“Ami Pensi Sogni Senti” è un viaggio nella vita di VV

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Un viaggio psichedelico alla mezzanotte di venerdì 29 aprile: questa l’offerta di VV.

E Cromosomi vi consiglia di accettare la proposta, non ve ne pentirete. Il primo lavoro in studio di Viviana Colombo è una boccata d’aria fresca in un periodo storico pesante e pregno di negatività. Scegliete di farvi trasportare dal flusso della musica leggera, anzi leggerissima, di VV: benvenuti a bordo, con Ami Pensi Sogni Senti.

In 25 minuti, VV riesce a concentrare tredici brani. Ami Pensi Sogni Senti è, concettualmente, l’album più punk uscito negli ultimi anni nel Bel Paese.

Veloce, immediato, impattante: l’attitudine è quella di colpire e affondare fin dal primo ascolto. E l’artista, che figura nel roster di Maciste Dischi, ce la fa alla grande. Impossibile non avere un’opinione sul disco: che piaccia o che non piaccia, lo si capisce fin dalle prime due tracce, in barba agli ignavi.

Nonostante il modo di fare squisitamente “entro, spacco, esco, ciao”, Ami Pensi Sogni Senti è, in realtà, un disco pensato e programmato nei minimi dettagli.

La spensieratezza che regala all’ascolto nasconde un enorme lavoro di pianificazione. La title track è il manifesto di tutto l’album, indubbiamente, ma il titolo viene parzialmente ripreso in quattro skit, posti a distanza regolare nella scaletta dei brani. Inoltre, sembrano essere presenti diverse saghe, come quella di VelenoAntidoto, DopaminaFelicità, BrillantiniScintilla. Insomma, è un disco che va a Duecento all’ora: un Cambio di prospettiva e d’umore garantito per tutti gli ascoltatori.

Parimenti alla dimensione testuale, anche le basi vengono studiate maniacalmente. Il risultato è un sound ricercatamente festoso, pieno di elettronica di derivazione lo-fi.

Prendete la musica lo-fi statunitense e unitela a suoni digitali, quasi da videogame: tutto questo è Ami Pensi Sogni Senti. Un lavoro psichedelico, alla fine dei conti, la cui eccezione sembra essere Felicità.

VV, in Ami Pensi Sogni Senti, canta dei drammi quotidiani di tutti noi, ma con l’imperativo di <<Ridere, ridere, ridere>>: niente di meglio per questo tanto atteso debutto, appena precedente al Festival del Primo Maggio a Roma.

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