Contrariamente a quanto dice il titolo Niente di me, Ainè ha regalato a noi di Cromosomi un piccolo viaggio introspettivo.
Vorrei poter raccontare qualcosa di fresco come le giornate estive, quelle in cui ti ritrovi in sella ad una bicicletta a viaggiare spensierata tra le vie fiorite di cigliegi della città, è sicuramente Ascolta Bene, contenuta in Niente di me, sarebbe la colonna sonora perfetta, col suo ritmo spensieratamente incalzante e anche se è il tuo primo ascolto sembra far parte di te da sempre.
Sarebbe l’apertura perfetta per la scena iniziale di un film dove sicuro si tratta l’amore romanzato, con continui colpi di scena. Sarebbe bellissimo raccontar qualcosa del genere, invece no. A volte bisogna raccontar ciò che è la verità e questa vede me, sdraiata a letto, in una serata pacata di dicembre. Si avvicina il mio compleanno e così tiro le somme, un anno avanza, il tempo scorre e poi i ricordi. In particolar modo penso agli sbagli, e alle conseguenze, al male e a ciò che sono stati gli insegnamenti che ho metabolizzato col passare del tempo, razionalizzando il tutto, ritrovandomi intrinseca in quel cinismo e in quel sarcasmo che raramente mi sono appartenuti e ora, invece, li sento tanto miei.
Mi fa ricordare quante volte mi son ritrovata a rassicurare e a dire “io che non ho paura di te, ed io che rimango fermo per te, ed io che combatto sempre lo sai, ed ogni ferita è piena di guai”, per poi ricucire da sola le ferite provocate proprio da chi avevo giurato amore, sostegno e fiducia.
Per poi chiedere da me Cosa vuoi, con il cuore in mano. Come per chiedere pietà, tregua di uno strazio inaspettato. Dicono “ciò che non uccide fortifica”. Più che fortificare, ti rende tremendamente austero e rigido nei confronti di chi hai davanti. Ti ritrovi ad essere una macchietta singolare, una di quelle che le persone trovano interessante, di quelle che sembra far un sacco di battute quando in realtà nessuno capisce che sei seria, e che davvero non sopporti nessuno di loro. E ti ritrovi ad essere una di quelli così strani, quelli che non dormono mai, sono così strani quelli che non amano mai. O che hanno amato troppo e ora sono innamorati solo della vita, la propria e quella altrui.
Ed è quel senso di amore per la vita che viene trasmesso da Fatti così.
Tanto leggero da riportarci alla bicicletta che sfreccia per le vie fiorite. Ed è Il corpo che si muove che ti trascina con sé e non ti fa fermare, in questo viaggio di alti e bassi. Io lo capisco Ainè quando dice di scrivere una canzone per fare la rivoluzione. Io mi formo e cambio fuori e dentro ogni volta che scrivo, che concedo a qualcuno di leggere di me, del mio intimo, e ogni volta è davvero una Rivoluzione.
Vedere scritto qua, bianco su nero ciò che sono, ciò che penso. Trovare una via, una strada, quell’ambizione che da un senso alle giornate. Ritorno a pensare all’amore e a chi ho amato in quest’anno. Malinconicamente ripenso a quei momenti in cui ho detto Io Sono Qui, guardando negli occhi la mia amata, e tendendo una mano. Quando lei mi mostrava le braccia con le cicatrici e io la rassicuravo dicendole “io sono qui, non farlo più”. Quando pensavo di aver bisogno di lei. Era una storia senza mai fine, allontanarsi e poi ritrovarsi, e riavvicinarsi e poi ancora andarsene.
Ripenso alle lettere scritte e i cento motivi per cui avremmo dovuto riprovarci ancora. E mi compaiono davanti come Mostri quei momenti. Quanto amore e quanto dolore tutto in un ricordo. I messaggi inviati, senza risposte, e silenzi più forti delle urla. Per poi capire, finalmente, all’ennesimo suo silenzio e avere tanta rabbia in gola da volerle urlare
A te che non importa niente, niente di me
Tanto dolore da voler vomitare. Tanto dolore da odiare così tanto chi hai amato così tanto.
Non riesco nemmeno a guardarti ormai, io voglio stare da solo ormai, ti sento forte nel petto ormai
Un contrasto di emozioni e sentimenti, solo chi ti ha visto nell’intimo può creare. La bramo, e la odio, e non riesco a staccarmi da questo pensiero, da questo affetto, e io nemmeno volevo fidarmi di lei. Vi racconterei ciò che racconta Willie Peyote in Parlo Piano.
È iniziato tipo un incidente senza dirci niente di niente. E sembro un filo diffidente. Che a giocarti contro vinci sempre. Sincero da te non me l’aspettavo. Quando ti ho vista sospettavo.
Vorrei ancora chiederle di rimanere, ma ora basta. Bisogna allontanare ciò che ci fa star male. Ed è questo ciò che mi fa star in disaccordo con Ainè, questa continua ricerca di un amore, e le preghiere per non farlo allontanare, il pensare di aver bisogno di quella persona per essere felice. Il disaccordo nasce dalla consapevolezza di esser stata io stessa così tanto dipendente da qualcuno e da esser crollata come una casa quando gli viene tolto il muro portante.
Ma io e lui ci riappacifichiamo con Solo un po’.
Specialmente nei versi in cui canta
Lasciami da solo per un po’, resto fermo per un po’
come a dire
Ora basta, mi hai fatta schiantare contro il muro della realtà ai 200km/h sfracellandomi le viscere interne, ora voglio solo starmene da sola e ricomporre tutto il casino che mi hai fatto
Le somme son state tratte Ainè è stato il mio compagno in questo viaggio. L’anno è passato sicuramente senza farmi annoiare. Ora attendo incuriosita cosa mi riserva questo nuovo anno, e questi nuovi percorsi che mi attendono.
Che l’Universo mi assista.










