Lo Stato Sociale torna anticonformista e controcorrente: c’è chi da tempo aspettava un disco e ne sono arrivati ben cinque!
Dopo gli esordi di Bebo, Checco e Carota è il turno di LODO con l’ep omonimo, disponibile da venerdì 19 febbraio per Garrincha Dischi/Island Record.
Impavidi e per nulla fedeli a trend discografici di artisti ed etichette, non sono stati di certo i primi a intraprendere un’operazione di mercato come questa, che rischia di sfiorare il flop pazzesco o arrivare a toccare un pubblico più vasto, poiché i dischi, comunque, si differenziano tutti e cinque: diversa la direzione creativa, diverso team, dunque più ascolti.
Dopo i riflettori e la popolarità che, specie nel 2018, li ha inevitabilmente condotti a darsi un tono, Lo Stato Sociale torna lasciandosi pian pianino cadere di dosso il forzato decoro. C’è da dire che se lo meritano pure di fare un po’ come vogliono!
È importante sottolineare che Lo Stato Sociale nasce come collettivo animato da una comunione di idee in termini artistici e musicali. Poi, è vero che, in particolare negli ultimi anni, la maggiore esposizione mediatica di Lodo rispetto ai compagni, l’ha etichettato come il frontman de Lo Stato Sociale.
Dunque, l’espediente di cinque dischi solisti viene da questa situazione. Le release degli album hanno coperto praticamente l’intero mese di febbraio per poi lasciar spazio alla band che fa ritorno, per la seconda volta, sul palco dell’Ariston con il singolo Combat Pop.
Ciascun ep porta il nome di ogni componente del gruppo, fungendo quasi da promo individuale: cioè dare la possibilità a ciascuna identità del gruppo di farsi conoscere nel profondo.
L’amore non si dice, si fa. I quattro regaz della band sono la mia vita e me l’hanno cambiata. Della musica spesso non mi frega un cazzo, ma è stata l’occasione per vivere i dieci anni più assurdi che non potete immaginare con i quattro talenti più uguali e diversi da me culo contro culo su un furgone lanciato verso la grande scritta che cazzo stiamo facendo. Amo ognuno di loro e ognuno di loro è il mio cantautore preferito. […]Da stanotte 5 dischi solisti con 5 canzoni inedite per 5 settimane. Poi a Sanremo insieme. Fanculo i frontman, viva gli amici.
Cinque dischi diversi, dunque specchio di ciascuna identità che compone Lo Stato Sociale.
LODO è il numero quattro e quanto alla personalità di Guenzi, possiamo dirne di ogni, fuorché valutarla banale e conformista.
Da questo ep di sole cinque tracce è possibile rintracciare tutto il suo modo di essere, che Lodo ha, in qualche modo, da sempre fatto trapelare nei testi e nella musica, senza mai snaturarsi nemmeno davanti al formalismo che il palco dell’Ariston prevede.
Lodo, sin dagli esordi, si è contraddistinto per l’uso di un linguaggio diretto, un cantato quasi parlato alla Offlaga Disco Pax, senza peli sulla lingua, toccando sia temi sociali sia il famoso sentimentalismo di cui l’indie italiano attuale è pieno e che, certamente, non aiuta chi ha una vita di coppia un minimo opinabile.
Quanto alla sfera amorosa, questo ep sembra raccogliere piccoli pezzi di quel Ludovico, che con scetticismo, ironia e dolcezza decide di raccontare la sua storia (che poi è quella di tutta la nostra generazione)
Con la sua dialettica è capace di toccare nel profondo tutti e lo sa fare molto bene. Questa volta, però, manca l’intenzione di cantare da solo: il disco viene impreziosito, infatti, da collaborazioni con artisti della scena contemporanea italiana dalla Vicario e Danti, a Cmq Martina; e ancora Galeffi, Simon Says!, Samuel Heron, Nicolò Carnesi e l’attore Ninni Bruschetti che chiude in maniera davvero particolare l’ep.
