Francesca Michielin e l’arte dell’incoerenza: “La mia ragazza” è ciò che ci meritiamo

da | Set 29, 2026 | Recensioni singoli

Con “La mia ragazza”, Francesca Michielin rivendica il diritto di cambiare, sperimentare e amare senza regole.

Quando un artista cambia pelle, il pubblico si divide sempre tra la nostalgia e la curiosità di scoprire dove sia finita la bussola.
Anna Castiglia, presentando il suo ultimo album “La paura in tasca”, ha recentemente rivendicato il suo diritto all’incoerenza. Spesso ci ostiniamo a incasellare i musicisti pretendendo da loro una linea retta eterna, dimenticando che in quanto esseri umani, e specialmente in quanto creativi, dovrebbero invece rivendicare il diritto al mutamento. Il provare vari generi, giocare con i confini del suono, sperimentare… non è forse questo il motore dell’arte? La coerenza a tutti i costi, in fondo, rischia di diventarne la tomba.

Una chiave di lettura che si adatta perfettamente all’EP “Magia Bianca” di Francesca Michielin e, in particolare, al suo ultimo singolo, La mia ragazza, uscito venerdì 25 settembre per Columbia Records/Sony Music Italy.

“The old Francesca can’t come to the phone right now. Why? Oh, ‘cause she’s dead!”

Quando i fan storcono il naso lamentando la mancanza della “vecchia Francesca“, ci dimentichiamo di un dettaglio fondamentale: noi stessi non siamo le persone che eravamo cinque o dieci anni fa (e aggiungerei, per fortuna). La “nuova Francesca” non è solo un capriccio, è il momento che più rispetta la sua attuale identità creativa. Si sente, si vede e si percepisce, anche grazie al nuovo look che richiama una cazzutissima Narcissa Malfoy.

Al giorno d’oggi serve un coraggio folle per rimescolare le carte e puntare verso l’ignoto. Michielin lo ha fatto con i testi e con il sound, portando qualcosa di fresco, innovativo, indubbiamente meno accomodante rispetto ai canoni del pop da classifica. Perché la musica, in fondo, deve essere anche un po’ egoista e prima di strizzare l’occhio a chi ascolta, deve piacere a chi la crea e rispecchiare la sua urgenza creativa. Il pubblico non è nato per trovare sempre la strada spianata, di tanto in tanto, va anche guidato verso nuovi territori.

Il Medioevo non è poi così lontano

Con “Magia Bianca”, Francesca ci ha fatto scoprire un immaginario totalmente nuovo, fatto di concetti come il “tecnofeudalesimo” e di testi che finalmente accantonano il trito e ritrito “sole-cuore-amore”. Senza demonizzare la musica leggera, ben venga quando si aprono spiragli anche su altri mondi.

E in questo scenario spunta La mia ragazza. Il brano si ispira alla storia di Katherina Hetzeldorfer, figura vissuta in Germania nel XV secolo e che nel 1477 fu processata e giustiziata per le sue relazioni con altre donne, diventando il primo caso documentato di condanna a morte per omosessualità. È assurdo pensare come una cronaca di secoli fa riesca a risuonare così tanto anche in questi nostri “tempi di merda di finto ordine ma di vera guerra” (per citare “1484”). Eppure, la realtà è proprio questa.

La notte come rifugio, la sorellanza come forma di resistenza

L’intento del pezzo è dimostrare come il desiderio di amare liberamente attraversi i secoli rimanendo un’urgenza viva, ma ostacolata e giudicata.

Se la notte è una donna assassina
Che ci scioglie come codeina
Adesso mi fa una carezza

Il volto di questa notte bifronte prende vita anche nella cover del singolo. A prima vista la figura vestita di nero che domina la scena può sembrare minacciosa, “assassina” ma in realtà si allunga a protezione di un gruppo di donne proteggendole da occhi indiscreti. Una catena di affetto e resistenza che attraversa le epoche, richiamata anche dal ritornello che ripete “Come la ragazza della mia/tua/sua ragazza”.

Concettualmente, continuiamo a muoverci lungo la rotta di questa nuova era, riportando al centro il tema della sorellanza e la metafora delle streghe come donne libere. A livello sonoro c’è un salto in avanti. La virata verso una wave pop-rock crea la la perfetta via di mezzo per traghettare verso questo nuovo universo sonoro anche i più scettici.

E se dopo tutto questo qualcuno rimpiange ancora la “vecchia Francesca“, pazienza. Certe rivoluzioni, prima di essere capite, devono necessariamente disturbare.

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