Fabri Fibra tra la ricerca dell’ordine e il fascino del Caos

da | Recensioni album

Il decimo album in studio del rapper di Senigallia si intitola Caos ed è senza dubbio il suo disco più maturo.

Fibra è tornato. Dopo 5 anni di silenzio il rapper di Senigallia ha finalmente partorito Caos, il suo attesissimo nuovo album. Che poi, diciamolo, Fabri Fibra in realtà non ha mai abbandonato la scena. Non è corretto definire il periodo intercorso tra Fenomeno, ultimo disco uscito nel 2017, e Caos come “di silenzio”. La sua voce l’abbiamo sentita più volte attraverso le tante collaborazioni nei progetti discografici più importanti degli ultimi anni e la sua presenza, di conseguenza, l’abbiamo percepita forte e chiara. “Che fine hai fatto Fibra?” è la domanda che molti dei suoi fan gli hanno fatto ultimamente. Lui ha risposto con un album di 17 tracce, quasi un’ora di totale immersione nel suo mondo tra le solite invettive dissacranti e racconti intimi e profondi.

Dopo le recenti uscite di Salmo, Marracash, Gué e Noyz e quelle imminenti di Luchè e Gemitaiz, non poteva, anzi non doveva mancare anche il suo tassello.

Fabrizio Tarducci, vero nome del rapper classe ’76, quest’anno compirà 46 anni ma lo spirito con cui si approccia alla musica è sempre lo stesso. Certo, ora è un uomo, oltre che un artista, più maturo e questo emerge chiaramente se si analizza il suo percorso discografico da Turbe Giovanili ad oggi. Un pezzo come Nessuno raggiunge livelli di profondità forse mai toccati prima, grazie anche ad un’insolita chitarra acustica che accompagna il brano. Lo storytelling invece è tipico di Fibra che in questo caso racconta la storia di un uomo tormentato e violento. Follia e deviazioni mentali sono sempre state al centro delle sue narrazioni ma ora tutto è riportato con una lucidità quasi fredda e distaccata, come a voler prendere in un certo senso le distanze da un mondo in cui una volta, forse, si sentiva più a suo agio.

Eppure Fibra per certi aspetti non sembra cambiato di una virgola. Se da un lato si percepisce la maggiore maturità, dall’altro dimostra di avere ancora la stessa voglia di rappare e stare al gioco che aveva quando ha iniziato. E le cose vengono messe in chiaro fin da subito. Intro, la prima traccia, ripercorre la sua carriera artistica attraverso tutti i dischi e le tracce di maggior successo scritte nel corso degli anni a partire dal ’99, ricordando a tutti la sua longevità. Si prosegue con GoodFellas, feat Rose Villain, dove non vengono risparmiate stilettate alla nuova scena che viene letteralmente fatta a pezzi. Infine sempre su questa linea aggressiva e dirompente Brutto Figlio Di completa il terzetto perfetto per rompere il ghiaccio.

Sti giornalisti per la scena rap sono una piaga
che si eccitano per la rima colta e ricercata

La costruzione dei testi di Fibra non è mai forzata. Leggendoli non c’è mai la sensazione di qualcosa scritto con lo specifico obiettivo di accontentare un certo gusto o di rientrare in uno stile predefinito. Il rap per Fabri Fibra, a 45 anni suonati, è ancora una pura e semplice esigenza. “Ho fatto i soldi ma rimango me stesso” canta in Demo Nello Stereo, dove troviamo quella punta di black humor tipica del suo stile a conferma di quanto affermato nel ritornello.

E fatti anche pagare ma non mi dissare, fra’
chi ci ha provato adesso è sotto terra come la Carrà

Uno dei suoi più grandi nervi scoperti, che troviamo in questa traccia e sparso qua e là in tutto il disco, è quello del rapporto che l’artista ha con la fama, “una puttana che ti guarda e dice ‘tu non sei il mio tipo’”. Quando sei famoso tutti vogliono salire Sulla Giostra (quarta traccia del disco) ed è difficile riconoscere i rapporti veri da quelli fittizi, come espresso in Amici o Nemici. La solitudine è, paradossalmente, l’altra faccia della medaglia del successo che lo accomuna ad altri artisti e colleghi (lo stesso sentimento traspare anche in GVESUS, ultimo disco di Guè). Questa sensazione emerge in maniera non troppo velata dalle sue parole.

Ero dentro una villa di lusso a Los Angeles, sì, ma da solo

A proposito di Gué, non poteva certo mancare la sua presenza nel disco. Lo troviamo in una delle tracce più vigorose, Cocaine, dove sia lui che Salmo si impongono con strofe brevi, concise e dirette. I featuring, così come la tracklist, non sono stati annunciati prima e non sono ancora segnalati nelle tracce su Spotify (lo stesso avevano fatto anche Salmo e Marracash per FLOP e Noi, Loro Gli Altri), e questo rende ancora più forte il loro impatto. Le altre collaborazioni di rilievo sono con Ketama126 (Pronti al Peggio), Madame e Lazza (Caos), Colapesce e Dimartino (Propaganda) e Marracash (Noia). Quest’ultima traccia rappresenta uno dei momenti più alti del disco e il paragone con La Noia di Vasco è tutt’altro che sacrilego.

Caos è un disco completo, lungo ma non faticoso e con pochi momenti di down. Al suo interno troviamo la hit dance (Stelle), quella più pop (Propaganda), un po’ di punk (Pronti al Peggio) e ovviamente le punchline rap stile Fibra (GoodFellas, Cocaine, Outro).

Nella mitologia greca il caos rappresenta l’entità primitiva da cui tutto ha preso forma, la forza che domina il mondo, da cui tutto proviene e a cui tutto tornerà. Per Fibra invece è “lo stato d’animo che ti prende quando sei lontano da ciò che ti fa star bene”. Il suo obiettivo dunque è ristabilire l’ordine ma in certi momenti è inevitabile abbandonarsi al caos.

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