gIANMARIA, Sanremo, Interviste: la solitudine dei numeri primi

da | Feb 2, 2023 | Interviste

Siamo in quel periodo dell’anno in cui veniamo travolti dall’onda anomala di Sanremo. Sorprendente è vedere come reagiscono i protagonisti di questa ondata di musica, ma non solo, reagiscono e sopportano tutto lo stress. Ho avuto il piacere di porre qualche domanda a gIANMARIA, che è uno degli artisti più giovani in gara, e dunque […]

Siamo in quel periodo dell’anno in cui veniamo travolti dall’onda anomala di Sanremo. Sorprendente è vedere come reagiscono i protagonisti di questa ondata di musica, ma non solo, reagiscono e sopportano tutto lo stress. Ho avuto il piacere di porre qualche domanda a gIANMARIA, che è uno degli artisti più giovani in gara, e dunque uno di quelli meno abituati a calcare palcoscenici simili.

Sorprendente, da questo punto di vista, è stata la calma e i modi con cui gIANMARIA ha descritto il suo turbinio di emozioni a proposito della sua partecipazione al festival:

“Guarda, in questi giorni precisi sono carico e non vedo l’ora, ti devo dire che poi va a momenti, passo dal pensare di tornare indietro, come se non mi fossi mai presentato a Sanremo, una normale paura. Ma ora sono carico, per fortuna”.

Un giovane talento che vuole esprimersi a tutti i costi, e la paura lascia spazio all’adrenalina del palco, alla carica del pubblico e all’emozione di trasferire tutta la sua personalità agli ascoltatori.

gIANMARIA trasporta tutta la sua carica nel gran lavoro che ha davanti, di per sè un sogno, qualcosa a cui ben più di un artista vorrebbe partecipare. E lui ora è lì, in procinto di esibirsi sul palco più importante d’Italia, e al momento ogni pensiero è rivolto lì:

“Sogni? adesso nel concreto ti direi di no, sono concentrato sul festival, sul tour, e il mio sogno al momento è solo che la mia carriera duri il più possibile…non ho il palco dopo Sanremo per il momento, però arriverà sicuramente”

L’amore per la musica è trasparente nelle sue parole, che dipingono un quadro di speranza e di futuro, di affetto per il suo mestiere e per il pubblico. Piccolo focus anche sul suo tour, dove porterà live il suo nuovo album.

In realtà gIANMARIA un piccolo sogno, un palco, o meglio una serie di palchi, avrebbe il piacere di vederli e di suonarci.

“Mi piacerebbe tantissimo suonare all’estero – dice –sarebbe figo anche perchè in Italia ho suonato più o meno in tutte le città”.

Si è corretto subito dopo, ricordandosi di una città come Napoli, in cui ancora non si è esibito, e che gli piacerebbe visitare e godersi col suo pubblico.

Dopodichè ho voluto soffermarmi sull’ultima grande emozione vissuta da gIANMARIA, ovvero la vittoria di Sanremo giovani. Dopo il secondo posto a X Factor, un successo che ha portato l’artista direttamente alla competizione coi big, ma soprattutto ha lasciato un vortice di emozioni, non tutte assimilabili e comprensibili al momento.

“Ero molto emozionato, tantissime emozioni, gioia, tristezza, rabbia, ma principalmente gioia quando ho vinto; un mix di emozioni, sicuramente moltissima gratitudine nei confronti di questo Sanremo, mi sento grato nei confronti di Amadeus che mi ha scelto, selezionato e portato avanti, e poi anche un po’ di realizzazione personale, il raggiungimento dell’obbiettivo porta alla realizzazione.”

Il punto successivo riguardava più da vicino il brano con cui ha vinto la categoria giovani, La città che odi. Un brano introspettivo, di relazione ma allo stesso tempo solitario, che ha impressionato e consentito a gIANMARIA di superare da vincitore la prova. Ne ha parlato così:

é un brano che è uscito in un periodo in cui scrivevo tanto, in mezzo a tanti altri brani che avevo bisogno di fare. Tutti i miei pezzi sono così, non ne ho mai fatti a tavolino, non ho questa forza (ride); comunque sì è un brano che ho tirato fuori in un periodo in cui scrivevo molto, inizialmente non lo trovavo così forte, poi mi sono accorto della forza di questo brano.”

