E Vissero Feriti e Contenti è il settimo album di Ghemon, è la fine di una fiaba e l’inizio di un’altra, un’idea incantata del suo percorso, narrato in 15 tracce.
Dopo averci fatto ballare con la sua Momento Perfetto, presentata nella settantunesima edizione del Festival di Sanremo e a meno di un anno di distanza dal suo ultimo lavoro, Ghemon ritorna sulla scena con E Vissero Feriti e Contenti, ufficialmente fuori il 19 Marzo.
Ghemon inizia a narrarci la sua storia ancor prima di premere play
Il titolo E Vissero Feriti E Contenti, nato mentre si trovava sul ballatoio di un palazzo a Milano intento a fissare l’altro che aveva di fronte, non vuole mettere in evidenza la malinconia del periodo storico che stiamo attraversando, piuttosto, farci concentrare sulla descrizione della vita (artistica e non) di Ghemon, della sua quotidianità, con il sorriso stampato in faccia, festeggiando il futuro, non dimenticando le botte date e ricevute.
Nella copertina insieme a lui troviamo Jaimie, un gatto ritratto in posizione rampante, che rappresenta alla perfezione lo stato d’animo di Ghemon, pronto a saltare, raggiungendo vette sempre più alte. E così come i gatti, la vita sa graffiare, ma allo stesso tempo ci regala momenti di dolcezza infinita. E’ questo il mood del settimo album di Ghemon: E Vissero Feriti E Contenti.
Un disco di gruppo a differenza di Scritto Nelle Stelle, a cui hanno contribuito diversi artisti, tra collaborazioni da remoto e dal vivo, in cui figura persino un Ghemon produttore, insieme a Simone Privitera.
Tanti contributi sì, ma zero feat. Chi lo segue da tempo ormai ha fatto l’abitudine a questa sua scelta, essendo ogni lavoro figlio della sua esperienza, Ghemon preferisce raccontarsi in prima persona, senza il timore di mettersi a nudo.
La voce di Chiara Francese apre le danze e, con un intro di quarantotto secondi ci accompagna con delicatezza verso un viaggio alla scoperta di ciò che è oggi Gianluca.
Tutta la gente che aveva incontrato nella vita
Tutte le forme che aveva assunto e le persone che era stato
I mostri che aveva sconfitto e gli amori che lo avevano protetto
Erano lì accanto a lui
E da lì in poi
Vissero feriti e contenti
Parola chiave: GROOVE
E Vissero Feriti E Contenti è un album pieno di contaminazioni: afrobeat, soulful house, jazz, funk, hip-hop, reggae e non solo.
Si va dal rap di Piccoli Brividi, ai fiati di Non Posso Salvarti e Rocco Tanica alle tastiere, dalle vibes alla D’Angelo in Lucido (le ultime due suite, come Io e te e Un Vero Miracolo in Scritto Nelle Stelle, per intenderci), al basso di Puoi Fidarti Di Me e ai francesismi di Trompe L’Oeil.
Un viaggio ricco di commistioni che vorrei non finisse mai, Ghemon mi travolge e mi sconvolge.
Non c’è un genere preciso che predomina sull’altro, è un disco che divori tutto d’un fiato, quello che ascolti e che balli mentre sei solo a casa e nessuno ti vede. Se nei lavori precedenti erano ben visibili le pieghe, in E Vissero Feriti e Contenti ci sono tutte le morbidezze di guance rosse e piene di vita.
Tu mi fai amare ed odiare, poi morire e vivere
Tu mi fai spendere e spandere fino ad esplodere
Tu mi fai piangere e ridere fino a non respirare
Tu che per me sei infinito all’infinito
Squarci di quotidianità messi in musica, fotografie nitide, immagini intime che strappano un sorriso. Nessun mostro da combattere o fantasmi pronti a prenderti appena ti distrai. Una boccata di aria fresca, innovativa, che potrebbe rivoluzionare il modo di vedere, interpretare e ascoltare la musica ai giorni nostri.
Ghemon tenta di rompere gli schemi approcciandosi a un sound che è sempre stato insito in lui, ma molto di nicchia, per certi versi.
Chiunque dica che “l’Italia non è pronta” si sbaglia e questo Ghemon lo ribadisce a gran voce.










