“Miria” di 22Simba ha sconfitto le aspettative

da | Ott 2, 2026 | Recensioni album

Il secondo album in studio dell'artista di Saronno è un gran bel disco, dove non solo musicalmente ma a livello di concept tutto funziona splendidamente

Finalmente Miria! Il secondo disco della nuova stella del rap italiano 22Simba è fuori dal 18 Settembre, ed è esattamente tutto quello che poteva essere. Tutto suona bene, Simba non è mai stato così liricamente a fuoco e il concept è estremamente solido. Il disco è diviso in 3 atti, nel quale il nostro come un novello San Francesco passa dalla ricchezza materiale a spogliarsi dei propri beni, fino ad arrivare alla comprensione che alla fine, bastiamo noi. A differenza di San Francesco però, la ricchezza di Simba è tutto lavoro, e per l’artista non è comunque abbastanza.

Motore della crescita dell’artista, la nonna Miria al quale è dedicato l’intero progetto e la splendida title track, che diventa una sorta di guida spirituale, nella musica e nella vita. Il disco si apre con la voce di Arisa, che con “Sono qui” ci introduce nella figura degli arricchiti. Dalla povertà alla ricchezza, dal poco al tutto. La popolarità e il successo grazie all’ep “La Cura” ma comunque l’intenzione di mantenere lo sguardo avanti.

I Feat necessari alla storia, non per forza alla musica

Dove il disco è stato pensato inizialmente senza collaborazioni, come dichiarato dallo stesso Simba, le collaborazioni sono perfetti compagni di viaggio dell’artista a seconda dell’atto di riferimento. In atto 1, Promessa e Guè. Il primo, collega storico di Simba e insieme allo stesso l’autore di uno dei migliori dischi dell’anno. La scelta perfetta, in quanto anche lui portante il suo vissuto da arricchito nel brano “Sipario”. Una strofa di livello su una base che viene plasmata dalla fortissima chimica tra i due, in uno scambio perfetto; Il secondo, presente nel brano “Arricchiti” è forse il feat più big come caratura e portata all’interno del panorama rap nazionale presente nel disco, e rappresenta perfettamente l’ottenimento di quel successo e riconoscimento proprio della figura di “chi ce l’ha fatta”. Importante ai fini del racconto, meno incisivo dal punto di vista musicale, una strofa abbastanza tiepida per il padrino del rap italiano.

Nel secondo atto troviamo Tedua, nel brano “Un come un perchè”. La scelta di Tedua è una giusta via di mezzo nel passaggio, tra arricchito e consapevole. Il brano, non uno dei più ispirati liricamente ed a livello di produzione, spicca per la grettezza delle linee melodiche di Simba nel ritornello e presenta una buona strofa di Tedua, che al di là della bellezza del brano in sè, è esattamente al suo posto. Dove tedua è una giusta via di mezzo nel racconto, lui che “nel mezzo del cammino” ci si è trovato più volte, non possiamo dire lo stesso di Sayf. Sulla carta un ottimo compromesso tra chi ce l’ha fatta davvero ma ha ancora molto da dare, nel brano “Ne vale la pena” non riesce ad essere incisivo, in uno dei brani più frivoli e deboli del disco con un ritornello che sa troppo di già sentito.

Il terzo atto, quello della realizzazione di sè è il momento più cupo del disco, dove dubbi e paranoie lo fanno da padrone. Paky e 18K riescono ad accompagnare Simba perfettamente, entrambi ruvidi e grezzi. Arricchiti, ma con radici ancora molto salde nell’underground, sia nel sound che nella loro figura artistica. Il terzo atto contiene anche uno dei migliori brani del disco “Non era”. Che con un’anima quasi punk tira fuori la rabbia distintiva di Simba, nel momento di maggiore vulnerabilità del disco.

“22Simba ti ha fatto riflettere, ma non è il tuo salvatore”

Come Kendrick Lamar cantava in “Savior”, il percorso di 22Simba all’interno dell’album si conclude con la realizzazione che alla fine, Simba non vuole essere un modello. Non ha la pretesa di rappresentare il suo percorso come un dogma o la sua figura come quella di un profeta. La sua non vuole essere una storia di rivalsa che incarichi Simba di istruire il suo ascoltatore. 22Simba porta il suo vissuto per creare una conversazione, per tirare fuori qualche sassolino e per fotografare un momento. Dove i temi non spiccano di originalità all’interno del panorama musicale italiano, 22Simba riesce grazie anche ad un ottima proprietà del lessico, ad arrivare completamente. E dimostrare che per lasciare il segno, non serve per forza realizzare uno scopo. Ma bastiamo noi.

Miria non è soltanto la consacrazione di uno dei migliori rapper della nuova scena, ma è un disco semplicemente bello. Dove oltre una struttura forte, i brani passano dal piacevole al notevole senza mai lasciarsi trascinare. Poche influenze, ma decisamente ben calibrate con un ottimo pop che non suona mai banale, grazie anche all’abilità della costruzione delle linee melodiche. Con ben pochi passi falsi e con una maturità entusiasmante. E per quanto Simba non voglia essere divinizzato, possiamo senz’altro considerare questo disco un bel fulmine a ciel sereno in un anno scarico di uscite veramente memorabili.

Mai accontentarsi. Ma se dobbiamo farlo, Miria è sicuramente abbastanza.

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