Willie Peyote ci ricorda che la depressione è un periodo dell’anno

da | Recensioni singoli

Taglia come una katana il nuovo singolo di Willie Peyote, La depressione è un periodo dell’anno.

Un lungometraggio che parte da marzo, si concentra sul falso movimento estivo e termina con la seconda ondata che ci sta travolgendo: La depressione è un periodo dell’anno ci viene servita su un piatto d’argento, tocca a noi abusarne. Willie Peyote ha dichiarato:

Questo è un brano che ho cominciato a scrivere alla fine dell’estate perché nonostante il tentativo di tutti noi di guardare al futuro con positività, nonostante il vago “libera tutti”, nonostante la retorica primaverile dell’andrà tutto bene, purtroppo era evidente che le cose sarebbero andate in un’altra direzione. E mentre tutti si accapigliavano in una polemica diversa al giorno, su qualsiasi argomento, io sono sparito dai social cercando di evitare di essere ingoiato in questa fiera delle opinioni un tanto al chilo che quotidianamente peggiora la confusione che già regna sovrana ormai da febbraio. Capisco che ognuno di noi debba sopravvivere a questo periodo che ci mette a dura prova come meglio riesce, ma il silenzio non è davvero più un’opzione per nessuno?

Che dire?

Quando si mette davanti agli occhi un’immagine del nostro Paese così netta fa rabbia, crea fastidio. Sapete perché? Perché è vera. Il vero infastidisce e noi siamo sempre troppo rilassati a non cercare il vero. Accendiamo la tv e iniziamo a buttar giù beveroni di cazzate sparse tra i programmi della tv commerciale, quella via cavo e riviste che farebbero prima a chiudere, salveremmo un bel po’ di alberi.

La depressione è un periodo dell’anno è tutta quella merda che ci è stata data in pasto per mesi, confenzionata ad hoc dalle rime mai banali di Willie Peyote.

E tu cazzo ridi? Dicono “andrà tutto bene” ti fidi?
Dovevamo uscirne migliori, merda è già tanto se ne siamo usciti
L’ansia fa vendere pure i giornali, prima il coprifuoco poi i domiciliari
“voglia di ballare un reggae sulla spiaggia” il vuoto che hai in testa ti si legge in faccia
Fatti un bel video. Arriva l’inverno ma non il sussidio, torna il fastidio
Chi perde il lavoro, chi pensa al suicidio

Mesi di fiume di parole che manco i Jalisse, parole inutili spesso. Mascherina sì, mascherina no, distanza di un metro, distanza di due metri, vaccino sì, vaccino no. Mesi a battibeccare, come se tutte queste parole le avessimo cercate noi. Eppure ci sono arrivate, bombardati ovunque, nonostante fossimo barricati in casa. Parole come armi di disinformazione di massa, granate di cazzate lanciate dritte dalle nostre finestre. Preferivamo altri tipi di bombe, tipo quelle di Super Skunk che mancano da un po’, causa impossibilità di uscire per recuperarla. Preferivamo altri tipi di molotov, quelle di whisky buono che poi accendi con le sigarette.

Allarmisti o negazionisti, io vedo egoisti e piagnoni
Tutti che chiedono disposti a dare soltanto le proprie opinioni
Io abuso di alcol e droghe ormai tutti i giorni da 20 anni buoni
Ma voi quale scusa trovate che vi siete tutti bruciati i neuroni? (coglioni)

Willie Peyote ritorna proprio nel momento in cui impazza la polemica della signora di Mondello, colei che ha vestito i panni del salva sorriso italico durante la bella stagione. Quella frase, quelle quattro parole usate come un mantra dai più, mentre le sale di terapia intensiva facevano finta di svuotarsi e molti hanno pensato di fare il cazzo che gli pareva. Oggi paghiamo caro, paghiamo tutto, quasi quanto una boccia di Moet al Billionaire.

Ok vabbè dai decidi te, lo paga Soros anche il mio cachet
Questo sovranismo sembra più un cliché “sti cricchi di me’ non hanno il bidet”
Tipo Claude Monet io bevo en plein air, tu sbocci Moet dentro al Billionaire
“non ce n’è Coviddi” ma ho paura se poi la quarantena è a casa Santanchè

Come detto in apertura, questo brano mi ha infastidito, lo ammetto.

Ammetto anche che, spesso, ciò che mi infastidisce lo fa perché mi piace. Serviva una scossa ed è arrivata.

Nessuna lacrima questa volta con Willie Peyote. Solo sana rabbia, quella che rischiava di farsi inglobare dall’apatia del momento.

 

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