Maruego: il primo ad aver introdotto la trap in Italia

da | Interviste

Maruego ha introdotto la trap in Italia, oltre ad esser stato uno tra i primi a “masticare” l’autotune.

Ecco perché abbiamo deciso di fargli alcune domande. Venerdì 16 luglio è uscito il suo nuovo album, 92. Il disco di Maruego è fatto di introspezione, ma soprattutto di tante verità nascoste.

Sono passati quattro anni dall’ultimo album, cos’è successo in questo arco di tempo? Cos’è cambiato?

Sono stati quattro anni in cui sono maturato molto, dove ho preferito inseguire e ottenere la mia indipendenza artistica. Mi sono mosso su diversi fronti, anche se non è mai stata palesata questa cosa sui social.

Sei stato tu il primo a portare la Trap in Italia, confermi?

Sicuramente ho contribuito sotto un certo punto di vista. Ho dato anche io il mio contributo a sviluppare quello che da rap italiano si è trasformato in trap.

Cos’è successo dopo?

In quel periodo avevo ottenuto dei riconoscimenti e dei meriti. Diciamo che poi mi son preso un momento di libertà nel momento sbagliato: ho iniziato a vivere, a fare tutto quello che mi mancava, per due anni ho lasciato la musica nonostante fossi stato io a portare un certo tipo di suono. Poi, nel momento della mia assenza, molte persone si sono impadronite di quello che avevo fatto.

È stata tutta una questione di momenti?

No, perché comunque sono sicuro di me stesso e di quello che valgo. Ok, ho portato un suono innovativo, ma non è quella la chiave di tutto. È tutt’altro. Non mi reputo al di sotto degli altri, il mio lo so fare e anche molto bene.

Nessuno meglio di te può spiegarlo, allora: cos’è veramente la trap?

Non mi piace definire in un genere la mia musica. Per me è solo una questione di piacere. Se tu noti nelle mie canzoni sono molto introspettivo. Non è tanto cosa stai portando, ma come lo stai portando. Ho sempre parlato del mio vissuto, e non è assolutamente una storia inventata, è una storia vera. Questo mi dispiace, magari una persona si mette a nudo e poi in realtà viene considerato tutt’altro di ciò che ha detto.

Sarà anche per questo che poi hai scritto il libro “Autotune” nel 2018?

Guarda, ti dico la verità, mi è stato proposto di scrivere un libro. Io non penso di essere arrivato al culmine della mia vita per poterlo fare, ma sai, mi hanno offerto dei soldi [si ride, ndr.] Sicuramente è una biografia, ma non quella definitiva. La storia è appena iniziata adesso, e sotto tutta un’altra ottica. Il divertimento per me sta iniziando adesso: ora che detengo tutti i miei diritti, le mie edizioni, ed ora che ho la mia etichetta discografica. Non c’è cosa più bella che un artista possa desiderare. La musica è eterna e il fatto stesso di possedere i propri diritti e poterne beneficiare in SIAE, è una cosa fantastica. Molti hanno bisogno delle major per poter lavorare, io no.

Anche se come dici tu stesso in ZB Freestyle, “essere il tuo stesso capo poi è uno sbattimento“, no?

Sì, perché poi effettivamente sono un coglione. Io sono il mio artista e il mio capo e spesso vedo il mio artista perdere tempo.

Sei anche il tuo artista preferito in quanto capo?

Eh, beh, altrimenti non avrei investito su questo artista.

Cosa pensi dei rapper di adesso?

Penso che oggi giorno venga valorizzata più l’immagine del contenuto. Purtroppo oggi giorno sanno tutti crearsi una storia strappa lacrime, così anche chi non viene da un certo contesto, finge di essere uno che ha visto la fame, che ha vissuto la strada.

Beh, anche le storie si comprano oltre che i dischi e le parole.

Io non mi faccio abbindolare dalle parole. In Italia ascolto veramente poco, adesso ascolto solo con chi sono cresciuto: Guè e Marracash. Ora piuttosto preferisco ascoltare qualcosa di francese, cercarmi la traduzione e ispirarmi a qualcosa di nuovo.

Rinnegando la musica italiana, è anche un modo di farsi spazio nella musica italiana stessa, no?

Sì, perché spicchi nel momento in cui ti ispiri a qualcosa di originale, ma se ti ispiri a qualcosa che sta funzionando in Italia, non sei più originale perché ti stai ispirando a qualcosa. Perché ispirarsi direttamente all’Italia quando già sai che un altro italiano si sta ispirando a un’altra cosa? Ispirati anche tu, prenditi un artista indiano, fa qualcosa di originale. Io cerco sempre di guardare fuori e portarlo al massimo in Italia.

Come hai già fatto e come ci aspettiamo che continuerai a fare.

Sì, tra i vari problemi ci si prova. La cosa figa è che non ho una major che mi aiuta ad affrontare tutti i problemi del caso, ma quando lpoi li risolvi ne esci vittorioso. Allora puoi dire di aver fatto veramente qualcosa. Oggi vorrei vedere un artista che fallisce totalmente e ridargli la sua vita artistica per vedere come potrebbe gestirla nuovamente. Beh, molti non ci sono riusciti.

E questa è una cosa che tu fai?

Sì, è quello che faccio tutti i giorni: vivere di resilienza. Ti indurisce la scorza.

Come uno dei primi ad utilizzare l’autotune, pensi che il suo utilizzo possa arrivare al momento di saturazione? 

Se noti nel mio album, ci saranno un paio di pezzi fatti con l’autotune. Diciamo che è meglio non rendere l’autotune la tua particolarità, cioè come diceva Guè, “sei morto di colpo se ti scollego l’autotune”. (Trinità – Guè Pequeno)

L ‘autotune è un colore, un metodo di pittura. È un colore acceso in una tela nera, è un fluo. Se lo metti su un quadro magari certe volte ci sta, ma se lo metti sempre, dopo un po rompe il cazzo.

A differenza dell’ultimo album Tra Zenith e Nadir, non ci sono collaborazioni in ’92. È una scelta strettamente personale o è anche un modo di andare contro tendenza?

Sì, nel brano Terra bruciata ho scritto “gli zeri stanno in fila fra chi aspetta il loro numero”. Intendo dire che chi non ce la fa, ha bisogno di mettere sempre un featuring. Per me non è cosi e proprio perché ho sentito di fare un disco introspettivo, in questo caso sentivo di dovermi dare più spazio. Tanto le mie collaborazione le ho avute e anche abbastanza importanti.

Mi sembra che tu l’abbia fatto anche con la creazione della tua stessa etichetta. È tutto un modo di concentrarti su te stesso no?

SI, su me stesso e su quello che verrà. Ora ho anche alcuni artisti, e questa è una cosa che non sa nessuno. Artisti che faremo uscire più avanti.

In Moneygram prevale questo senso di rivalsa, ma nei confronti di chi?

Di me stesso e nei confronti di tante circostanze che sono successe ultimamente. Ad esempio: ero riuscito a comprare casa, poi l’ho persa e ora vivo in una casa più grande. È un modo di dire: cado, ma poi mi rialzo e faccio sempre meglio.

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