Fin da Bassi Maestro, Fabri Fibra e Clementino, il rap è la voce di chi non ha paura di esprimersi e ha voglia di alzare un vento di rivoluzione e di denuncia. Dalla Lombardia alla Sicilia, il fine ultimo è unico: denunciare le realtà svantaggiate e pretendere un riscatto sociale.
Questi mi odiano a morte perché sono la voce di non ha mai avuto voce
Con un orecchio sempre oltreoceano, il rap italiano ha pian piano delineato non solo una personalità tutta sua, ma anche una sorta di “regionalità”. Basti pensare agli artisti della scena napoletana o ai pugliesi Caparezza e Sud Sound System. Le loro barre trasudano orgoglio ed affetto per la propria terra: una scelta stilistica che va oltre la musica e punta a portare in alto il nome del Meridione.
Rap del Nord VS rap del Sud: la questione del meridionalismo
Nord contro Sud, Milano contro Napoli: nel rap gli artisti si sfidano a colpi di barre crudeli. Per quanto i temi trattati siano gli stessi lungo tutto lo Stivale, salta all’occhio una differenza sostanziale: l’uso del dialetto.
Se il rap del Nord è spesso contaminato da parole provenienti dallo slang americano, quello del Sud è “bilingue”: le barre in italiano si alternano a quelle in dialetto, riflettendo le origini della cultura urban anche nello stile comunicativo. In dialetto cambiano le rime, cambia la metrica e il pezzo prende una piega totalmente diversa, più realistica e cruda. Lampante è l’esempio della Lovegang126 romana o del rap napoletano, fino a poco fa guardato in cagnesco dalla maggioranza del pubblico.
Negli ultimi anni, però, la musica è cambiata (letteralmente). Quello passato è stato l’“Anno di Napoli” e non solo grazie alla vittoria dello scudetto! Il rap napoletano ha guadagnato un successo sorprendente, superando i confini della città e conquistando tutto il Meridione ed oltre. È proprio per questo che adesso, pensando al “rap meridionale“, ci vengono in mente quasi esclusivamente i rapper della scena napoletana.
Il giro di boa è stata la partecipazione di Geolier al Festival di Sanremo 2024 con un pezzo interamente in dialetto napoletano, fra polemiche e plausi degli spettatori. Vedere ‘o rich guapp’ calcare il palco sanremese è stato un trionfo, non solo per Napoli ma per l’intero Sud Italia.
Gli haters diranno “il dialetto è incomprensibile, questa non è musica!!!”, dimenticando che quella del rap è una cultura che nasce fra le case popolari e, in quanto tale, utilizza il linguaggio delle strade.
Tutto questo, al Sud assume una duplice importanza: l’uso del dialetto nel rap non è più marca di inferiorità socioculturale, ma diventa una questione di appartenenza.
Il meridionalismo è insito nella nostra cultura: non è soltanto una mera questione politica, ma soprattutto sociale ed economica. È tristemente indubbio: oggi come allora, il Sud è una madre amorevole ma incapace di provvedere ai bisogni dei propri figli e il Nord Italia è terra di opportunità e rivalsa.
Adesso che il divario socioeconomico fra Nord e Sud è aumentato ulteriormente, gli artisti meridionali sono ancor più assetati di rivalsa. Danno voce ai templi del degrado sociale -esattamente come i loro colleghi del Nord- ma lo fanno da una posizione ancor più svantaggiata: il Meridione, appunto. Il dialetto nei testi è un grido di orgoglio verso le proprie radici e la musica è probabilmente l’unico mezzo rimasto per denunciare le criticità del Mezzogiorno, come ci ha insegnato il buon vecchio Caparezza.
Nella zona spacciano la morìa più buona, c’è chi ha fumato i veleni dell’ENI, chi ha lavorato ed è andato in coma.
Coesione artistica e nuove influenze musicali
Un ulteriore aspetto che distingue il rap del Sud da quello del Nord è la mancanza di coesione fra gli esponenti del genere. Se pensando al rap del Nord ci vengono in mente big names come Lazza, Tedua o Marra, le idee sono molto più confuse quando cerchiamo di fare mente locale riguardo i rapper del Sud.
Indubbiamente, gli esponenti maggiori al momento sono quelli della scena napoletana, anche grazie all’etichetta discografica di Luchè. La BFM ha infatti contribuito a creare una sorta di coesione artistica fra i rapper della scena napoletana. Fra i nomi inclusi nel roster spiccano lo stesso Geolier, MV Killa, Vale Lambo e Lele Blade, per fare due nomi.
Il mondo della musica sta però ampliando i propri orizzonti. Nelle nostre playlist sempre più spesso spiccano pezzi in cui il mondo del rap d’ “oltrepò” si arricchisce con quello del rap meridionale e viceversa. Basti pensare alla collaborazione fra J Lord e Massimo Pericolo in “TROIA” o quella fra Geolier e Lazza nel famosissimo brano “CHIAGNE”. Sembra proprio che il dialetto sia stato sdoganato e non rappresenti più una barriera linguistica come in passato.
Insomma, le differenze culturali in Italia sono molte e si riflettono perfino nella musica. Come probabilmente si evince da questo pezzo non proprio neutrale, chi scrive è del Sud. In ogni caso, citando un illustre pensatore italiano, vi svelo un segreto: “io di solito faccio un mix” fra i due!