Una tracklist composta da cinque brani quasi tutti caratterizzati da sonorità punkettone che ricordano il primissimo Stato Sociale (per intenderci quello di Mi sono rotto il cazzo) , altre evocano un elettropop delicato e sonorità più leggere.
L’ep si apre con la traccia Muoio di Noia (LODO#1), impreziosita dalla verve di Margherita Vicario e dal rapper Danti. Un pezzo punk romantico che dall’intro ricorda la famosissima Sono Così Indie del 2012.
Anche con il 5G (Non mi diverto)
Anche con [l’MD?] (Non mi diverto)
Anche con l’ingresso VIP (Non mi diverto)
Anche con il gluten free (Non mi diverto)
La prima traccia parla della nostra generazione, oggi schiava della performance suprema: ne abbiamo i mezzi, le condizioni, la cultura. Un sistema fallimentare che non ci rende per nulla lucidi nei confronti della realtà che ci circonda, travolti da conseguenza dalla grande voragine che è la noia. Moravia parlava della noia, come “una specie di insufficienza, o inadeguatezza o scarsità della realtà”. Ci annoiamo perché non siamo presenti, cioè siamo distratti da troppe cose: Qualcuno dice che viviamo per produrre, produciamo per consumare e consumiamo per crepare. Dunque, che dire?
Scusa mamma ma non mi diverto!
L’amore è una droga (LODO#2) ft. Cmqmartina.
Un pezzo molto bello, diverso musicalmente dagli altri. Se la traccia precedente parla di quanto oggi riusciamo ad annoiarci, la track #2 ci ricorda quanto in realtà ci caghiamo sotto. Parla delle paure che rivolgiamo quotidianamente ad un futuro che potrebbe non presentarsi mai. Parla di quanto riusciamo ad esser stronzi davanti alle cose che sottovalutiamo e della paura, invece, di quando ci accorgiamo di avere una luce nuova negli occhi. E siamo f******.
L’amore è una droga, l’amore è una cura
È un mezzo bicchiere di paura
L’amore è cattivo di natura
E per questo ho la coscienza pura
Dimmi prima le cattive (LODO#3) ft. Galeffi
Quando le parole di una canzone sono accompagnate da un pianoforte non è mai un buon segno. Dimmi prima le cattive (LODO#3) è il brano in cui viene fuori il Lodo Guenzi che pensiamo di conoscere grazie alle caption sotto le sue foto di Instagram; ironico, romantico, diffidente, impulsivo, pungente, sottone:
Sei l’animale più bello che c’è
Ora si incazzano le femministe
Niente mi fa ridere come te
Senza essere triste
Anche oggi domani andrà meglio (LODO #4) ft. Samuel Heron
Anche oggi domani andrà meglio, perché al momento siamo tutti un po’ precari come il nostro umore, come l’amore dalla durata massima di 60 minuti. Precari come le farfalle che pensiamo di sentire nello stomaco e invece è solo il gin della sera prima, ormai morente.
L’unica cosa che non so fare (LODO#5) feat. Ninni Bruschetta
Traccia che chiude l’ep arricchita dall’incredibile recitazione di Ninni Bruschetta che chiude il pezzo con delle parole per nulla a caso, rivolte, nel testo, a Lodo.
[…] C’è un’unica cosa che ti salverà sempre
Ma io col cazzo che te la dico
Fa’ come ti pare!
Cinque tracce raccolte in LODO che parlano di errori, scuse mai proferite, sensi di colpa da redimere, di una verità su noi stessi che sembra non arrivare mai. Questo era il quarto ep de Lo Stato Sociale; venerdì sarà la volta di Albi che chiuderà il cerchio.
Concludendo, questa operazione discografica significa tanto perché vuole trasmettere un significato importante e funzionale, rivolto non soltanto al mondo della musica ma alla vita in generale, e sì anche all’amore:
Certe band si sciolgono perché ognuno vuole fare i cazzi suoi, in certe band ognuno fa i cazzi suoi per rimanere assieme.










