Da venerdì 24 maggio è disponibile il nuovo album de La Municipàl: Dopo tutto questo tempo. Anticipato da “Volevo solo parlarti”, “Le hit estive”, “Giacomo”, “Cemento” e “Odio cantare”, il disco aggiunge altre sette nuove tracce, dando vita ad un progetto intimo che ricorda la resistenza delle relazioni. Il titolo, infatti, non è semplicemente l’esclamazione di un ritorno aspettato per tre anni. È un omaggio a quelle persone che nel corso della vita riescono ancora ad esserne un punto fermo, pur magari non camminando più al tuo fianco.
Dopo tutto questo tempo de La Municipàl: la solidità dei legami nella precarietà generazionale
Dopo tutto questo tempo è come una macchina da cinepresa che partendo dalla messa a fuoco di un dettaglio, allarga il punto di vista, ingloba il paesaggio circostante. Si racconta la solidità dei legami all’interno di numerosi riferimenti ad una generazione precisa, quella dei millennials. La generazione venuta al mondo con un libretto d’istruzioni dettagliato da seguire, quando il gioco intorno a loro era completamente cambiato.
Una famiglia, un lavoro redditizio e stabile, una casa propria da cento metri quadri. Sono questi i tre capisaldi che hanno costituito ciò che prima significava “essere realizzati” a trent’anni. Una realizzazione che, pur richiedendo sforzo per essere raggiunta, poteva essere conseguita senza troppi problemi.
I millenials crescono con questo modello e si ritrovano a trent’anni con vite concretamente e diametralmente opposte. Il lavoro stabile è impossibile da trovare, i centro metri quadri diventano monolocali, una famiglia difficile da mantenere.
Nell’utilizzo costante di un metro di paragone che non può più essere utilizzato, si ritrovano nella quotidiana espiazione di una colpa di cui non sono la causa.
Facile costruire palazzi su strade ben solide. Più difficile se quelle strade sono ormai dissestate.
La generazione dei millenials combacia un po’con la fine dell’estate, con il turismo del Salento sacrificato al boom dell’Albania.
La nostra condizione naturale
Combacia sempre con la fine dell’estate
Come la crisi del turismo di quest’anno
Il boom dell’Albania a spese del Salento
-Le hit estive
Si pensa a quando la vita di quegli adulti così diversi faceva ridere, rappresentava una gabbia che non sarebbe mai riuscita ad imprigionare. Ora, ci si ritrova dentro quella gabbia con il peso delle responsabilità. Responsabilità che arrivano come un “Maestrale” e, mentre si cerca di sentirsi ancora una volta vivi, riportano alla realtà.
Maledetto maestrale
Che ci ricorda chi siamo
Tra gli amori clandestini
Consumati sul divano
-Maledetto maestrale
In mezzo al fallimento provato giornalmente, si cerca rifugio tra le braccia di chi il fallimento sapeva farlo scordare. Quella persona che pur non facendo più parte della tua vita in maniera costante e concreta, ne rappresenta ancora il rifugio. L’antidoto alla frustrazione di non sentirsi all’altezza.
Dopo tutto questo tempo si apre, infatti, con un racconto del “Sesso tra ex”.
Perché da quando non riesco a rimanere incinta
Ho perso la testa, ho perso anche gli amici
Ho solo tre cani, bellissimi e felici
E chiudi quegli occhi e non mi giudicare
Se mi sento bellissima con te sul cuore
Con addosso i vestiti degli anni novanta
-Sesso tra ex
Un rifugio dove le responsabilità sembrano allentarsi, dove il manuale d’istruzioni lasciato in eredità non ha necessità di essere seguito. Ci si sente bellissimi anche con i vestiti degli anni ’90. Con addosso la spensieratezza del tempo in cui il dovere veniva sfidato e non subito.
Capita di tornare da chi riesce ancora a farti del bene, anche se si tratta di un ritorno che è solo con il pensiero. Stesi sul letto con i nuovi rispettivi compagni, ”Interrotti” è quel pensiero. Un filo rosso che continua a legare due persone che hanno appreso talmente tanto l’una dall’altra da far sì che la fine non costituisca la definitiva separazione. Quella persona che cerchi di negare a te stesso e a cui auguri ogni male del mondo. Un augurio di facciata che nasconde il sentimento più profondo, quella di saperla comunque felice.
E a parte tutto, spero non ti faccia male
-Interrotti
La traccia finale, “60 secondi di noi”, riesce ad essere una registrazione senza parole dell’entità di questo tipo di legami. La melodia parte lentamente, in un crescendo di suoni che arrivano al punto maggiore e culminante a dieci secondi dalla fine.
Un po’ come le hit estive che iniziano a piacere quando arriva settembre.
Un po’ come quelle relazioni che si diramano su strade separate perché, forse, troppo intense. Diramazione che non può fare a meno, dunque, di creare nuovi incroci.
Il nuovo album, tra racconto del generale e del particolare, sembra quasi quel legame da cui si torna dopo svariati anni e riesce ancora a comprendere. Che se Dopo tutto questo tempo, il sesso tra ex può infettare ancora le ferite aperte, La Municipàl con la sua musica è riuscita di nuovo a curarle un po’.










