“Amateur”: il nuovo “fallimento” di Cesare Cremonini debutta a Londra

da | Ott 21, 2026 | #Cromosomiintour, Eventi, News

Dall'ascolto in anteprima all'incontro con il cantautore, fino al debutto live davanti a circa duemila persone. Una giornata a Londra per scoprire “Amateur”, il nuovo album di Cesare Cremonini in uscita venerdì 23 ottobre, che segna un nuovo capitolo per l'artista bolognese, fatto di libertà creativa e piacere di fare musica.

Martedì 20 ottobre, ore 7:25: decolliamo da Milano Linate direzione Londra, dove atterriamo alle 8:30 locali, accolti dall’immancabile pioggerellina britannica e da un cielo rigorosamente grigio. Superato il traffico londinese, raggiungiamo gli uffici di Universal Music nella zona di King’s Cross, per una giornata interamente dedicata ad Amateur, il nuovo album di Cesare Cremonini, in uscita venerdì 23 ottobre.

Il programma prevede l’ascolto in anteprima, seguito dall’incontro con l’artista e, in serata, la prima esecuzione dal vivo del disco all’O2 Shepherd’s Bush Empire. Un appuntamento che Cremonini ha scelto di organizzare proprio nella città in cui Amateur ha preso forma, lontano dall’attenzione mediatica che inevitabilmente accompagna ogni sua pubblicazione in Italia, accompagnato da una provocazione destinata a seguirci per tutta la giornata: a detta dell’artista, questo progetto potrebbe essere “il più grande fallimento della musica italiana”.

Amateur, il primo incontro con un disco fuori dagli schemi

La mattinata comincia con l’ascolto integrale delle undici tracce di Amateur, attraverso le quali scopriamo un Cremonini irriverente, divertente e desideroso di sperimentare, finalmente libero di esplorare nuove direzioni musicali.

Tra gli elementi più riconoscibili c’è il sassofono di Donny McCaslin, musicista statunitense noto anche per la collaborazione con David Bowie in “Blackstar”, la cui presenza attraversa diversi brani e contribuisce a definire l’identità sonora del progetto. Ma è soprattutto la varietà degli arrangiamenti a caratterizzare l’ascolto, tra suggestioni rock, jazz, elettroniche ed influenze hip-hop, con incursioni di campionamenti e stratificazioni vocali che arricchiscono una produzione fortemente legata agli strumenti suonati.

Ne risulta un percorso imprevedibile, tra cambi di ritmo, passaggi più giocosi ed improvvise aperture emotive. Come accade con Cose molto piccole, che segna il ritorno della collaborazione con Malika Ayane dopo sedici anni e ci riporta verso una dimensione più intima della scrittura di Cremonini.

Ci sarà spazio per approfondire i singoli brani nell’articolo dedicato. Per ora, quello che emerge è soprattutto un artista che sembra aver ritrovato il piacere di sorprendersi, prima ancora di preoccuparsi di sorprendere chi lo ascolta.

Amateur è il coraggio di ricominciare quando si è già arrivati

Terminato l’ascolto, incontriamo Cesare Cremonini. Quello che potrebbe essere un tradizionale appuntamento promozionale prende presto una direzione più personale, tra riflessioni sulla musica contemporanea, ricordi del proprio percorso ed il significato che questo nuovo lavoro ha assunto nella sua vita.

La scelta di Londra, ci racconta, nasce innanzitutto dal desiderio di presentare Amateur nel luogo in cui è stato realizzato, ma anche dalla volontà di prendere le distanze dalla propria immagine pubblica.

“Volevo distaccarlo da me, da Cremonini”

spiega. Un modo per provare ad ascoltare il disco senza che il peso del suo nome ne condizioni immediatamente la percezione.

Da qui il discorso si allarga al rapporto tra musica e algoritmi: secondo Cesare, la diffusione digitale ha progressivamente ridotto la possibilità delle canzoni di trovare una seconda o terza vita, affidando la loro visibilità a meccanismi che privilegiano i risultati immediati. È un sistema certamente più accessibile, ma nel quale rischia di perdersi il valore del passaparola, della scoperta e dell’ascolto nel tempo, ossia quello che l’artista descrive come il “karma della musica”.

Non sorprende, quindi, che Amateur sia stato realizzato senza ricorrere all’intelligenza artificiale: più che una presa di posizione contro la tecnologia in sé, il suo ragionamento riguarda il valore dell’esperienza umana nella creazione musicale, fatta anche di studio, tentativi e relazioni.

Ed è proprio lo studio del sassofono ad avergli restituito una dimensione che sentiva di aver perso: Cremonini racconta quanto sia stato importante tornare allievo, dedicarsi a qualcosa senza dover dimostrare necessariamente di saperlo già fare. Una pratica che gli ha permesso di ritrovare il piacere della musica e di realizzare il disco in appena sei mesi, contro i tempi generalmente più lunghi dei suoi lavori precedenti.

Per lui, oggi, la libertà coincide soprattutto con la possibilità di avvicinarsi alla musica senza il peso costante delle aspettative: in questo percorso si inserisce anche SIG, il personaggio dal teschio dorato che accompagna Amateur e al quale ha simbolicamente affidato parte di quell’ego, delle ambizioni e delle sovrastrutture da cui desidera prendere le distanze.

Cremonini arriva così a descrivere il disco come

“Un grido disperato di un ragazzo che non si ricordava più cosa fosse prima di essere un musicista”.

