“Anarchici”: la rivoluzione romantica di Ginevra

da | Recensioni singoli

Dall’assetto delicato e morbido, Anarchici spacca la mezzanotte con minuzia chirurgica, trasportandoci in una dimensione parallela

Ginevra torna con un altro successo targato Asian Fake, Anarchici: la storia di una rivoluzione romantica che riesce a tener botta ai colpi di vento che cercando di cambiarle direzione.

Delicata, morbida, dall’aspetto quasi onirico, Anarchici è il manifesto dell’integrità: un invito a restare sè stessi, a proteggersi e proteggere i propri sogni

Una canzone coraggiosa quella di Ginevra, che come al solito riesce a spargere polvere di gesso davanti agli ingressi del nostro cuore, e come direbbe il buon vecchio Gianmaria Testa: “Quando c’é una porta aperta di sicuro prima o dopo si sa”.

Meglio stanchi morti che vivi nell’ombra.
Meglio esser noi stessi che fingerci nulla

E’ cosi che inizia il brano, con una frase incalzante e pungente che non lascia niente al caso o all’immaginazione. Il compito di Anarchici è quello di svelarsi sin dal primo instante all’ascoltatore, giocando senza regole o macchinismi alcuni.

Ginevra racconta anche che questo brano non nasce dalla necessità di evadere dalle regole, ma di poterle ricomporre a modo proprio fino a sovrastarne le linee che non ci appartenevano.

Siamo abituati a doverci interfacciare quotidianamente con quelle che ormai, sono le quotidianità vigenti nella razionalità logica del perbenismo usa e getta, Ginevra vuole per un attimo ricordarci che ciò che conta veramente è al di fuori dagli standard posti da un qualsiasi dito contro.

Anarchici è una carezza sul volto quando le speranze fanno per svuotarsi, è un inno alla voracità viscerale ed alle sue intermittenze. La necessità di continuare ad emozionarsi, ancora, ancora

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