Eccoci qui, puntualissimi, con il resoconto della terza serata di questo settantaduesimo Festival di Sanremo firmato Cromosomi. Senza troppi dubbi e ripensamenti, possiamo affermare che la kermesse abbia raggiunto ieri il punto più alto finora. Infatti, sia per quanto riguarda performance (con qualche eccezione), sia per ospiti, ci ritroviamo a un livello nettamente superiore rispetto a quello delle due sere precedenti.
Menzione d’onore va a Drusilla Foer, co-conduttrice a dir poco talentuosa: alla sua prima esperienza all’Ariston, quel palco se l’è mangiato con un’inattaccabile ed elegante nonchalance. Memorabile il monologo sull’unicità, ingiustamente confinato all’una e mezza di notte: mannaggia a te, Rai.
Quindi, accompagnati dal british humor di Drusilla e da un dinamico Amadeus, abbiamo potuto riascoltare, in questa terza serata, tutte le 25 canzoni in gara (e votarle pure).
Apre la serata Giusy Ferreri, con la sua Miele, che ancora non siamo riusciti a capire, così come quella trombetta da Carnevale. Niente da dire sul cantato, tecnicamente molto buono, così come sui giochi di archi nel ritornello, ma non c’è nulla da fare. L’esibizione non impressiona e non rimane molto.
Passiamo al grande duo incompreso di questo Festival: Highsnob e Hu. Firmano un pezzo stupendo, una hit indie strappalacrime assicurata, costruita su un felice matrimonio tra la radici rap di lui e quelle soul, calde e vellutate di lei. Sarà il ritmo sincopato, sarà l’aspetto inusuale, ma Abbi cura di te non conquista né la stampa, né la demoscopica. Cromosomi insorge.
E’ la volta di Fabrizio Moro, che sforna il solito compitino da Sanremo a cui ci ha sempre abituati. Sei tu è un po’ banale, chiama un’esibizione piatta (e non tecnicamente perfetta), ma ad anziani e boomers piace, quindi perché non metterla esorbitantemente in alto nella classifica? Discorso quasi uguale per Lettera di là dal mare di Massimo Ranieri. Stiamo parlando di un mostro sacro della musica italiana, ma questo brano, probabilmente, non sarà annoverato fra i suoi best of. Bello il significato, molto attualizzabile, performance canora senza troppe sbavature, ma nell’insieme non ci gasa.
Parte delle nostre speranze sono riposte in AKA 7even, che ci piace ma non fino in fondo. Certo, la sua presenza scenica è invidiabile, ma Perfetta così non è proprio il pezzo che resterà negli annali. Carina, ballabile, bello l'”oh oh ohhh” da inno in Curva Sud, ma non ci convince. Di questa risma, ma nettamente migliore, c’è Dove si balla, la piccola perla a cassa dritta di Dargen D’Amico. Tra il tributo al povero Gigi D’Agostino e gli appunti presi dai live de Lo Stato Sociale, Dargen ci stupisce con un orchestrale (ma letteralmente) “ciao zia Mara” e una scenografia da Hawaii. Promosso a pieni voti.
Ovunque sarai è una piacevole sorpresa da parte di Irama, che fa un ottimo lavoro con il cantato su questa ballad abbastanza ostica vocalmente. Esibizione sentita da parte sua, ma che non riesce a lasciarci veramente qualcosa: riprova, sarai più fortunato. La seconda performance di Inverno dei fiori, invece, migliora di molto la prima. Michele Bravi, visibilmente più a suo agio, riesce a dare giustizia al brano, sebbene suoni meglio su disco. Ma mica perché l’artista non sappia cantare, solo perché il sussurato, obbligatorio in questo delicatissimo pezzo, rende meglio senza i rumori esterni del live.
Lieve peggioramento per Ditonellapiaga e Donatella Rettore rispetto alla serata precedente. Intendiamoci, Chimica rimane la hit ballabile che è, così come la loro presenza scenica resta pazzesca, ma l’intesa a livello di cantato sembra leggermente sfasata, complice forse un problema tecnico che ha fatto entrare un po’ tardi la Rettore sul suo attacco. Ugualmente ballabile, ma forse da un target diverso, è Insuperabile. Riff di chitarra già sentito, fetish per la pelle come non si vedeva dagli anni ’80, Rkomi ci regala una performance che non lascia troppo senza fiato noi, ma lui: più volte boccheggia. Non molto bene, ma risultato carino.
