Kirigami: munitevi di forbici e carta 

da | Nov 26, 2020 | Recensioni album

Ebbene si, non si tratta di una puntata di Art Attack (altrimenti sarebbe doveroso specificare che le forbici devono avere “la punta arrotondata’’ ) … ma colpo di scena, sto parlando del nuovo ep de I Botanici: Kirigami. Ammetto la mia colpa: non sapevo cosa fosse un kirigami. dando una sbirciata su Wikipedia, ho appreso […]

Ebbene si, non si tratta di una puntata di Art Attack (altrimenti sarebbe doveroso specificare che le forbici devono avere “la punta arrotondata’’ ) … ma colpo di scena, sto parlando del nuovo ep de I Botanici: Kirigami.

Ammetto la mia colpa: non sapevo cosa fosse un kirigami. dando una sbirciata su Wikipedia, ho appreso che consiste in una variante degli origami. Quest’ultimo è il titolo di un disco da loro presentato un anno fa, infatti sono I Botanici stessi a rivelare, sul loro account Instagram, che <<è una riproduzione in carta della copertina originale di origami>>. 

La differenza tra kirigami e origami consiste nel fatto che, nei primi sono previsti degli intagli e piegature per ottenere una determinata forma con l’utilizzo di un solo foglio. 

La definizione di questa tecnica orientale sposa perfettamente il senso di questo ep. 

Kirigami contiene quattro brani, già presentati ma intrise di nuove collaborazioni, ad esempio, spunta una selvatica Giorgieness in Capotasto.

La band di Benevento ci regala 13 minuti e 50 secondi di energia. Ascoltando Kirigami è come se viaggiassimo indietro nel tempo, e venissimo teletrasportati a cavallo tra gli anni 90 e i primi anni 2000. Avvertire le vibrazioni musicali di quell’era musicale è inevitabile.

Allacciamo le cinture, mettiamo in moto, accendiamo la radio e scegliamo Kirigami da Spotify mettendo in riproduzione Camomilla (in collaborazione con Lo Stato Sociale).

Ora siamo pronti ad iniziare direttamente dall’ultimo brano, per celebrare proprio lo spirito del viaggio indietro nel tempo, cogliendone il mood.

Questo singolo inizia in maniera non del tutto convenzionale, con un canto gridato:

Ed io che non so più da che parte stare

Dove devo guardare se non ci sei

Non so più dove le andrò a cercare

Quelle cose che mi ricordano di te

Palpabile è la rabbia mista a tristezza di chi ha l’amaro in bocca per una storia finita, che lascia ricordi ingombranti. E’ difficile non avvertire quel senso di abbandono che disorienta completamente. Una certezza è crollata, le giornate sembrano diverse eppure sempre le stesse, la mente non sta mai zitta e il cuore non aiuta di certo. Ecco che, però, subito dopo, arriva il punto di svolta: 

Non mi interessa se tu vai

E resta solo finché vuoi

Non avrò bisogno di chi non ci crede più

Della camomilla per dormire

Per poi concludersi in 

E ora so 

da che parte stare

Dove devo guardare se non ci sei

Finalmente questo senso di abbandono è stato messo da parte, la bussola indica di nuovo la direzione giusta e si è pronti per andare avanti. Magari a volte necessitiamo di una sorta di effetto placebo, come una camomilla, formidabile cura dell’insonnia o che almeno, rilascia quella illusoria certezza. Suona un po’ come un ossimoro, ma ognuno di noi convive con dubbi, incertezze e paure. Per curare tutto ciò, talvolta è confortante un piccolo autoinganno per ristorare la nostra anima. E’ già complicato vivere in questo mondo. Forse abbiamo proprio bisogno di un po’ di sofferenza per ricordare a noi stessi chi siamo?

Siamo lontani ormai dal nostro punto di partenza, nel frattempo le casse suonano Capotasto.

Si percepisce della nostalgia (la cui causa scatenante rimane completamente nell’ombra) che penetra fin dentro le ossa. Questo brano si presenta come un racconto di ricordi e di speranze:

Il libro ce l’ho sul mio comodino

Può darsi che quando l’avrò terminato tu tornerai qui

Mi prendi per mano

Ti sposto i capelli davanti al viso

Mi guardi negli occhi

Come il primo bacio

Ti direi piano

Io che ti ho aspettato

Le speranze riposte nell’immaginazione, alimentate dai momenti passati e da scenari mai compiuti. Chi non ha mai fantasticato su qualcosa in cui credeva fortemente, ma che ha provocato una piccola ferita? Ecco, è un taglietto nella carta di questo Kirigami.

Proseguendo il nostro viaggio in compagnia di Kirigami, scegliamo Quarantadue in featuring con gli Endrigo.

E’ come stare sulle montagne russe, il brano inizia con un ritmo molto veloce, per poi rallentare e nuovamente ripristinarsi; è un continuo susseguirsi di emozioni differenti. 

“Resta

Vivo e presto tutto tornerà da se,

Continua a procrastinare.

Dimentica

Che Il tempo avanza senza sosta ed è sempre più dura da sopportare.”

Facile è indovinare la trama della storia dietro questo brano: una storia andata male.

“E invece ascolto scorrere

Il tempo che è passato,

Da quando hai smesso di scrivermi

In attesa del cambio o al mio compleanno”

Ci rendiamo conto del tempo trascorso solo quando lo misuriamo in eventi, di essere andati avanti solo guardandoci indietro. Ma citando Cremonini <<per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale>>. Alla fine, ci risolleviamo tutti dai momenti più bui, basta solo ristabilire il nostro state of mind. 

La voce del navigatore rivela che siamo quasi giunti a destinazione, approdiamo allora, alla prima canzone di Kirigami: Sfortuna.

Improvvisamente, due strofe in particolare catturano l’attenzione: 

“Dicono che andrà tutto bene

Dicono che ce la faremo”

Quante volte abbiamo sentito questa frase? È stato uno dei motti del 2020 per non travolgerci dall’incertezza, dandoci forza per poter confidare in un destino più roseo. Ma ovviamente, il riferimento alla situazione che stiamo vivendo è più che una semplice casualità. Quindi assumiamo una nuova chiave di lettura: il primo brano di Kirigami è introspettivo, una sorta di resa dei conti. Il trio si fa portavoce dell’incertezza post-adolescenziale. Ormai entrati nella fase adulta, sono tanti i buoni propositi, ma ancora è presente uno spirito fanciullesco in netto contrasto con il disincanto tipico dell’esperienza:

“Di non soffermarmi a pensare

All’inutilità dei miei giorni

Per tenere la testa occupata

E scomparire via dai tuoi dintorni

Ho bisogno di sopravvivere a questa sfortunata sfida

Di avere 24 anni, poi 25 e poi 26″

Chiudiamo la radio, slacciamo le cinture, abbiamo concluso il nostro viaggio attraverso Kirigami. 

Già da Origami si avverte una crescita musicale de I Botanici.
Questo ep nasce con un concetto ben chiaro, già il titolo stesso rivela il loro intento. Un kirigami prevede degli intagli in un unico foglio di carta, per poi creare un’unica piccola scultura. Probabilmente è una metafora della vita: quei piccoli tagli sono indispensabili per poter incorniciare la nostra esistenza. Senza la sofferenza non potremmo mai apprezzare il resto, non potremmo mai rivendicarci. Kirigami è un ep turbolento, capace di colpire nel cuore servendosi di emozioni profonde ma anche di tanta energia. Non è un mistero, questo gruppo ha tanto da offrire.

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