Ho voluto poi approfondire il significato insito nel testo della canzone, e gIANMARIA ne ha ben illustrato i contenuti:

“è un brano in cui parlo di una mia esperienza e si parla di dipendenza affettiva; sono stato dipendente da una persona, che non mi faceva benissimo e non riuscivo a staccarmi da lei, poi ci sono riuscito ma ci è voluto un anno e mezzo, due, forse tre, tantissimo tempo, ma nel momento in cui mi sono staccato ho scritto questo pezzo; difatti il ritornello è un grido all’indipendenza personale e per me è importantissimo questo brano, e mi piace molto il fatto che il testo sia abbastanza scuro e parli di sofferenza, ma il tutto sia comunque rivestito da un suono molto allegro e festaiolo.”

Alla domanda su quale sia effettivamente il punto di forza della canzone La città che odi, si è esposto così:

“Penso che il punto di forza sia il fatto che magari trasmette appunto più di un’emozione, perchè il suono ti porta da una parte e il testo da un’altra, quindi sì secondo me va anche a prendere un maggior numero di persone.”

Passando poi al suo pubblico, dai più affezionati agli altri, gIANMARIA ha voluto mostrare tutto l’amore che prova nei confronti di chi si immerge e ascolta la sua musica, oltre al desiderio di voler raggiungere ogni tipo di platea:

“Il pubblico è importantissimo, e con l’aumentare della mia età e della mia esperienza, aumenta anche il mio approccio al mio lavoro. Devo dire che comincio a fare canzoni pensando anche ai miei ascoltatori, mi piace adesso pensare di parlare per tutti i giovani che mi ascoltano, come mi piace pensare che li auto ad analizzarsi autonomamente, che prendano le mie parole e le facciano loro, è questo, quindi se non avessi ricevuto riscontro da loro in primis, ma anche da persone con età diverse dalla mia, probabilmente non sarei andato avanti così dritto su questo lavoro…voglio arrivare a tutti, dal novantenne, al quarantenne fino al tredicenne, ma parlo da ventenne e quindi parlo principalmente per ventenni e adolescenti, il punto di vista è quello lì, ma spero di dire qualcosa di interessante un po’ per tutti.”

Dalla canzone che ora lo sta portando alle orecchie del grande pubblico, passiamo al disco in uscita. Mostro, che condivide il titolo con la traccia che canterà sul palco dell’Ariston, è forse il suo primo grande traguardo da cantante effettivo, sempre col pensiero rivolto alle esperienze precedenti. Riguardo al disco, gIANMARIA ha voluto dirmi questo:

“Allora, questo disco per me è importantissimo, quanto il brano di Sanremo, non c’è una cosa che precede l’altra, anche perché è un disco che ho scritto in un momento in cui non sapevo se sarei andato a Sanremo, ho avuto poi la risposta con la vittoria di Sanremo giovani, quindi a fine anno l’avevo già chiuso il disco. Quindi ho fatto un disco per, una volta che si erano spenti i riflettori di X Factor, richiamare più attenzione possibile, ho fatto il disco più figo che potessi fare e mi sono impegnato tantissimo, e la cosa che esprimo principalmente in questo disco è la solitudine, si parla principalmente di solitudine. L’anno che è appena passato, il 2022, è stato l’anno con più cambiamenti della mia vita, mi sono trasferito a Milano, è iniziata la mia carriera musicale e mi sono staccato da tante persone con cui stavo prima, scegliendo di dedicarmi completamente alla musica.”

Proprio la solitudine sembra aver contraddistinto l’ultimo anno di gIANMARIA, che ha voluto parlarne così:

“Mi sono concentrato totalmente sulla musica, e lavorando al 200% su quella si sono tolte tante componenti della mia vita com’era prima, come ad esempio gli affetti, e mi son trovato a stare da solo, e non avendo più ispirazione da loro, ho dovuto parlare principalmente di me, in relazione a loro e della loro mancanza, e scavare sempre di più dentro me stesso per trovare cose da dire, quindi il disco parla di me stesso e della mia solitudine, è un disco personalissimo.”

