Arriva il nuovo album Music, Fashion, Film: è finita la festa e pure l’afterparty.
Si conclude l’era “brat” con il suo primo mockumentary da autrice e attrice, “The Moment”, diretto da Aidan Zamiri.
C’è un tempo nuovo, è ora di re-inventarsi come persona e poi come artista. Assieme a Charli XCX , in questa nuova avventura, ci sono i fidati collaboratori storici A. G. Cook e Finn Keane.
Qualcuno le ha chiesto di che cosa parli “Brat” e lei risponde «cocaina» – «ma in maniera metaforica?», ribattono. «Che cos’è la cocaina metaforica?» risponde lei.
Music, Fashion, Film è invece un disco dalle sonorità in bianco e nero, ammantato di riflessioni e idee estetiche.
Esce il 24 luglio e si propone più che esclusivamente come un progetto musicale, come un giro a 360° nella testa di Charlotte Emma Aitchison.
Non ci sono canzoni di chissà-quale-calibro, eppure è stato creato un universo che tocca contemporaneamente diversi modi di fare arte che la affascinano.
L’esplorazione dei suoni, il mondo patinato delle passerelle e il grande schermo sono i canali attraverso cui Charli XCX sceglie di esprimersi.
Dunque, per essere coerenti, in copertina ci finiscono John Cale, Marc Jacobs e Martin Scorsese.
Infatti contestualmente al lancio del disco, sono state scelte tre tracce per creare una sorta di count-down proprio riprendendo il titolo Rock Music (music), SS26 (fashion), Camera (film).
“I think the dance floor is dead
So now we’re making rock music”
Tutto parte con questo statement, che è da intendere come chiave di lettura di tutto il progetto.
Nella fervida speranza di “feel something”, “we’re walkin’ on a runway that goes straight to hell. Nothing’s gonna save us, not music, fashion or film”.
Cosa ne sarà di tutta la bellezza relativa a persone che ti baciano l’anima lasciandoti ispirato, ad ambienti che ti assediano di idee, ad abiti che definiscono il tuo personaggio, a tecnologie che permettono di concretizzare pensieri creativi? Una risposta non esiste e in fondo l’incertezza perpetua è quel qualcosa di distorto che ci permette di andare avanti. Parola di Carine Roitfeld, ex direttrice di Vogue Francia, attualmente a capo dell’omonimo fashion book.
“It makes me wanna throw my life away
All the music, all the people
Not a single kiss goodbye”
Decisamente sarebbe opportuno optare per il cosidetto “french exit” oppure “filer à l’anglaise”. Due modi per dire la stessa identica cosa: perdersi e basta nell’oblio. Magari andare alla ricerca di “stars”, “the ones in your eyes”. “That look it’s a bullet. It makes me question what I’m doing”.
“But all I know is how it makes me feel
And it makes me feel how it makes me feel
Yeah, it makes you feel how it makes me feel
Yeah, it makes me feel how it makes me feel
When the camera’s on”
C’è qualcosa di meraviglioso e allo stesso tempo violento nell’essere “inspired and alive”. E’ l’unico modo “to feel like I’m not actually me”. Vincent Cassel valida le sue parole con una performance innervosita che viene continuamente ripetuta.
La traccia Wink Wink, invece, è uno strizzare l’occhio all’attesa e alle pretese del pubblico circa il passaggio dai toni verde fluo al malinconico black&white.
C’è tutta la sua esuberanza e ironia, messa al servizio di una domanda “do you get me?” di cui neanche si cura di ricevere risposta. La sua personalità è dominante e prepotentemente si prenderà altro spazio negli ambienti creativi. Non c’era da dubitarne siccome sia lei che questo lavoro musicale nascono sotto il segno del Leone.
Rilascia inoltre un cortometraggio di 42 minuti che accompagna l’uscita del disco, regalando una nuova esperienza audiovisiva. Anche questo è opera sua, in quanto ideato e diretto.
«Voglio l’edonismo, il pericolo, il senso di anti-establishment»
Parole di velleità che riempiono il cuore di idee e stordiscono la mente dalla banalità delle giornate mediocri di una persona qualunque.
Il personaggio dietro Charli XCX non rientra a questo punto esclusivamente nella forma di “cantante”. E’ qualcosa di più. Chissà che altro ha in serbo.
Finisce persino alla National Portrait Gallery di Londra in canotta bianca e jeans neri slacciati, nel ritratto di Harley Weir, in contraddizione con il brano conclusivo No One Lasts Forever. L’arte è immortale.










