Davide Shorty dopo Sanremo ci parla della sua Regina (e non solo)

da | Apr 27, 2021 | Interviste

Dopo la sua partecipazione a Sanremo nella sezione Nuove Proposte abbiamo avuto l’onore di fare due chiacchiere con Davide Shorty: sensazioni post esibizione, fusion a metà e curiosità su Regina. Ti sei ripreso dal vortice di Sanremo? Mi sto cominciando a riprendere. E’ stato tutto delirante, meravigliosamente delirante. Mi trovo in una casetta milanese che […]

Dopo la sua partecipazione a Sanremo nella sezione Nuove Proposte abbiamo avuto l’onore di fare due chiacchiere con Davide Shorty: sensazioni post esibizione, fusion a metà e curiosità su Regina.

Ti sei ripreso dal vortice di Sanremo?

Mi sto cominciando a riprendere. E’ stato tutto delirante, meravigliosamente delirante. Mi trovo in una casetta milanese che ho preso qualche giorno per finire di mixare la seconda parte di fusion., il mio album, che uscirà il 30 aprile. Sto bene! Stare su quel palco in un momento in cui la musica dal vivo è ferma e avere la possibilità di esprimersi è pazzesco, non credo che sia salutare per un’artista stare a guardare la gara. A me non piace la gara. Sono contento che abbia vinto Gaudiano. La figata di Sanremo è che si vince tutti, è un’enorme vetrina.

Il 30 aprile esce fusion. Il 5 marzo ci hai regalato la prima parte, fusion a metà. Hai usato questa parola per la definizione che ti è stata data?

Non ho capito perché mi abbiano definito “fusion”. Ho deciso di utilizzare questa parola perché mi rappresenta, in quanto sono una fusione di tante cose. Sia perché sono siciliano e proprio il siciliano è la fusione di più culture, sia a livello di generi – spazio tra il soul, hip hop, funk, cantautorato italiano etc – ma anche una fusione di emozioni. Ad esempio nella prima parte di fusion. c’è un brano che si intitola Tuttoporto in cui io canto in modo incazzato, in una base completamente tranquilla.

Quanto è importante l’inserimento di un messaggio nelle tue canzoni?

Parlo di quello che reputo importante e quando scrivo è perché ho qualcosa da raccontare. Penso che avere una piattaforma seguita sia una responsabilità, quello che fai ha la possibilità di essere educativo, d’ispirazione. Per noi artisti, essendo mediaticamente esposti, penso sia fondamentale aprire una conversazione, ovviamente si spera positiva. E’ importante rivedere il modo in cui esprimiamo determinati concetti, molti elementi hanno influenzato il nostro modo di comunicare a favore del patriarcato.

Cioccolato denso è una della tracce facente parte di fusion a metà, per come l’ho interpretata io potrebbe essere una continuazione di Regina, dimmi se sbaglio. Sono state scritte nello stesso periodo?

Vero, ma al contrario. Regina è una continuazione di Cioccolato denso. L’ho scritta qualche mese prima di Regina, intorno febbraio/marzo, mentre Regina a settembre. E proprio nella seconda parte, in fusion., ci sarà l’evoluzione di Regina.

In fusion a metà ci sono molte collaborazioni, tutto nasce da un profondo rispetto e da una forte amicizia.

Vero! Nel caso di Gianluca Petrella, io l’ho conosciuto durante un progetto tributo ad Adriano Celentano e da lì ci siamo interfacciati. Ci siamo piaciute come persone e poi lui mi ha chiamato per fare la collaborazione in People Need People con Nicola Conte. Mentre Gruff l’ho conosciuto tramite un amico in comune, Corrado Fortuna, ed è nato subito l’amore. Io lo amo da sempre e relazionarmi con lui è stato bellissimo, ci siamo saputi prendere a vicenda. Quando è nata Non si mangia una canzone, anche mixata non riuscivo a farmela piacere, poi quando si sono inseriti prima Gruff e poi Gianluca è diventato il mio pezzo preferito del lato A di fusion.

Brano a cui sei più affezionato di fusion a metà?

I pezzi che ho prodotto io in qualche modo li preferisco, tipo Non si mangia una canzone in cui c’è un lavoro di ricerca sonora con la band o Tuttoporto (quest’ultima co-produzione, con Emanuele Triglia). Se devo dirti il testo a cui sono più legato di questa parte del disco è Cervelli in fuga perché è la mia storia al 100%, la cura del mio trauma, il mio piccolo personale riscatto. Parlo dei miei genitori, della mia vita a Palermo e di come questa è cambiata quando sono andato via.

E detto ciò, pensi che il tuo trasferimento a Londra abbia arricchito il tuo bagaglio musicale? Lì hai fondato un gruppo, hai collaborato con numerosi artisti, anche italiani, come Sans Soucis

Eh, aspetta la prossima parte del disco, perché proprio il pezzo più bello di fusion. sarà con lei! Ci conosciamo da qualche anno e abbiamo subito condiviso tanto, abbiamo prodotto anche molte cose sue insieme.
Per quanto riguarda la mia esperienza londinese, invece, mi ha dato modo di fare tante cose, di essere più curioso, ma soprattutto mi ha aiutato a capire gli altri.

Hai sottolineato più volte la scelta di usare il minuscolo per il nome del tuo album.

Sì, quando si usa il maiuscolo è come se si urlasse, invece il minuscolo aiuta la conversazione, fa sembrare tutto più pacato.

Vi dò un altro spoiler!
Vi svelo che in fusion. c’era un pezzo in cui Ghemon avrebbe dovuto scrivere e cantare il ritornello, ma alla fine non ce l’ha fatta per impegni relativi a Sanremo. Io e lui ci conosciamo da quando io avevo 16 anni e adesso ne ho 31.

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