Un duo che si conferma anche migliore della serata d’esordio è quello formato da Mahmood e Blanco, uniti da una sintonia perfetta, che porta a una versione di Brividi (quasi) tecnicamente ineccepibile. Fra stravaccate sul palco e coppini molesti, i due sono a proprio agio e i brividi li fanno venire a noi. Invece, i brividi da sudore freddo ce li fa venire Tananai. Già Sesso occasionale non ci fa impazzire di suo, ma qualche sua stecca di ieri alternata a tratti inudibili della canzone, completamente coperti dall’orchestra, fanno peggiorare il nostro giudizio.
Pezzo anni ’60 e piglio alla Blues Brothers: Apri tutte le porte è perfettamente in linea con la carriera di Gianni Morandi. Sembra la colonna sonora di un cartone animato, ma è una canzonetta carina, cantata da un veterano, ma con un intento innovatore: ci piace. Un’altra veterana, alla sua seconda esperienza a Sanremo, è Elisa. La sua O forse sei tu, tecnicamente perfetta, viene eseguita in modo molto sentito, da lacrimuccia garantita. L’unica pecca che non ci fa dire:”è perfetta”? Il coro, che in alcuni punti sovrasta la sua voce. Ci sei quasi, Elisa.
Se ci ricorderemo una cosa di questo Sanremo, saranno sicuramente i meme con la coreografia di Ciao Ciao. E ha senso: La Rappresentante Di Lista la ripropone anche ieri sera, sfornando un’esibizione a dir poco energica e coinvolgente. Uniamo questo a un pezzo dance à la INXS degli ultimi ’80 ed eccoci qui, con un ottimo pezzo in mano. A livelli comparabili di presenza scenica sta Achille Lauro, che, come al solito, imbastisce un’ottima performance, servendosi anche del bravissimo Harlem Gospel Choir. Musicalmente niente da dire, ma, sinceramente, Domenica assomiglia alla versione riveduta e corretta di Rolls Royce.
Al contrario, un’esibizione un po’ mediocre è quella di Iva Zanicchi, vocalmente ok, ma che non riesce a coinvolgere nemmeno gli anziani habitué sanremesi con Voglio Amarti. Più o meno lo stesso destino è quello di Matteo Romano, sicuramente bravino, ma ancora molto succube del palco su cui si trova per dare a Virale la giusta impronta. Anche Duecentomila ore si trova a questo bivio: pezzo abbastanza privo di potenziale preso da solo, ma Ana Mena (che, ribadiamo, non è incapace nel cantare) prova a dargli vita con un’esibizione semi-coinvolgente. Il tutto non attacca, però, e ci ritroviamo con una sorta di Danza Kuduro partenopea al Festival della Canzone Italiana.
Sangiovanni, più che ringraziare il santo da cui prende il nome, dovrebbe ringraziare il coro, che spesso lo sostiene nella sua Farfalle. Nonostante tutto, lui è a suo agio sul palco, seppur giovanissimo e, inutile mentirci, quest’estate il suo brano ci uscirà dalle orecchie da quanto sarà trasmesso in radio. Un altro giovane è Yuman, uno degli incompresi di questa edizione. Vocalmente è super, ma si incatena a un pezzo troppo sanremese, forse per inesperienza e paura di osare. Infatti, la sua presenza scenica su Ora e qui rasenta lo zero e l’esibizione non lascia il segno, né in positivo, né in negativo.
Il segno, invece, lo ha lasciato Emma, che, insieme alla direttrice d’orchestra Francesca Michielin, ci regala un’ottima Ogni volta è così. La performance è tecnicamente perfetta, ma non solo: il palco dell’Ariston sembra la sua seconda casa. Super. Un po’ meno super sono i veterani Le Vibrazioni, che, alla terza partecipazione alla kermesse, ci propongono Tantissimo, inno al soft rock-pop italiano primi anni 2000, ma trito e ritrito. Meglio della sera scorsa, ma niente di che.
Un altro grandissimo incompreso, forse il più clamorosamente non capito, è Giovanni Truppi. La sua Tuo padre, mia madre, Lucia è perfetta. La performance vocale è linda e senza macchia, l’esibizione è minimalista ed essenziale, ma l’espressività dell’artista riempie qualsiasi vuoto. Da pelle d’oca. Ahimè, senza infamia e senza lode è, invece, Ti amo non lo so dire, costruita su un tono più basso di quello che Noemi potrebbe effettivamente reggere al meglio. Peccato, perché il talento non le manca.
Insomma, tra un intervento di Roberto Saviano per i 30 anni dalle grandi stragi di mafia (notevole, come al solito, la sua arte oratoria) e un bel medley di Cesare Cremonini, è finita anche questa terza serata. Vediamo cosa ci attende durante la quarta serata, quella delle cover e dei duetti. Cromosomi c’è, voi?










