Willie Peyote : Chiusi in gabbia quanto dura un giorno?
Lui chiede ed io rispondo.
Dura parecchio, dura troppo. Dura così tanto che non mi sembra reale, che mi sembra un tempo sospeso, che mi sento in attesa, ma cosa aspetto non l’ho ancora capito.
Poi alle diciotto di ogni giorno qualcosa si muove. La gente esce dal balcone, si affaccia alla finestra a cantare tutte le canzoni cantabili, mentre qualcuno sta facendo una diretta Instagram in cui inventa una nuova canzone, qualcun altro sta leggendo un libro e Willie Peyote sta scrivendo.
Ed ecco qui, un nuovo brano. Si intitola Ogni sera alle diciotto. Ci racconta, con il suo tipico sarcasmo, questa situazione incredibile che stiamo vivendo tutti.
Willie
Ogni giorno alle 18 fanno la diretta
Questi artisti un po’ annoiati dalla cameretta
Va bene che la noia uccide
Ma suonare Paracetamolo non vi curerà la polmonite.
Avevo detto sarcasmo? Aggiungo anche un pizzico di cinismo, quello che ci fa subito pensare al nostro amico Willie, quello che, forse, serve per esorcizzare tutte queste paure.
La paura che non finirà, non così presto, la costrizione di doverci cantare le canzoni davanti ad uno schermo, la noia di ascoltare notizie devastanti e vedere le stesse facce e leggere gli stessi titoli. Il terrore di uscire da casa. Il senso di colpa di sfiorarci le labbra. L’ipocondria e tutte queste notti insonni. Il sentirci lontano dal mondo, esserlo, essere effettivamente lontano da mondo, rinchiusi in una prigione d’oro che è casa nostra. No, non è bellissimo. Willie Peyote ha ragione. Un teatro dell’assurdo in cui
La D’Urso insegna a lavarsi le mani
Fiorello che ci invita a stare a casa anche domani
E Benigni legge il bollettino dello Spallanzani…
Ma andrà tutto bene, ripetono. Bisogna abituarsi. Eh no, questo no. Non potete proprio chiedercelo.Perché noi non vogliamo, non vogliamo abituarci a essere già così, tristi. Essere così, senza sogni, essere così , terribilmente soli.
Ogni giorno alle 18 qua rifanno il conto
E gongoliamo nel vedere che da il culo al mondo
Per sentirci meno soli nella nostra stanza
Non conosciamo l’empatia, figuriamoci a distanza.
Si chiude così il pezzo di Willie Peyote, che è un po’ triste, sì, perché ci fa pensare. Eppure nella tragicità di queste parole, ha un ritmo allegro, di quelli che ascolti quando hai voglia di scappare. Ecco, io voglio scappare e questa sera l’ascolto. E voglio crederci davvero che tutto andrà bene, che l’empatia esiste, che essendo lontani siamo solo più vicini, che domani ci sveglieremo e ci sentiremo migliori.
Mariafrancesca Perna