L’emblema della solitudine, per le generazioni del Covid19, è stata proprio la pandemia, che però non ha colpito gIANMARIA più del suo repentino cambiamento nello stile di vita:

“A parte che non ho una buona memoria e le cose brutte tendo a rimuoverle tutte, però probabilmente in pandemia sono stato solo per la prima volta, ma quest’anno a differenza di quelli della pandemia sono stato anche fisicamente da solo, visto che prima condividevo lo spazio con la mia famiglia, mia sorella e mia madre, invece quest’anno sono sempre stato circondato da persone, perché questo lavoro si fa con tante altre persone, però nel momento in cui tornavo a casa la sera o avevo il weekend libero mi trovato da solo, in una città in cui comunque non è facile farsi degli amici, al di fuori del lavoro, perché Milano si basa su quello.”

Un quesito importante riguardava poi l’incidenza di questa solitudine nella vita della persona, ma anche del cantante, di gIANMARIA. A proposito di questo, l’artista ha parlato così:

“Il mio disco è comunque propositivo perché c’è tanta speranza, e c’è tanta leggerezza secondo me, ci sono dei brani leggeri al primo ascolto, c’è tanta leggerezza dell’adolescente. Come esperienza è stata sia positiva che negativa, ma io tendo a vedere le cose positive, che mi sono analizzato e sono cresciuto un sacco, quindi sono sempre più le cose positive.”

Un altro tema portante del disco è l’amore, che nel testo della canzone La città che odi viene chiaramente deluso, ma nel progetto non manca, affiancato all’amore, la tematica della speranza, applicata alle relazioni amorose.

“C’è sicuramente tanta speranza nel mio disco, tantissima, il punto è che io mi sono sempre innamorato di persone che mi hanno deluso, e quindi parlo della mia esperienza, però la speranza di trovare un amore che mi faccia stare bene c’è, la differenza dei miei amori precedenti è che mi hanno deluso, e dunque ora devo trovare altre persone.”

Dalla contenutistica alle sonorità, che nel caso di gIANMARIA sono identitarie della sua musica, e l’artista non vede l’ora di esprimersi su più strade:

Io spero di cambiare più generi e suoni possibili, più parole possibili, non vedo l’ora che delle persone mi diano dell’incoerente, dicendomi che ho cambiato stile (ride ndr), io voglio fare tutte le cose possibili”.

Il tutto sempre rapportato al suo stile di vita e al suo modo di sentirsi nei confronti dell’esistenza stessa:

“L’esperienza persona riguarda anche il provare più cose possibili, ovviamente poi rispettando te stesso, devi sempre essere te stesso e starci, ci sono state delle volte in cui ho scritto delle canzoni e mi sono reso conto che non potevano uscire, che non potevo cantarle io, però devi riconoscerle e ci sono persone accanto a me che mi aiutano a riconoscere queste cose.”

Una piccola parentesi personale per gIANMARIA, che ci ha svelato chi è il suo idolo, a quale figura guarda con occhi d’ammirazione:

“Il mio idolo, per dirti, è David Bowie, che ha fatto nella sua carriera mille dischi tutti completamente diversi, ed io ambisco a fare quella cosa lì, a livello artistico, poi sono e resterò sempre me stesso”.

Finendo sul pianeta Sanremo, gIANMARIA si è detto più carico che intimidito, felice di portare una sua totalità su un palco tanto importante grazie al suo brano, Mostro, e ha anche espresso una sua preferenza, se potesse scegliere un featuring tra i cantanti in gara:

“La mia voglia di dimostrare va sopra il timore, assolutamente, voglio dimostrare a me stesso di essere pronto a fare questo mestiere, in grado di farlo, anche ad Amadeus e a tutti dimostrare di cosa son capace, che non hanno sbagliato a portarmi qua. Sono contentissimo di portare questo brano (Mostro), in questa occasione, forse ecco è il mio nuovo brano effettivo, perché è manifesto di tutte le cose che dico e del disco, parlavo di solitudine ma poi ci sono tutte le sfaccettature, questo è un po’ il brano che dà un’infarinatura un po’ generale, il brano più completo se vuoi, ovviamente nulla da togliere agli altri pezzi che aprono varie parentesi, ma questo è il brano, anche a livello di suono, più nuovo, secondo me”.

“Un featuring con uno dei partecipanti? Colapesce e Dimartino”.

Idee chiarissime per il cantante del 2002, tra i più giovani in gara insieme a nomi come Madame e Shari, che vede Sanremo come un’esperienza di cui fare tesoro, ma anche come una piattaforma di lancio per se stesso, infuso nella sua musica. Non ci resta che guardare il festival e scoprire se la sua dedizione risulterà ripagata dalla classifica ma anche dal gradimento del pubblico.

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