Sangiovanni è in bilico fra “Cadere Volare”

da | Recensioni album

Eccoci qui, come ogni venerdì mattina: in questo tiepido 8 aprile, Sangiovanni fa esordire il suo primo album, Cadere Volare.

Nei soli 35 minuti di durata di Cadere Volare, Sangiovanni ci mostra di che pasta è fatto. Una sorpresa, costituita da dieci inediti, che accompagna i due singoli anticipatori: la famosissima Farfalle, forte del successo sanremese, e la nuova di zecca Cielo dammi la luna.

Un disco dalle spiccate sonorità pop, ricamato perfettamente intorno alla voce giovanile e vellutata di Sangiovanni.

Suoni freschi, chitarre da falò, melodie da pianoforte e basi dance: questi gli ingredienti di Cadere Volare. Per quanto riguarda i testi, ognuno di questi è una polaroid di sentimenti esperiti dal giovanissimo autore.

Sangiovanni si spoglia di ogni filtro sociale e personale: il suo racconto è reale, autentico, disincantato. Alle volte, addirittura crudo.

Che gente siamo è, probabilmente, la traccia che lascia più perplessi, non solo a un primo ascolto, ma anche dopo dieci. Differisce completamente dalla precedente produzione dell’artista; a una base à la Psicologi, unisce un testo al vetriolo, di forte critica all’intero sistema sociale e politico, oltre che ai rapporti personali odierni.

E’ molto più riconoscibile la paternità del vicentino in brani come Perderci (forti), Sigarette alla menta e Cortocircuito, che non si distaccano troppo dai lavori appena successivi all’avventura di Amici.

Amica mia, Parolacce e Cielo dammi la luna sono quasi inni unplugged, dove la voce di Sangiovanni è accompagnata solo da una base minimale, per dare tutto il risalto al testo e al cantato, a volte carezzevole, a tratti straziante.

Duedinotte è decisamente la canzone più dance dell’album, sebbene non ci sia mai un vero e proprio sentimento di up (ma come in nessun brano dell’intero album).

Titanic e Se mi aiuti sono le tracce con cui Sangiovanni chiude il cerchio e decide di salutarci, ma anche quelle più autenticamente e visceralmente sue.

La sincerità la fa da padrona in questo primo album. Senza maschere, senza troppi condizionamenti, Sangiovanni al 100%. E, sebbene l’artista sia appena diciottenne, interrogativi importanti tormentano lui e il disco. Ma le risposte (anche se sotto forma di domanda retorica) non tardano ad arrivare:

E se non vivo per il prossimo,

per chi lo faccio?

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