Tante sono le domande che ogni giorno ci attanagliano. C’è vita dopo la morte? È nato prima l’uovo o la gallina? Che musica ascoltavamo nel 2011?
Alle prime due ci stiamo lavorando, ma nel frattempo possiamo condurvi in un viaggio nel tempo che vi permetterà di scoprire la top 10 degli album indie del 2011. Siete pronti? Tre, due, uno…VIA!
10. Vol. 1 dei Thegiornalisti
Nel settembre del 2011 i Thegiornalisti pubblicavano il loro primo album. A nove anni dall’uscita di Vol. 1 tante cose sono cambiate. Una su tutte? I Thegiornalisti non esistono più. L’album d’esordio del trio romano è languido, malinconico, pervaso da atmosfere soft che appaiono in netto contrasto con gli ultimi lavori che hanno preceduto lo scioglimento della band. Siamo tutti marziani e Io non esisto rappresentano sicuramente i momenti più alti di questo disco.
9. Cavalli dei Fast Animals and Slow Kids
Dei giovanissimi FASK fanno il loro ingresso nell’ambiente indipendente musicale italiano con un accompagnatore d’eccezione: Andrea Appino, frontman degli Zen Circus, si è infatti occupato della produzione dell’album d’esordio della band perugina, Cavalli.
I FASK si presentano con un disco potente, in cui energia e ironia si mescolano perfettamente dando vita a quello che si può definire, senza risultare banali, un esempio di buona musica. Undici tracce che portano dentro di sé i primi accenni di ciò che sarebbero diventati i Fast Animals and Slow Kids e che meritano di essere riascoltate per godere appieno dell’evoluzione di questa band.
8. Wow dei Verdena
Grazie 2011 per il loro quinto album. Il gruppo bergamasco si gioca il tutto per tutto pubblicando ben due dischi, regalandoci così un’ora e mezza di pura meraviglia. Wow è un caleidoscopio di generi, sonorità e atmosfere. È un album in divenire che ti permette, ad ogni ascolto, di scoprire qualcosa di nuovo e di inaspettato. È un’esperienza mistica di totale immersione nel mondo senza confini di questo gruppo di cui è sempre così difficile dare una definizione. Il consiglio che posso darvi? Schiacciate play e godetevi al massimo questa overdose di Verdena.
7. Nati per subire dei The Zen Circus
I The Zen Circus sono una garanzia e anche questa volta non sbagliano. Nati per subire è un disco sferzante, ricco di spunti di riflessione. Il filo conduttore che lega le undici tracce risiede sicuramente nella potenza dei testi. La sapiente penna di Andrea Appino non le manda a dire e ci racconta di un’Italia in ginocchio e della religione quale oppio dei popoli. Un disco che ci conduce sulla strada della riflessione, ma che riesce anche a strapparci un sorriso, seppur amaro, grazie ad una delle ultime tracce, Milanesi al mare.
6. Eden dei Subsonica
I Subsonica si divertono a fare musica e questo disco ne è la dimostrazione. Il 2011 vci ha regalato il loro sesto album, una cornucopia traboccante ritmo e adrenalina allo stato puro. Eden esplode ad ogni traccia, sorprende pezzo dopo pezzo e ascoltandolo non potrete fare altro che ballare, ve lo garantisco. Istrice è la canzone più pop dell’album e, a parer mio, anche una delle più belle.
5. Carne con gli occhi dei Marta sui Tubi
Un disco labirinto in cui ogni traccia riesce a condurti in luoghi diversi. Carne con gli occhi alterna momenti di denuncia sociale a testi che rappresentano degli esercizi di puro divertimento. Questo labirinto dalle mille possibilità sembra costruito per proteggere una piccola gemma, estremamente preziosa, che si nasconde tra le pieghe di questo disco: Cristiana.
e non sforzarti di essere speciale,
perché chi è speciale è sempre il più normale
4. Io tra di noi di Dente
Io tra di noi è un cassetto chiuso a chiave. In un pomeriggio d’estate, uno di quelli noiosamente eterni, decidi di aprirlo. Vieni sommerso da tanti fogli, ognuno di essi custodisce una storia. Quelle che racconta Dente sono storie semplici, momenti di vita vissuta impressi nella memoria del cuore. E allora, traccia dopo traccia, quei momenti diventano anche un po’ i tuoi. Io tra di noi è la storia di due Rette parallele che cercano, contro ogni legge, di avvicinarsi senza però riuscirci mai.
3. Supersantos di Mannarino
Cappello a falda larga, chitarra e un quantitativo spropositato di romanesco: ecco di cosa si serve Alessandro Mannarino per raccontarci le sue storie. Eccolo passeggiare con la sua chitarra per le vie di Roma, come un cantastorie medievale, per cantare, non solo di quello che vede, ma anche e soprattutto di quello che immagina. Supersantos è un viaggio nelle vite di personaggi che camminano sul filo, in bilico tra realtà e immaginazione. Una delle storie più belle è Statte zitta, una ballata romanticamente carnale che vi farà tremare forte.
2. Vol. 2 – Poveri cristi di Brunori Sas
Ascoltare il secondo disco di Brunori Sas equivale a sfogliare un album di figurine, di quelli che cercavamo invano di completare da bambini. Un album che racconta le vite della gente comune, dei fallimenti con cui siamo costretti a fare i conti e della ricerca spasmodica del metodo infallibile per far fare alla nostra vita il cosiddetto “salto di qualità”.
La prima pagina è tutta dedicata al giovane Mario che inseguendo il sogno di diventare milionario finisce per appendersi ad un lampadario. Poi c’è Rosa, una giovane Gianna che, oltre a difendere il suo salario dall’inflazione, deve anche fare i conti con le cambiali.
Vol. 2 – Poveri cristi è un disco che ascolti con le lacrime agli occhi e con un sorriso amaro che ti attraversa il viso.
1. Il sorprendente album d’esordio de I Cani de I Cani
Giugno 2011. Niccolò Contessa, volto nascosto da un sacchetto di carta, pubblica l’album di debutto della one man band I Cani. Un disco che, autodefinendosi “sorprendente”, mette subito in chiaro qual è la sua caratteristica principale: la sfrontatezza. Il sorprendete album d’esordio de I Cani si nutre dei difetti di una Roma benestante, sfacciatamente borghese. In questo disco vediamo scorrere, una dopo l’altra, istantanee di una generazione che è alla disperata ricerca di un’identità ben definita. Contessa, con la sua scrittura tagliente e ironica, critica senza sentenziare, racconta i vizi di una società che è una gabbia dorata, da cui sembra quasi impossibile scappare. Il mio consiglio? Prendetevi 36 minuti e ascoltate tutto questo disco.










