Israele, che è uno dei membri fissi dell’Eurovision Music Festival, si è candidato con il brano October Rain. Una scelta che ha fatto veramente tanto scalpore: un testo che parla apertamente degli attacchi di Hamas del 7 ottobre e del conflitto israelo-palestinese attualmente in corso (ovviamente dal punto di vista di Israele). La canzone è in inglese, ma gli ultimi tre versi sono in ebraico e dovrebbero descrivere proprio la condizione dei civili israeliani nel giorno dello ri-scoppiare delle violenze nella striscia di Gaza.
Il caso October Rain non è stato però ignorato dall’Eurovision Music Contest, che ha regole molto stringenti sui testi dei brani in gara.
Una delle regole fondamentali e assolutamente non raggirabili del festival è proprio quella che i testi non devono avere contenuti politici. Pena la squalifica. Quindi, giusto qualche giorno fa, October Rain è stata sostituita da Hurricane, che parla del vissuto di una donna dopo una grave crisi personale, ma che mantiene la stessa melodia del brano rifiutato. A cantarla ci sarà la cantante israeliana Eden Golan, che sarebbe stata la performer anche di October Rain.
Il piano di Israele è chiaro: far sentire la loro voce in uno scenario europeo (se non mondiale) come quello dell’Eurovision.
Questo lo ha chiarito Isaac Herzog, capo di Stato israeliano. Meglio cambiare la canzone in gara, piuttosto che non esibirsi proprio. Questo per far conoscere e portare avanti la causa del Paese, nonostante tutte le voci che si schierano pro e contro. Ma qua ci sorgono delle domande. Innanzitutto una di confronto.
Perché la Russia dal 2022 non partecipa all’Eurovision? Semplice, ha invaso l’Ucraina e scatenato una sanguinosissima guerra.
Giustissimo. Ma cosa sta succedendo ora in Israele, se non un genocidio? L’invasione, Israele, l’ha fatta negli anni ’40 del Novecento, prendendosi le terre della striscia di Gaza, dove il popolo palestinese viveva da millenni.
Russia e Ucraina sono due Paesi sovrani, che combattono una guerra come Stati indipendenti, con eserciti, munizioni e terre (seppure sia un’invasione unilaterale e ingiustificata da parte russa). Non si può dire lo stesso della situazione in Israele e Palestina. Il primo è un Paese che sta sotto l’ombrello americano, mentre la seconda è considerata dalla maggior parte del mondo come solo un territorio. Uno ha uno degli eserciti più potenti del mondo, ha armi all’avanguardia, ha gli aiuti USA; l’altra ha gruppi di guerriglieri (che in Occidente ci divertiamo a chiamare terroristi) e armi e aiuti che provengono da altri Stati arabi.
Ma soprattutto, Israele, dalle parole del suo capo di governo Netanyauh, vuole compiere un genocidio.
Eliminare i palestinesi in quanto palestinesi, deumanizzarli al punto da considerarli solo delle piante infestanti che crescono indesiderate nella terra che hanno loro strappato. Non è uno scontro fra militari, ma una condizione in cui più civili vengono colpiti, meglio è. E colpiti in una maniera orribile, a mo’ di tortura.










