Alla scoperta di Nahaze e la sua Moonlight. Pronti a ballare?

da | Interviste

Il 4 Giugno è uscito Moonlight, il nuovo singolo di Nahaze (Elektra Records/Warner Music Italy), prodotto da Danti, Biggie Paul e Domenico Cocciolo.

Nahaze, classe 2001, è l’artista materana di origini inglesi che ha esordito a soli 18 anni incantando l’Elektra Records.
Scopriamola insieme.

Ciao Nahaze, sei giovanissima! Hai esordito all’età di 18 anni e sei stata la prima italiana a firmare con Elektra Records, casa discografica statunitense di cui hanno fatto parte grandi della musica. Com’è pensare Nahaze a fianco i Doors, i Metallica, Busta Rhymes, ma anche artisti più contemporanei e molto grandi, come Bruno Mars o Ed Sheeran?

E’ stata una cosa inaspettata, non avrei mai immaginato una cosa del genere. Non è stato il raggiungimento di un sogno, l’ho proprio vissuto.

Carillon con Achille Lauro, che ad oggi, solo il video YouTube conta quasi 7 milioni di views, è stato il tuo singolo di debutto. Primo approccio con il grande pubblico e lingua inglese. Hai avuto paura del riscontro che avresti potuto ricevere scegliendo di cantare in inglese e non italiano?

Sì, la preoccupazione c’era, ma io penso che il fattore più rilevante nella musica non sia la lingua, ma le emozioni che questa suscita, l’immaginario che ti crea. Carillon è andato bene a prescindere dalla lingua perché è un brano che fa viaggiare, ti trasporta. Nonostante la lingua c’è una sorta di magia che avvolge questa canzone.

L’inglese è parte integrante della tua vita, dopotutto. Sei di Matera, ma tua madre è inglese. Il tuo nome è la fusione tra il tuo e quello di tua nonna materna, Hazel. Dove ha avuto inizio questa tua passione per la musica? In Italia o in Inghilterra?
Per me la musica non ha mai avuto un luogo. E’ quella cosa che mi porta fuori dal mondo, fuori da qualsiasi posto terreno o materiale. La passione per la musica è sempre stata insita nel mio cuore, quindi né in Inghilterra, né in Italia. Però se proprio devo rispondere, posso dirti che ho ascoltato più musica inglese da bambina perché quando mia madre mi accompagnava a scuola metteva sempre i suoi CD, di conseguenza ho subito di più la sua influenza.
A chi ti sei ispirata? Che artisti ascoltavi per arrivare a fare ciò che fai adesso?
Ho ascoltato sempre tanta musica inglese: U2, Doors, Queen, ABBA, Blondie. Crescendo mi sono appassionata al pop, ascoltavo molto Gwen Stefani ad esempio. Ma anche hip-hop/R&B di quegli anni come Rihanna, Britney Spears. Durante gli anni delle medie/liceo ho iniziato ad ascoltare più musica italiana ed ho provato ad unire questi due mondi. Il primo più pop British ed il secondo più cantautorato italiano se così possiamo dire. Ho dato molta più attenzione alla penna in Italia, ascoltando tanto rap mi concentravo molto sui testi, sulla metrica, mentre la scena inglese mi ha aiutato con la melodia.

Molti ti hanno definita la Billie Eilish italiana, se tu, invece, dovessi paragonarti a qualcuno, a chi penseresti?

Sono sempre stata molto onorata di questo paragone, l’ho sempre considerata una grande artista, molto in voga tra i giovani, mi piace tantissimo il suo immaginario. Ciò nonostante non vedo molti parallelismi tra la mia e la sua musica, ho sempre pensato che le persone lo dicessero per via dell’aspetto fisico. La nostra musica è diversa: a me piace tanto spaziare con vocalizzi, fare roba più vivace, pop. Io paragonerei il mio mood musicale con quello di Dua Lipa, piuttosto.

Sei sulla scena da relativamente poco tempo, ma hai già fatto cose grandi. Due tuoi brani hanno fatto parte della colonna sonora di una serie tv molto seguita ed acclamata dal pubblico, Baby. A distanza di nemmeno un anno ti ritroviamo ancora nella colonna sonora di un’altra serie netflix, Zero, con la tua Behind uscita ad Aprile. Quindi ti chiedo: com’è stato prendere parte a questi “progetti”? Sono serie italiane che però hanno avuto una forte risonanza anche all’estero. Quanto è importante per te espanderti a livello internazionale? È una cosa a cui miri?

Per me è stato bellissimo associare i miei pezzi a delle immagini. I miei brani, come colonne sonore, hanno preso vita in diversi scenari. Da piccola quando guardavo le serie mi piacevano le canzoni che ci stavano dentro appunto perché mi ricordavano una determinata scena. Ho visto la mia musica prendere forma e concretizzarsi.

