Daniele Silvestri nei teatri: un concerto narrativo

da | Nov 6, 2022 | #Cromosomiintour

Non un concerto soltanto, ma una narrazione.

Il tour nei teatri di Daniele Silvestri è un viaggio nelle storie di una carriera di successi e di arte testuale, musicale e strumentale. È ciò che è successo ieri sera a Cosenza nella splendida cornice del Teatro di tradizione Alfonso Rendano. Più che auditori di un concerto la sensazione è stata quella di essere usciti in compagnia di Daniele Silvestri e la sua band e di aver lungamente chiacchierato con loro. Un concerto in cui il fluido relazionarsi tra pubblico e palco è il vettore principale.

Il teatro di Daniele Silvestri

Pur essendo solo uno l’interlocutore, nello spettacolo di Silvestri nei teatri è assolutamente inesistente la barriera invisibile tra palcoscenico e platea. In apertura di concerto dal buio si accendono due lampade, un uomo sulla poltrona all’estremo sinistro e Silvestri dall’altra parte, seduto su una sedia di pelle alla scrivania, che ragiona su un testo. Questa dimensione teatrale iniziale del making of di una canzone, peraltro inedita, introduce gli spettatori all’interno della macro-raccolta di racconti di Daniele Silvestri.

La percezione immediata è tutt’altro che finzione scenica, il pubblico si scopre rapito dalla curiosità, sentendosi privilegiato di assistere segretamente a quanto accade nella quotidianità di un cantatore, nella costruzione di un brano.

Sull’onta di questa introduzione verrà condotto l’intero concerto. Sul palco è riprodotto un ambiente quasi domestico, arricchito abilmente da studiati giochi di luce, che vuole far entrare lo spettatore all’interno della sala prove di Daniele Silvestri e dei suoi. Ad essere narrata non è però la biografia dell’artista.

“Le storie. La mia musica di ciba di storie. E non sono necessariamente le mie storie, perché le storie di cui mi cibo sono quelle che cerco negli occhi delle persone che ho davanti, nelle persone che incontro; quindi, ho chiesto un po’ di tempo fa che mi venissero mandate delle storie, ne siamo stati invasi (e ciò è bellissimo) e a queste cerchiamo di dare vita nella nostra musica.”

Queste parole del cantautore sono la sinossi del concerto.

Ogni successo, ogni testo, ogni personificazione si stende e si ritrae sulla base di una storia più o meno esplicita. È questo il leitmotiv che muove tutto il concerto all’insegna di temi importanti. Racconti di verità, storie intime a volte astratte, caricature di società e narrazioni del nostro Paese invadono gli animi dei numerosissimi spettatori del Rendano. La narrazione dei testi, si intreccia al potere narrativo degli strumenti musicali, così come alla narrazione delle immagini che scorrono sul led (che è posto in maniera tale da sembrare la finestra su ciò che è fuori dalla sala prove) si intreccia ai giochi di luce.

La complicità degli altri membri della “Silvestri’s band” è indispensabile oltre che fortemente caratterizzante. La regia ben studiata e soprattutto ben cucita sopra ogni caratteristica della band e dei testi di Silvestri permette di mostrare la singolarità e i talenti di ciascuno di loro. In linea con la profonda umanità che contraddistingue Silvestri, ciascun “contributor” del suo spettacolo viene fatto notare nel momento in cui lo merita e nel suo essere indispensabile.

La lunga scaletta racchiude le canzoni più importanti della storia musicale di Silvestri come l’Autostrada, La cosa giusta, Precario è il Mondo, Desaparecido, L’appello ne non solo: il pubblico viene coinvolto nella costruzione dell’album ancora in elaborazione, e questa scelta fa sentire il pubblico parte integrante della produzione musicale di Silvestri, oltre che ribadire l’atavica interdipendenza tra chi fa musica e chi ne fruisce.

La narrazione, inoltre, incontra delle figure statuarie come Paolo Pietrangeli, Lucio Dalla, Gigi Proietti, Gino Strada. L’attività di Emergency non poteva esser meglio resa che dall’assolo al pianoforte di Silvestri con Le Navi, parte del buon vecchio album S.C.O.T.C.H.

La commozione di questi momenti non nega però di arrivare gradualmente all’euforica conclusione. Doveroso – l’ha definito così Silvestri stesso – cantare nel templio cosentino “La Paranza” nel cui testo viene espressamente nominata la città di Cosenza.

Quando si pensa a Daniele Silvestri nell’immaginario comune è persistente l’immagine di una artista molto accurato e imprevedibile in tutto ciò che crea. In fin dei conti Daniele Silvestri è da considerarsi un vero e proprio colosso della musica italiana e ciò non avviene per caso. Nella serata di ieri il Teatro Rendano di Cosenza ha accolto l’artista in maniera significativa. Ascoltare un’artista di questo calibro all’interno di una cornice storica rende l’atmosfera stante, eterna.

“E grazie per quel pezzetto della vostra vita che è diventata, questa sera, la nostra storia”

così l’artista saluta il suo pubblico.

Quel che resta della serata di ieri è un concetto semplice, ma ormai desueto e accantonato nel mondo musicale odierno. Solo Silvestri poteva rievocare in maniera così calzante il tema del racconto, della storia, all’interno delle canzoni.

L’esercizio della musica, ieri sera, ha ritrovato l’arte nel senso più antico e vero. Silvestri a Cosenza, non elargisce canzonette ma pezzi di vita cuciti sulle pelli vive della platea. L’artista, dunque, diviene artigiano della canzone e promemoria di una realtà ancora viva e ricca di passione, quella del mestiere di fare musica.

Celeste Bozzo & Antonio Guarascio

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