Daniele Silvestri, “Canzoni a Sdraio” arriva a Pompei

da | Set 18, 2026 | #Cromosomiintour

Un viaggio tra musica, ironia ed emozioni nel suggestivo Teatro Grande di Pompei: Daniele Silvestri porta in scena “Canzoni a Sdraio” insieme a Marco Santoro e Davide Savarese, alternando cantautorato, rap, soul e mondi musicali diversi. Una serata tra musica, racconti ed emozioni.

Il 17 settembre il viaggio di Canzoni a Sdraio di Daniele Silvestri fa tappa al Teatro Grande degli Scavi di Pompei, uno spazio in cui la storia e la musica si incontrano in una cornice particolarmente suggestiva.

Pur essendo anche questo live all’interno degli scavi archeologici di Pompei, Canzoni a Sdraio prende vita in una location diversa rispetto all’Anfiteatro dove abbiamo assistito ai live di Tropico e Coez, ma forse ancora più raccolta e suggestiva, capace di regalare alla serata un’atmosfera davvero speciale.

Un trio, una sdraio e trent’anni di canzoni

Il cantautore romano porta in scena un progetto che riscopre il repertorio meno celebrato, oltre ai grandi classici intramontabili, e lo restituisce al pubblico attraverso nuovi arrangiamenti e la dimensione intima del trio.

Nato dall’album Canzoni a Sdraio (Live in studio) pubblicato il 12 giugno 2026 da Epic Records/Sony Music Italy, il tour si sviluppa attorno a una formazione essenziale: Daniele Silvestri, Davide Savarese alla batteria, percussioni e molti altri strumenti innominabili e Marco Santoro alla tromba e addirittura al fagotto. Sì, il fagotto, strumento che personalmente ricordo di aver ascoltato quasi esclusivamente dal libro di musica delle medie, nella versione musicata di Pierino e il lupo. In pochi capiranno la citazione, chiedo perdono.

Sul palco sono in 3, ma sembrano 33. Una qualità musicale e artistica indiscutibile. L’essenzialità di un trio che invece riempie la serata di dettagli e particolari inestimabili.

Un trio che mette in primo piano l’interpretazione, gli arrangiamenti e la possibilità di dare nuova vita a brani appartenenti a momenti diversi della carriera dell’artista.

Cronache di una serata fatta di musica, emozioni e parole

Il concerto si apre con un vero e proprio incipit da spiaggia: una sedia a sdraio, naturalmente, e una radio che trasmette hit estive un po’ datate, mescolate alle voci storiche che raccontano la nostra Costituzione.

Si parte quindi con il primo brano della serata, “Sana e robusta Costituzione”.

Da quel momento il repertorio si mette in movimento, attraversando episodi diversi della carriera di Silvestri. La scaletta alterna brani impegnati, momenti surreali, racconti personali e canzoni capaci di far cantare il pubblico, senza mai rinunciare a quella vena ironica che è una delle cifre distintive dell’artista.

Tra le tappe del percorso trovano spazio tanti brani riarrangiati per l’occasione: “Monetine”, “La verità”, “Ma che discorsi”, “Occhi da orientale”, “Le cose che abbiamo in comune”, “Il mio nemico” sono solo alcuni esempi.

Non mancano momenti di riflessione che si alternano però ad altri decisamente ironici e ilari.

Ad esempio, quando Daniele Silvestri introduce agli anni ’90 e al rap cantando il brano “Sogno-B”, un celebre brano dedicato a sua maestà la cacca, contenuto nel suo album d’esordio del 1994.

Anche con “Le cose che abbiamo in comune” non manca un momento di ironia, citando il giovane Alfa, che ha recentemente reinterpretato il brano.

«Dite ai vostri figli che questa non l’ha scritta Alfa. E se non sapete chi sia Alfa, beh, allora siete della mia generazione»,

scherza sorridendo Silvestri. Una battuta che strappa una risata e che restituisce perfettamente il tono familiare e autoironico della serata, nonché il viaggio intergenerazionale tra i ricordi che questo concerto sa evocare.

Una serata, tanti registri

La forza dello spettacolo sta anche nel modo in cui Silvestri riesce a passare da un registro all’altro senza perdere coerenza. Le canzoni diventano occasione per parlare di politica, società, relazioni, tempo che passa e assurdità della vita quotidiana.

Questo è sicuramente uno degli aspetti più sorprendenti del concerto. Continui cambi di registro, sia emotivi che sonori.

Si passa da momenti emotivamente intensi, accompagnati anche da assoli al pianoforte e riflessioni che invitano all’ascolto, a parentesi ritmiche, scherzose e decisamente coinvolgenti.

Daniele Silvestri attraversa il cantautorato impegnato, il rap, il soul e i ritmi caraibici, dimostrando una versatilità che non si limita alla scrittura, ma si riflette nella costruzione stessa dello spettacolo. Non mancano nemmeno gli scherzi in cuffia da parte del fonico, piccoli momenti che rompono la distanza tra palco e platea e rendono l’atmosfera ancora più familiare.

È anche in questi dettagli che si percepisce il carattere di Canzoni a Sdraio: un concerto capace di essere profondo senza prendersi sempre sul serio, e divertente senza perdere la ricchezza dei contenuti.

Il gran finale corale

Due ore di concerto scorrono velocissime, il pubblico dialoga con Silvestri alla ricerca dei suoi più grandi successi, che arrivano con l’acclamato e consueto bis.

Il concerto riparte quindi per il gran finale, un’altra mezz’ora intensa ed emozionante.

Tocca quindi ai grandi successi cantati coralmente dal pubblico, che finalmente si alza intonando prima “A bocca chiusa”, introdotta da un saluto a Paola Cortellesi, che ha contribuito a rendere il brano celebre, e soprattutto da una dedica all’amico scomparso Renato Vicini, storico interprete LIS, morto a fine novembre 2022.

Il bis prosegue con “Salirò”, “La paranza” e “Testardo”, fino al gran finale, inaspettato, con “Cohiba”, che trasforma gli ultimi minuti del live in una festa collettiva.

Una conclusione che racchiude lo spirito dell’intera serata: la capacità di attraversare emozioni, riflessioni e divertimento, fino a lasciare spazio alla pura energia della musica.

Trent’anni di musica, tra malinconia e voglia di rifarlo

Il tour Canzoni a Sdraio purtroppo arriva ormai alla sua ultima data, che sarà il 3 ottobre 2026: Canazei (TN) – I Suoni delle Dolomiti, e questo aggiunge alla serata una componente inevitabile di gioia e nostalgia.

Si avverte la sensazione di assistere a qualcosa che sta per concludersi, ma che ha ancora tutta la forza di un’esperienza viva e condivisa. Ci sono i saluti a tutto lo staff, un abbraccio collettivo tra scherzi in cuffia, siparietti e sorrisi.

Raccontare trent’anni di carriera attraverso una scaletta così varia significa anche mostrare quanto sia ampio il mondo musicale di Daniele Silvestri. Un mondo in cui l’impegno convive con l’ironia, la sperimentazione con la tradizione cantautorale, e il rapporto con il pubblico diventa parte integrante dello spettacolo.

Mi dispiace per chi non ha potuto assistere a questo show, ma davvero c’è solo un messaggio da lasciare: chapeau, Daniele. Ci hai lasciato a bocca aperta. Altro che chiusa!

Ti aspettiamo. E come hai detto tu, “rifamolo” quando vuoi.

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