Il Recovery Tour de Lo Stato Sociale nell’estate romana

da | #Cromosomiintour

“Non sono solo canzonette” . Vi raccontiamo come Lo Stato Sociale ci fa guardare in faccia alla realtà.

Ieri sera, 8 Agosto, a Roma Lo Stato Sociale ha dato luogo ad una delle tappe estive del loro Recovery Tour. Un nome, un programma. Il Recovery Tour sa di voglia di ricominciare, di ballare e cantare in mezzo ad altre persone.

E il live di ieri sera è stato proprio questo. Un timido accenno di ripartenza, uno spettacolo minimale, ma dotato di tutte le cose importanti, della voglia di stare insieme, di condividere questa esperienza. E nonostante l’obbligo di stare seduti, le mascherine ed il distanziamento, non è mancato nulla. Il live è un’altalena di emozioni: un attimo prima stavamo urlando un catartico “Mi sono rotto il cazzo” o ballando seduti sotto le note di “Sono così indie”, e un attimo dopo ci stavamo emozionando con qualche monologo dei regaz.

Alle 21 in punto le luci si spengono.

Dopo l’apertura di Boriani, ecco entrare Lo Stato Sociale. Il concerto si apre con Perso. Del resto quale incipit migliore, che sentirsi cantare “E dirmi non è male poter ricominciare”, in un periodo in cui perdersi sembra più facile del solito? Si continua con il giusto mix tra i brani contenuti in Attentato alla musica italiana e i loro più celebri successi.

È un viaggio attraverso i loro dodici anni di musica, che i regaz ci tengono a raccontarci anche tramite un monologo.

Ed è proprio Bebo a fare da voce narrante, creando un intermezzo all’interno de L’unica cosa che non so fare

Sono sul treno da alcune ore, forse no, forse alcuni giorni, forse alcune settimane. Non è un treno, è un furgone, è un autobus, è un pullman, è un paio di scarpe nella notte nella periferia di Bologna mentre là dietro dopo una data nelle marche per dormire due ore per poi andare a lavorare. La mia ragazza dell’epoca ci rimane male perché prima di uscire di casa non ho caricato la moka. Tiene il muso e io guido il furgone nell’umido della bassa padana mentre ho già deciso di lasciarla, e più’ importante, ho deciso di lasciare il lavoro. Andrà bene lo stesso, ho deciso di non avere più paura. Sono sul furgone in provincia di Arezzo, qualcuno di noi è arrivato da solo, non so da dove, non so come e comunque non mi pongo il problema. Non ci verrà a vedere praticamente nessuno, ed è la prima data del tour “Turisti della democrazia”. Va bene lo stesso, non ho più paura.

(…)

Scendo dal palco di piazza maggiore a Bologna, Arianna mi sorride e dentro di me qualcosa finalmente se ne va. Decido che non voglio morire nella stessa via in cui sono nato, che l’idea di casa associato ad uno spazio mi soffoca, che molte delle persone di cui mi sono circondato in realtà sono poco più di una comparsa. Decido di venire a vivere a Roma, senza la presunzione di chiamare casa nessun posto, perché non ho più paura. Siamo nel nostro studio di registrazione a Bologna, siamo arrivati ben oltre la soglia di sopportazione, schiacciati da una vita che non somiglia a quella che avevamo previsto e che potevamo controllare. Litighiamo per ore, litigheremo per settimane, litigheremo per anni fino a spingere il nostro istinto di sopravvivenza e quello della band oltre ogni limite. Fino a questo palco. A questo tour. E al futuro che ancora dobbiamo scrivere, se lo vorremo perché, spoiler: questa cosa non è un obbligo verso nessuno se non verso noi stessi. Lo facciamo perché abbiamo imparato ad avere paura, lo facciamo perché abbiamo imparato anche a non avere paura, solo se siamo capaci ad attivare un sistema di protezione che non ha un nome e non è una teoria. È al massimo una pratica che ogni tanto funziona ogni tanto si inceppa. Ha un nome e si chiama “Lo stato sociale”.

Un monologo che parla di loro, della loro storia, ma in realtà parla di ognuno di noi. Chiunque ho avuto la possibilità di ritrovarsi in qualche parola, in qualche emozione raccontata. Abbiamo potuto dirci “parla di me”, perché forse è proprio questa la loro caratteristica: fare propaganda umana con la musica.

E tra una canzone e l’altra, il concerto è trascorso velocemente, fino al brano finale.

Eri più bella come ipotesi ha l’arduo compito di chiudere le danze. E nonostante il distanziamento sociale, cantare tutti insieme “Bruciare sempre spegnersi mai”, ci ha reso tutti incredibilmente vicini, perché nonostante i trascorsi personali, stavamo tutti vivendo le stesse emozioni.

 

A cura di Marzia Armaroli e Giulia Salvi

Articoli Correlati