Baby Don’t Cry, Naska e le promesse che non durano per sempre

da | Gen 18, 2024 | Recensioni singoli

“Sai, ho capito che non c’è niente che duri per sempre”, è con questa dichiarazione che inizia il nuovo singolo di Naska dal titolo Baby Don’t Cry, uscito lo scorso 12 gennaio. Realizzato con The Orchard e Thamsanqa, prodotto da Renzo Stone e composto dallo stesso Naska con Andrea Bonomo e Lorenzo Buso, ci sorprende.

Dopo l’ascolto chi si aspettava un nuovo singolo trap si è dovuto ricredere poiché di trap c’è ben poco, se non il video del brano, che sembra essere quasi una caricatura della scena. Con una pistola in mano si accende una sigaretta mentre si accerta che nessuno arrivi sbirciando dalla tapparella. Circondato da un gruppo di persone alle quali è stato oscurato il viso o che indossano i passamontagna, agita la pistola mentre gli amici posseggono fucili e coltelli affilati.

Dopo qualche secondo compare una scritta rossa in cui si legge Scherzo, ma non scherza affatto perché ricomincia allo stesso modo. In una stanza bianca balla una ragazza di spalle mentre tutti bevono Jack Daniel’s o contano le banconote. Fuori c’è una Mercedes con un cagnolino al guinzaglio fatto di catene mentre tutti tra bandane, collane con i dollari e bomber si apprestano a fare i boss. Lucidano le Nike con uno spazzolino e si asciugano le lacrime con le banconote da 50 euro.

Nella canzone, però, Diego ci sembra parlare di una relazione complicata e di un rapporto alquanto altalenante. Dal testo emergono riflessioni su temi come l’effimero delle cose, le promesse non mantenute e l’inevitabilità del cambiamento nelle relazioni. L’artista sembra esprimere rimpianti e riflessioni sulla propria condotta, mentre la persona a cui si rivolge sembra delusa ma al contempo consapevole della situazione.

Baby, don’t cry, vestiti e vai

Cosa ci fai qui da me?

Ma non eri tu quella che giurava:

“Io di uno stronzo così, guarda, non m’innamorerò mai

Naska ci parla con un linguaggio confidenziale e riflessivo, tipico dei suoi brani e non mancano le menzioni alle feste, le sigarette e le promesse fatte, tutti elementi destinati a non durare per sempre.

Ammette di essere stato uno “str0nzo” in passato, ma dichiara di aver promesso di non esserlo con la persona a cui si rivolge. Anche se questa è una promessa, sembra voler essere un tentativo per differenziarsi dal comportamento passato, ma la realtà della transitorietà delle cose è sempre presente.

Il titolo, Baby Don’t Cry, invita l’altra persona a non piangere ma per un inevitabile distacco dato che si pone la domanda su cosa ci si aspetti dall’altro. Diego vorrebbe consolare questa persona e lo dice apertamente con “Vorrei piangere io le tue lacrime”, ma sembra anche essere consapevole che la situazione in cui si trovano è complicata.

Inizia poi a rivolgersi direttamente a questa persona menzionando momenti e oggetti che sono associati al ricordo di entrambi. Le dice che può tenersi il suo giubbotto, senza dirlo al suo attuale partner affinché possano condividere ancora almeno un segreto. Le rivela che anche lei gli mancherà, così come controllare se lei sia online.

Diego sa che nonostante le promesse fatte o non fatte, il destino della relazione sembra essere incerto, lei riderà per la pronuncia non perfetta del suo inglese ma i momenti condivisi resteranno custoditi. Il sorriso che Diego è riuscito a mettere sulla faccia della persona crea malinconia e nostalgia, lasciandoci pensare che siamo comunque consapevoli che gli attimi vissuti sono veloci e che le promesse non sempre vengono mantenute.

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