Quando un artista come Cesare Cremonini annuncia un nuovo progetto discografico, le aspettative si alzano inevitabilmente. Ma se vi stavate preparando al solito repertorio di ballad strappacuore sotto le coperte, preparatevi a fare i conti con una sana botta di adrenalina.
Con Paparazzi, in uscita domani 18 settembre, arriva il primo singolo estratto dal nuovo album Amateur, e la direzione prende una piega che spiazza e conquista allo stesso tempo.
Un’eredità londinese dal retrogusto cinematografico
Il pezzo viene introdotto come un’operazione dal DNA marcatamente londinese eppure l’ascolto ha riservato suggestioni curiose. L’attacco fa subito pensare a una versione rallentata e più vissuta di “You’re the One That I Want” (detto in senso totalmente positivo, perché chi scrive adora il musical e adora “Grease”). Ma messi da parte per un attimo John Travolta e Olivia Newton-John, è impossibile non notare un chiaro debito d’ascolto. Tra quelle chitarre e quell’andatura sporca e urgente è impossibile non sentire l’influenza dei The Strokes. Eppure, nonostante questo bagno di garage rock anglo-americano, la voce di Cremonini rimane inconfondibile.
“Ho scelto Paparazzi come primo singolo perché ha quel suono ruvido e adrenalinico degli esordi, sembra davvero il singolo di lancio di una band uscita dalla periferia di Londra.”
Chiudendo gli occhi sembra di essere in un pub londinese. Soprattutto a metà brano, quando esplode una parentesi strumentale che sa di jam session improvvisata per svegliare un pubblico brillo. Ed è proprio qui il momento in cui la base musicale non fa da semplice tappeto alla voce. È un duetto paritario in piena regola, una rarità nel pop mainstream italiano, dove spesso la parte suonata è stata tristemente ridotta a contorno.
Viviamo i fatti o le loro narrazioni?
In mezzo alle chitarre elettriche, però, c’è il rapporto sempre più incerto tra realtà e rappresentazione, dentro un sistema mediatico che rende ogni giorno più difficile distinguerle. Oggi non viviamo più semplicemente i fatti, ma viviamo le loro narrazioni. E quando la narrazione diventa più forte del fatto, persino la verità può sembrare una versione tra le tante.
Insomma, se pensavate di aver già capito tutto di Cesare Cremonini, preparatevi a ricredervi.










