“Ho guardato un’altra” di Mecna

da | Recensioni singoli

Trepidazione in una fredda notte di giugno. L’estate è un miraggio, Ho guardato un’altra di Mecna è quella folata di vento che ti lascia volare i capelli e i pensieri.

Mesi che scorrono veloci, tra serie Tv, distanziamento sociale, mascherine, assembramenti non consentiti, musica in cuffia e attese. Tutti abbiamo atteso qualcuno o qualcosa, io stanotte ho atteso Ho guardato un’altra. Quel giallo fluo l’ho guardato per diverse ore, ho cercato di capire come potessero sentirsi quelli come me, quelli come noi che si aggrappano alla musica per uscire dalla melma che li trattiene in basso.

Ricarico Spotify più volte, a costo di fermarmi di giocare alla Play. Eccola, cuffie e sigarette, mi prendo per intero la pace della notte di quel balcone diventato ormai avamposto in questo scontro tranquillo (come direbbe il buon Vasco Brondi).

Strade vuote, pelle d’oca
quando tornerò in città.
In questo cocktail ci si affoga
i problemi e la realtà…

Eppure ho sempre creduto che l’alcool fosse la soluzione ai problemi. In tutti i suoi stati, ho sempre pensato riuscisse nel suo intento: disinfettare.

E’ facile farlo, forse un po’ da codardi, ma non ricordo di aver visto in giro tutti sti Riccardo Cuor di Leone. Scegliamo sempre la strada più semplice: l’alcool resetta la nostra memoria a breve termine.

Siamo disatanti da Disco Inverno, sia chiaro. I suoni d’Oltremanica si incastrano a scene di vita quotidiana, di un amore vissuto a distanza, di messaggi ricevuti e di paranoie, quelle ci sono sempre.

Ed ho guardato un’altra stasera,
ma ti sono mancato almeno un po’?
Mi hai mandato un messaggio e diceva:
“Non guardare nessuno, ti sparo o ti ammazzerò, ti sparo o ti ammazzerò…

Minacce d’amore, neanche troppo velate. Gli occhi non si incrociano, si intrecciano i pensieri, i chilometri sono relativi, la voce accorcia le distanze. Ma chi siamo quando nessuno ci vede?

A chi abbiamo rivolto i nostri occhi? Gli occhi di chi vorremmo addosso?

Poi torniamo a pensare a chi resta dall’altro capo del telefono, a quel passaporto marchiato dai viaggi in solitaria, e ci chiediamo se continuare così oppure se aprire il nostro mondo al mondo di un altro, per girare il mondo insieme. Scontri tra pianeti differenti, contaminazioni amorose, non più un Big Bang capace di riempire tutto lo spazio grazie solo a noi stessi.

Stavolta è il tempo di scontrarci, poi vedremo, poi chissà, ne vale la pena provare. Nel peggiore dei casi…

Mi ricorderò che è più facile non volersi bene.
Sul mio passaporto ho due pagine senza un viaggio insieme, yeah…

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