Una foto in bianco e nero dei nonni da giovani, un vinile trovato in soffitta, una canzone uscita decenni prima che nascessimo. Eppure, qualcosa dentro di noi si stringe.
Per capire perché, partiamo da qualcosa di più familiare. Immaginiamo scenari di continuo, e quasi sempre riguardano la nostra vita, ciò che è stato o ciò che avrebbe potuto essere. Spesso hanno il sapore della nostalgia.
Pensiamo all’infanzia, il tempo in cui il peso del mondo non ci sfiorava: a tavola ci pensava qualcun altro, e il nostro unico compito era rispondere quando, dall’altra stanza, qualcuno gridava il nostro nome.
Eppure, era davvero così bello?
La memoria è un restauratore generoso: smussa ciò che ci ha ferito e trattiene ciò che ci ha resi felici. Con il presente facciamo l’opposto e lo ingigantiamo finendo così sospesi tra un passato idealizzato e un futuro che ci mette ansia.
E poi c’è l’altra nostalgia, quella da cui siamo partiti: la nostalgia per qualcosa che non ci è mai appartenuto.
Si stava davvero meglio prima?
Il passato che non abbiamo vissuto ha un fascino tutto suo, perché ci arriva soltanto attraverso i racconti, e chi racconta, inevitabilmente, filtra. Ci consegna i fatti o il modo in cui li ha vissuti?
Le generazioni oggi più giovani riportano in vita gli anni ’80 e ’90 con una costanza sorprendente. Tornano le mode (a volte purtroppo, altre per fortuna), l’analogico, le serie TV, perfino un certo modo di stare insieme. Ma si stava davvero meglio, o ci piace crederlo?
C’è poi chi si spinge molto più indietro. Qualcuno vorrebbe vedere da vicino i Romani costruire opere che reggono da duemila anni, qualcun altro sogna le discussioni nell’agorà delle póleis greche, altri ancora l’origine del mondo. E viene da chiedersi: i bambini di oggi, da grandi, avranno nostalgia di un mondo pre-Covid che non hanno mai conosciuto? Probabilmente sì.
Anemoia: significato e origine della parola
Si chiama anemoia. A coniare il termine è stato lo scrittore John Koenig, nel suo The Dictionary of Obscure Sorrows, per descrivere la nostalgia di un tempo mai conosciuto. La parola unisce il greco ánemos, vento, e nóos, mente. È un vento nella mente, che soffia da foto, ricordi e canzoni presi in prestito.
Anemoia, saudade e madeleine di Proust
L’anemoia ha due parenti illustri, ed è nel confronto con loro che la si può comprendere al meglio. La madeleine di Proust è il ricordo che riaffiora all’improvviso da un sapore, un profumo, il tono di una voce, e ci riporta a un momento vissuto. La saudade portoghese è la mancanza di qualcosa o qualcuno che abbiamo amato e che non c’è più, ma che continua ad abitarci.
L’anemoia è la più paradossale delle tre, perché ci manca ciò che non abbiamo mai avuto.
Tutto scorre: il momento perfetto è adesso
Forse è per questo che anche chi da piccolo non vedeva l’ora di crescere, oggi dice di voler tornare bambino. Pánta rheî, tutto scorre, insegnava Eraclito, o almeno così ci è stato tramandato. Non torneremo mai allo stesso momento, nelle stesse condizioni. Il qui e ora resta l’unico tempo che possiamo davvero abitare.
Le canzoni, colonne sonore di vite mai vissute
Questo non significa smettere di viaggiare. Alcune cose ci portano in epoche mai vissute e ci lasciano tornare quante volte vogliamo, senza perdere il presente. Le canzoni, ad esempio, sono le colonne sonore di tutte le vite che desideriamo.
A voi dieci brani, dagli anni ’30 a oggi, per viaggiare come e quando volete.
Parlami d’amore Mariù – Vittorio De Sica (1932): l’Italia degli anni ’30, quella delle vecchie radio e dei film in bianco e nero.
La vie en rose – Édith Piaf (1947): Parigi nel dopoguerra, l’epoca da cartolina per eccellenza.
Nel blu dipinto di blu – Domenico Modugno (1958): l’Italia del boom, ottimista e pronta a spiccare il volo.
Here Comes the Sun – The Beatles (1969): la fine degli anni ’60 e quella luce che chi non c’era può solo immaginare.
I giardini di marzo – Lucio Battisti (1972): l’Italia dei nostri nonni, raccontata come un film.
Sultans of Swing – Dire Straits (1978): una sera piovosa in un pub di Londra.
La Isla Bonita – Madonna (1987): estate anni ’80.
Sweet Child O’ Mine – Guns N’ Roses (1987): il rock che i nostri genitori consumavano su cassetta.
I migliori anni della nostra vita – Renato Zero (1995): un inno alla nostalgia, per chi i migliori anni li sta ancora cercando.
Candy – Paolo Nutini (2009): è uscita nel 2009, eppure ha un’anima soul d’altri tempi. È la prova che un’epoca si può sentire anche senza averla vissuta.









