In un’aria di incertezza dovuta al maltempo previsto, mercoledì 9 settembre Riccardo Cocciante arriva al Castello Sforzesco di Vigevano con il suo tour io… Riccardo Cocciante nel 2026 per chiudere una stagione estiva di concerti che difficilmente la città dimenticherà.
Dopo Il Volo, Noemi, Giorgia, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi e i Pooh, è proprio Cocciante a mettere il punto finale a un’estate che ha portato sul palco vigevanese alcuni dei più importanti nomi della musica italiana.
L’attesa, però, è accompagnata da una grande incognita: il maltempo.
Dalle origini ai grandi classici
Nonostante le condizioni meteo incerte (che hanno visto costrette Emma e Levante ad annullare i loro concerti a Milano, a pochi km da Vigevano) il pubblico armato di ombrelli e k-way accoglie Riccardo Cocciante, che sale sul palco con Ora che io sono luce, seguita da Uomo.
Niente lunghi saluti iniziali, la musica parte subito.
Tra un brano e l’altro, Cocciante lascia spazio anche alla riflessione. Parlando dell’evoluzione della società, si domanda a che punto siamo arrivati: sempre più vicini fisicamente, ma forse anche sempre più distanti, in un mondo in cui la tecnologia rischia di sostituire il contatto, lo stare insieme e persino il semplice toccarsi. Un tema che si collega perfettamente ad Ammassati e distanti.
C’è spazio anche per la storia del suo nome, raccontando di come all’inizio non andava bene la sua statura, così come non andava bene il suo nome. Ripercorre gli inizi della sua carriera e le discussioni sulla scelta del nome d’arte, prima Riccardo Conte, poi Richard Cocciante, una scelta che lo accompagnerà anche sui primi dischi, prima di tornare semplicemente a essere Riccardo.
Ed è proprio Il mio nome è Riccardo a raccontare questa parte della sua storia.
Seguono Uniti no, divisi no e Un buco nel cuore, prima di arrivare a uno dei momenti più attesi, Cervo a primavera. Ed è proprio durante il brano che le prime gocce iniziano a farsi sentire.
Riccardo Cocciante al pianoforte sfida la pioggia
Il concerto prosegue con Cocciante al pianoforte, che regala al pubblico brani come Non è stato per caso ed Era già tutto previsto. Qui il titolo del brano sembra assumere, ironia della sorte, un significato profetico: la pioggia comincia infatti a cadere sempre più intensamente, proprio come previsto.
La pioggia si abbatte sul Castello Sforzesco e mette a dura prova il pubblico, gli artisti e soprattutto i tecnici, impegnati a proteggere strumenti e attrezzature e a garantire la sicurezza dello spettacolo. Ma il pubblico non sembra voler arrendersi.
The show must go on
Ombrelli e ogni possibile riparo diventano gli alleati degli spettatori, molti dei quali scelgono comunque di rimanere al proprio posto per non perdere neanche un minuto dello spettacolo. Anche Cocciante ringrazia il pubblico per la tenacia e, di fronte a condizioni ormai difficili da gestire, decide di accorciare la scaletta e arrivare direttamente al finale.
Dopo Ti amo ancora di più arriva Quando finisce un amore, un brano già di per sé struggente che, immerso in quella cornice surreale fatta di buio e pioggia, assume un significato ancora più intenso.
Poi è il momento di Poesia, Bella senz’anima, Se stiamo insieme e, inevitabilmente, di Margherita, che non poteva non chiudere il concerto.
Lo spettacolo che lascia l’amaro in bocca
Dopo poco più di un’ora lo spettacolo si conclude e l’artista saluta il pubblico visibilmente dispiaciuto per un finale che nessuno avrebbe voluto.
Resta il rammarico per una serata che, probabilmente, avrebbe potuto essere rimandata e che soprattutto avrebbe meritato di essere vissuta fino all’ultima nota. Al pubblico non resta quindi che la speranza di poter rivedere presto Riccardo Cocciante a Vigevano, magari sotto un cielo più clemente, per completare quello spettacolo che il temporale ha interrotto troppo presto.