Una frase che acquista un significato particolare dopo 27 anni di carriera: se con i Lùnapop aveva affrontato il primo successo senza sapere cosa sarebbe accaduto, oggi si ritrova nuovamente davanti ad un progetto nato senza obiettivi prestabiliti. Con la differenza che, questa volta, è una scelta consapevole.

Il debutto di Amateur sul palco dell’O2 Shepherd’s Bush Empire

La sera ci spostiamo all’O2 Shepherd’s Bush Empire, storico teatro londinese che negli anni ha ospitato artisti come David Bowie, Prince e Oasis. Ad attenderci ci sono circa duemila persone, in larga parte italiane, arrivate per ascoltare dal vivo un album che non è ancora stato pubblicato.

Il concerto si apre con la title track, Amateur, e con Salmo, che raggiunge Cremonini sul palco per interpretare il brano insieme a lui. Un incontro che racconta anche il legame artistico nato durante la lavorazione del disco, al quale il cantautore dedica alcune parole di riconoscenza. Subito dopo è il turno di Fabri Fibra, ospite di Paparazzi, brano che gioca con il rapporto tra celebrità, esposizione mediatica e identità pubblica.

È proprio nei primi momenti dello spettacolo che Cremonini torna sul significato di questo appuntamento:

“A Londra io non sono nessuno da un punto di vista musicale”.

Un’affermazione che può sembrare paradossale davanti ad un teatro pieno, ma che chiarisce la volontà di vivere la serata come un nuovo esordio, mettendo da parte, almeno per una notte, i successi che hanno segnato la sua carriera.

Il concerto prosegue seguendo il percorso del disco, sostenuto da una formazione ricca di musicisti e strumenti, nella quale fiati, chitarre, tastiere e percussioni trovano spazio senza limitarsi ad accompagnare la voce. Il sassofono è uno dei grandi protagonisti, grazie anche alla presenza di Donny McCaslin, che si presta a diversi assoli strumentali, come accade durante Il giardino di sassofoni.

Tra una canzone e l’altra emergono anche le storie e le persone che hanno contribuito alla nascita del progetto. Prima di Cavalli da corsa, Cremonini dedica un pensiero ad Elisa, presente tra il pubblico e fautrice della genesi del brano, ma ringrazia anche Tropico, anche lui in sala, per avergli mostrato che non esistono argomenti sui quali sia impossibile scrivere una canzone.

Con Cose molto piccole arriva sul palco Malika Ayane, ritrovata artisticamente a sedici anni dalla loro precedente collaborazione: il loro duetto è uno dei momenti più delicati della serata, accompagnato da una riflessione della cantante sulla bellezza di vedere il pubblico accogliere con fiducia un progetto che ancora non conosce.

Cremonini, nel frattempo, vive il palco con un’energia contagiosa: suona, si muove, scherza e durante Hello, insieme a Malika, scende persino nel parterre, trasformando per qualche minuto la distanza tra artista e pubblico in un momento di condivisione. La serata prosegue con Disturbo mentale, emblema della presenza scenica di SIG, prima di arrivare alla conclusione ufficiosa affidata ad Athena.

Ma ciò che rende interessante questo debutto va oltre la presenza degli ospiti o la risposta calorosa della platea. In un panorama musicale in cui spesso è la produzione a dominare la dimensione live, Cremonini sceglie di dare spazio agli strumenti, agli assoli e all’interazione tra i musicisti, restituendo al concerto una dimensione collettiva, viva e imprevedibile. La musica non è soltanto qualcosa da riprodurre fedelmente sul palco, ma una materia che può cambiare, respirare e prendere nuove forme attraverso chi la suona.

E forse è proprio qui che le parole pronunciate durante l’incontro con la stampa trovano la loro espressione più concreta: il desiderio di tornare vicino alla musica, prima ancora che al proprio successo. A confermarlo è anche la risposta del pubblico, che partecipa con entusiasmo ad uno spettacolo costruito sulle nuove canzoni, senza bisogno di ricorrere ai grandi classici del repertorio di Cremonini.

Amateur: il fallimento più riuscito di Cesare Cremonini

Durante l’incontro con la stampa, Cremonini aveva raccontato di voler realizzare un disco che non fosse uno specchio, ma una porta: qualcosa che non si limitasse a restituire un’immagine familiare, ma permettesse di guardare oltre ciò che già conosciamo.

Una scelta che comporta inevitabilmente dei rischi, soprattutto per un artista con una carriera così lunga e un’identità musicale consolidata. Amateur potrebbe non incontrare immediatamente i gusti di tutti, e lo stesso artista sembra esserne consapevole, tanto da scherzare sulla possibilità di aver realizzato “il più grande fallimento della musica italiana”.

Sarebbe prematuro trarre conclusioni sull’accoglienza del disco prima ancora della sua pubblicazione, e certamente il pubblico londinese, composto prevalentemente da fan, non rappresenta da solo una risposta definitiva, ma vedere circa duemila persone partecipare con entusiasmo ad un concerto costruito su canzoni ancora inedite racconta qualcosa di interessante: la curiosità verso la musica di Cremonini sembra sopravvivere anche quando decide di allontanarsi dalle formule che ne hanno costruito il successo.

E se l’obiettivo di Amateur era ritrovare la libertà di ricominciare, senza sapere dove avrebbe portato questo nuovo percorso, Londra ha offerto una prima risposta.

Per essere il più grande fallimento della musica italiana, Cremonini ha cominciato decisamente col piede giusto.

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