Altro che Giornata del Gatto: la musica e il simbolismo “zoologico”

da | Ago 8, 2026 | News

Un viaggio nel bestiario della musica per scoprire come gli animali siano diventati potenti simboli narrativi di libertà, ribellione, fragilità e critica sociale. In occasione della Giornata del Gatto, raccontiamo gli animali che nelle canzoni hanno finito per parlare soprattutto dell’essere umano.

In occasione della Giornata del Gatto, vi proponiamo in realtà un viaggio tra gli animali che hanno ispirato alcuni dei brani più e meno noti del panorama nazionale e internazionale.

Ma se credete che l’articolo sia “carino e coccoloso”, allora vi sbagliate di grosso.

5 artisti che forse non sapevi fossero innamorati dei loro animali

Freddie Mercury era quello che oggi definiremmo il gattaro per eccellenza. Anche Taylor Swift spesso celebra i suoi amati gatti, Ed Sheeran racconta il suo rapporto con i gatti Calippo e Dorito, Ariana Grande e i suoi numerosi cani adottati, Paul McCartney, storico sostenitore dei diritti degli animali, e ultimamente potremmo aggiungere anche Fedez, che dopo i figli è passato a mostrare ogni “pelo” dei suoi amati Silvio e Maurizio.

Ecco, questo è il taglio dell’articolo che troverete oggi sui social.

Ma non qui.

Gli animali tra simbolismo e metafore potenti

Pur non essendo sempre protagonisti delle canzoni, a volte vivono tra le righe dei testi, altre diventano copertine, fotografie, titoli, simboli e racconti che sanno parlare molto più di mille parole.

Nascondono infatti un simbolismo condiviso e magnetico e, per questo, diventano metafore perfette e aiutano a comunicare senza bisogno di filtri.

Gli animali non rappresentano solo l’amore incondizionato, la libertà, la fedeltà, ma molto di più: diventano simbolo di riscatto, di inadeguatezza, di irrazionalità, simbolo di chi non si sente capito.

Perché gli animali sono uno strumento narrativo potente e spesso li ritroviamo in interi brani dedicati a loro senza neanche saperlo, non come semplici protagonisti di storie tenere, ma come simboli di ribellione, sopravvivenza, ironia e umanità.

Proviamo a proporvi una playlist con “le zampe”

Se vogliamo parlare di animali e simbolismo, uno dei casi più iconici della musica italiana è sicuramente Rettore con “Kobra”. Il cobra non è semplicemente un rettile: diventa un doppio senso continuo, simbolo di desiderio, provocazione e trasgressione.

A più di quarant’anni dall’uscita resta uno dei brani pop più irriverenti della musica italiana.

Anche il serpente, in generale, nella musica richiama spesso il tradimento, la tentazione e il cambiamento, ereditando un immaginario antichissimo. Ce lo ricordano anche i Subsonica con “Serpente”, diventato tra l’altro simbolo identitario anche nella copertina di “Eden”, album da cui è tratto.

Gli animali come critica sociale

Ma la playlist continua a “strisciare”. Pertanto, come non citare “L’anguilla” dei 99 Posse.

In questo brano l’anguilla non è un animale scelto a caso: è ciò che sfugge alla rete, che scivola via, che non si lascia catturare. Nel testo diventa un manifesto di indipendenza contro il mercato e l’omologazione. Lo stesso brano arriva a esplicitare il significato dell’immagine:

Sai l’anguilla cos’è? No!
No, non è un serpente
né uno strano pesce
è un modo di vivere:

Scivola, zompa, compare e scomparisce

E per rimanere in tema di animali simbolo di critica sociale è doveroso passare per Willie Peyote.

Nel brano “I cani”, l’artista torinese con la frase “I cani son meglio delle persone che dicono che i cani son meglio delle persone”, ricca di tagliante sarcasmo, sottolinea l’ipocrisia dell’uomo. Non è ovviamente un elogio dei cani, né un segnale di disprezzo: è una presa in giro verso chi troppo spesso usa gli animali per sentirsi moralmente superiore agli altri.