Parlando di Freak e Control, i brani contenuti in Baby, già dal titolo sembrano in contrasto tra loro, c’è una dissonanza anche nel mood. Il primo più elettronico, sicuramente più vivace del secondo dalle sonorità beat chill, molto easy, se così possiamo definirlo. Nelle tue canzoni, ascoltandole, ho notato che spazi tra vari generi. Come ti definiresti tu?

A me piace pensare di non essere identificata in un genere, credo sia giusto cambiare, crescere. Un periodo posso sentirmi urban, un altro dance. L’importante a prescindere dal genere è mantenere una coerenza, quelle peculiarità che rappresentano la mia canzone. Ora mi piace la dance ad esempio, e il mio ultimo brano, Moonlight, che ricalca un po’ quelle sonorità anni ’80 disco dance ma riadattate al 2021, mantiene quelle piccole componenti presenti anche in alcuni miei lavori precedenti che io terrò per sempre perché fanno parte di me.

C’è qualcuno, a prescindere dal genere, con cui ti piacerebbe collaborare sia italiano che internazionale?

Sì, tanti. I Måneskin li apprezzo molto, soprattutto perché anche loro stanno rompendo gli schemi con l’inglese e mirano ad un progetto internazionale, un po’ il mio stesso obiettivo. Sarebbe bella una collaborazione italiano/inglese con loro. All’estero mi piacerebbe collaborare con Dua Lipa – anche se irraggiungibile – Travis Scott, ma mai dire mai, in fondo anche con Achille Lauro pensavo fosse impossibile.

Tra le varie cose che ti son successe in questi due annetti, vanti anche la collaborazione con Armani, che ti ha scelta per raccontare la sua collezione primavera-estate 2021. Quanto conta l’immagine nel tuo lavoro?

L’immagine conta tanto, ma fino ad un certo punto. Nel momento in cui sto girando un video musicale è importantissimo il look, è sicuramente un biglietto da visita che serve ad accedere nel mondo in cui io voglio portarti, però per il resto, non bisogna essere troppo attaccati a questa concezione. E’ bello concentrarsi sulla moda e sullo stile per stare bene con se stessi,  ma non bisogna esagerare. Io, ad esempio, quando mi sveglio la mattina non penso a truccarmi per fare le storie su Instagram. Ci sono cose più importanti.

La tua ultima uscita prende il nome di MOONLIGHT, un singolo molto dance, tutto da ballare. Qui canti quasi interamente in italiano, limitandoti all’uso di qualche slang, ma nulla più. Come mai questa scelta?

Siamo in un periodo in cui si vede più luce rispetto i tempi passati, di conseguenza c’è una prospettiva di live, di concerti. Nel momento in cui faccio un concerto, per me è bellissimo avere un feedback da parte del mio pubblico che balla e canta con me. Questo sarebbe un po’ più difficile con l’inglese essendo in Italia. Poi certo, sono inglese, canto in inglese, ma l’italiano è una parte fondamentale della mia vita e non è una componente da dimenticare.

Di che cosa parla Moonlight e quando l’hai scritta?

Moonlight è partita dal beat. Ero in studio con Danti e Biggie Paul che hanno prodotto questo pezzo. L’ho sentito e ho pensato subito che lo avrei voluto ascoltare a tutto volume mentre vado al mare. Volevo far rivevere quelle sensazioni che si provano quelle sere in cui con i tuoi amici ti senti invincibile. Ho voluto racchiudere tutto in questo pezzo e lanciare questo messaggio positivo, spensierato, rispetto al periodo che stiamo attraversando. Anche nel video ho provato ad esternare tutto ciò: uscire con gli amici, stare in macchina, scherzare. Ho insistito particolarmente sulla scena del carrello nel video perché mentre scrivevo Moonlight immaginavo proprio questo: una sera d’estate con i miei amici a spingerci nei carrelli. Questo periodo mi ha fatto rendere conto che non è scontato stare bene, divertirsi. Quando ho scritto Moonlight era tutto un ricordo lontano, sarebbe stato più facile scrivere una Wasted o Inferno, piuttosto che un brano così vivace.

 

Questo singolo preannuncia dei nuovi progetti in arrivo? Ci sarà un album? 
Non vedo l’ora esca l’album, ci sto lavorando. Il mio obiettivo è pubblicare un disco così che quando tutto si sbloccherà potrò fare i live cantando le mie canzoni contenute là dentro.
Essendo agli inizi ed essendoci stato di mezzo questo periodo un po’ spiacevole, non hai avuto modo di esibirti live, escludendo alcune bellissime esibizioni come l’apertura del concerto di Lauro o Deejay on Stage. Quest’estate ti ritroveremo su qualche palco? Dove vorresti suonare?
Mi auguro di salire su un palco appena ci sarà occasione. Mi piacerebbe suonare ovunque, forse questo è il problema! Abitando attualmente a Milano e sentendola un po’ casa, quasi come se fosse un nuovo inizio per me, mi piacerebbe battezzarla.
Sogni un tour internazionale più avanti?
Magari! Quando uscirà l’album mi concentrerò solo su questo: girare e suonare dal vivo.

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