Il mondo secondo Bebo

da | Feb 2, 2021 | Recensioni album

Sembrava impossibile, ma ce l’hanno fatta: i regaz de Lo Stato Sociale iniziano la loro ennesima sfida con l’EP Bebo Tutti li hanno presi per pazzi, qualcuno ha riso di loro e altri li hanno presi in giro, mandandoli scherzosamente a quel paese. Come avevamo torto, ragazzi! L’esuberante collettivo de Lo Stato Sociale ce l’ha […]

Sembrava impossibile, ma ce l’hanno fatta: i regaz de Lo Stato Sociale iniziano la loro ennesima sfida con l’EP Bebo

Tutti li hanno presi per pazzi, qualcuno ha riso di loro e altri li hanno presi in giro, mandandoli scherzosamente a quel paese. Come avevamo torto, ragazzi! L’esuberante collettivo de Lo Stato Sociale ce l’ha fatta, anche stavolta. Ha detto una cosa, l’ha promessa e la sta mettendo in atto. Infatti, il 29 gennaio è uscito Bebo, il primo mini-album dei cinque attesi.

Cinque album, cinque componenti, cinque settimane, cinque tracce: ce la faranno i nostri eroi?

Cinque personalità completamente differenti, che siamo abituati a vedere insieme armonicamente, nei lavori della band bolognese. Ma ricordiamoci che, dietro a quella coesione, stanno cinque sensibilità diverse, sia musicali, liriche ed emotive. Ed è proprio questo ciò che i regaz vogliono dimostrarci: Lo Stato Sociale è un gruppo composto da artisti fra loro interdipendenti.

E’ forse questa la chiave del successo de Lo Stato Sociale? L’essere insieme, pur senza scordarsi dei singoli, e dando spazio alle tendenze di ciascuno?

Non lo possiamo sapere con certezza, ma probabilmente tutto ciò gioca un ruolo primario nella longevità e nel clamore raggiunto dal collettivo. Ognuno, quindi, nei suoi cinque brani, ha piena libertà di essere se stesso, con tutto il suo personale bagaglio di formazione musicale, gusti, tendenze e atmosfere. Nessuna costrizione, nessuna pianificazione, è tutto «umano, troppo umano» direbbe qualcuno.

Tuffiamoci nel mondo di Bebo, fra paesaggi di mare fuori stagione, signore che litigano e panchine sperdute.

L’EP si mostra come un tipico lavoro de Lo Stato Sociale, simile a tracce come Linea 30, potenzialmente ascrivibile al periodo 2014-2016. La creatività di Bebo è riconoscibilissima, quasi un marchio di fabbrica: le melodie composte da manipolazioni di suoni algidi attraverso campionamenti, le tematiche sociali attuali trattate in modo tagliente, con un miscuglio equilibrato fra cinismo e menefreghismo, la voce con accento petroniano, che scandisce il ritmo della narrazione attraverso spoken word.

Tutto il disco è autenticamente l’essenza di Alberto Guidetti, che continua a stupirci anche dopo quasi un decennio di musica: probabilmente, questa è l’opera in cui più si nota la sua eccezionale penna.

Accompagnato solo dalla musica del maestro Remo Anzovino, in Sono libero, e dalle chitarre più tipicamente british rock de I Botanici, in Fantastico!, l’artista si mostra esattamente per ciò che è, in un album veritiero, ma che, come al solito, non vuole prendersi sul serio. Lo dice lo stesso Bebo, semicitando Italo Calvino, nella traccia conclusiva:

è importante volare leggeri sopra le cose,
che non è superficialità;
volate leggeri sopra un grande vaffanculo,
anche a rallentatore, VAFFANCULO

E’ in Fantastico! che troviamo il vero cuore del lavoro: tra assembramenti non permessi, pensieri asfissianti che ci accompagnano ogni istante della nostra vita e i giudizi non desiderati della gente, siamo ancora qui, liberi di dire che il mare fuori stagione ci fa schifo.

Siamo liberi di andare controcorrente, siamo legittimati a non essere d’accordo, possiamo dissentire, stancarci, stufarci: e va bene così. Ricordare che possiamo volare, con leggerezza, sopra ai problemi, alle voci del quotidiano, non è scontato, oggi. Grazie Bebo, per averci insegnato, ancora una volta, quanto sia magnifico fregarcene, anzi, è proprio Fantastico!

 

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