È una battuta che diventa critica del conformismo e della superficialità dei giudizi.

La playlist continua tra simboli e metafore

Eccoci al momento di “Attenti al lupo” branco con cui Lucio Dalla gioca magistralmente con la favola.

Il lupo non è soltanto il predatore delle fiabe: è tutto ciò che temiamo, ma anche ciò che ci inventiamo per giustificare le nostre paure. Nel brano c’è leggerezza, ma anche una riflessione sul modo in cui costruiamo i nostri “mostri”.

È interessante perché il lupo passa dall’essere un animale reale a diventare una figura psicologica.

E come non citare “Le rondini” di Mango. Pubblicata nel 1990 e riportata al grande pubblico dalla figlia Angelina durante il Festival di Sanremo 2024. Un brano delicato e profondo dove l’uccello, già simbolo di primavera e ritorni, diventa più ampiamente simbolo di ciò che torna ciclicamente nella nostra vita: ricordi, emozioni, legami e speranze che sembrano allontanarsi, ma che prima o poi ritrovano la strada di casa.

Il volo dell’uccello diventa così una metafora della ricerca di libertà, del desiderio di superare i confini e della capacità di ricominciare, mantenendo sempre un legame con le proprie radici.

È proprio questa doppia natura – il partire e il ritornare – ad aver reso “Le rondini” uno dei brani più poetici del repertorio di Mango, dove la natura non fa da semplice sfondo, ma diventa il linguaggio attraverso cui raccontare la nostalgia, il cambiamento e il bisogno universale di sentirsi, in qualche modo, sempre a casa.

Aggiungerei anche brani come “Gli animali” di Mannarino: un brano intenso dove gli istinti e le figure degli animali selvatici e domestici riflettono le miserie e le passioni dell’uomo.

E anche “La salamandra” dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che diventa il simbolo enigmatico e sfuggente di una figura femminile o di una rinascita.

E ancora potremmo continuare a lungo.

Concludiamo celebrando i gatti davvero

Per concludere, forse è doveroso qualche breve riferimento anche al gatto, da cui siamo partiti e di cui si celebra la famosa giornata.

E così lo facciamo con “Maledetto d’un gatto” di Lucio Battisti: il gatto non è solo un animale domestico, ma il simbolo di dinamiche di coppia e di umori imprevedibili, ma anche “La gatta” di Gino Paoli, simbolo di la giovinezza, libertà e sogni di un periodo semplice e felice.

E infine un posto per Freddie Mercury e “Delilah”: non può mancare la gatta più famosa del rock.

È probabilmente uno dei casi più in controtendenza rispetto al nostro articolo, perché qui si parla davvero di affetto senza simbologia alcuna: Mercury viveva circondato dai suoi gatti e dedicò loro attenzioni quasi paterne. Nel 1991 arrivò questa dichiarazione d’affetto senza filtri, nella quale racconta con ironia i piccoli dispetti della sua inseparabile compagna.

È una delle rarissime canzoni della storia del rock dedicate esclusivamente a un animale domestico. In mezzo a un disco attraversato dalla malattia e dalla consapevolezza della fine, Mercury dedica una canzone leggera e affettuosa alla sua compagna felina. È uno dei pochi casi in cui l’animale non rappresenta altro da sé: è semplicemente un’ancora emotiva.

E se gli animali raccontassero noi?

In fondo gli animali nelle canzoni parlano raramente di zoologia e molto più spesso sono immagini narrative potenti.

L’anguilla racconta chi rifiuta di farsi catturare. Il cane di Willie Peyote racconta l’ipocrisia umana.

Il gatto di Freddie Mercury racconta l’amore senza condizioni. Il serpente, il lupo, il cobra o la rondine diventano archetipi che ogni ascoltatore riconosce immediatamente.

Forse è proprio questo il motivo per cui continuano ad abitare la musica: perché è più facile parlare dell’uomo quando, apparentemente, si sta parlando di un animale.

Esopo ce lo ha d’altronde dimostrato tanto tempo fa: in fondo, il vero bestiario della musica non parla del regno animale, parla di noi.

La Playlist di Cromosomi