Dimartino ritrova se stesso con “L’Oro del Fiume”

da | Mar 24, 2026 | Recensioni singoli

Antonio Dimartino, ormai celebre artista siciliano reso particolarmente noto dal felice sodalizio col conterraneo Colapesce, torna a registrare un album solista, sette anni dopo: torna così a casa, ma scopre che forse non è più la stessa. L'Oro del Fiume, singolo che anticipa il lavoro, è più di una felice premessa.

Dopo il lungo sodalizio con Colapesce, Dimartino torna a produrre un suo album: uscirà l’8 maggio prossimo, ed è anticipato dal suggestivo singolo L’Oro del fiume.

L’8 maggio prossimo uscirà il nuovo disco solista di Dimartino. Accade a 7 anni dall’ultima uscita dell’ultimo lavoro prima del fertile sodalizio con Colapesce – correva l’anno 2019 e l’album in questione era “Afrodite”. Era un giovane e diverso Dimartino. Infatti l’anno successivo a tale uscita, ovvero il 2020, sarebbe arrivato il Covid: sembra un’era geologica fa. Il mondo è mutato velocemente, senza più le certezze di un tempo, ma ecco che, tra le maglie della decadenza di questi anni venti, qualcosa di rassicurante si materializza: tra un mese e mezzo uscirà “L’improbabile piena dell’Oreto”, di cui oggi il singolo L’oro del Fiume è una gustosa anticipazione.

L’Oro del Fiume: la via sicula al romanticismo di Dimartino

Questa fiabesca evocazione della natura come elemento centrale, richiama quasi un certo verismo verghiano, quasi a voler sottintendere uno sfondo di magia bucolica che scorre all’interno di questo nuovo lavoro dell’artista palermitano. L’Oreto infatti è un fiume siculo, breve e a carattere fortemente torrentizio. Nasce a circa mille metri di quota non lontano da Monreale, e scorre per circa venti kilometri prima di tuffarsi nel Tirreno. Un fiumiciattolo, che scorre in un alveo scavato nei secoli, ma soggetto alla desertificazione, al surriscaldamento e alla sempre più feroce siccità siciliana degli ultimi tempi: da qui, la sua improbabile piena, che viene evocata come un evento mistico, voluto dagli Dei, la cui venuta rappresenta un epifania per i popoli che ne abitano le sponde ormai arse dal sole: un titolo suggestivo dunque, degno di un racconto di Gabriel Garcia Marquez.

Lo Sturm und Drang sotto il solleone della trinacria

Apprezzate  le suggestioni del disco ormai prossimo, possiamo intanto goderci L’Oro del Fiume. Nuovamente la natura al centro, in questo brano, che evidentemente era nel giudizio dell’artista una buona anticipazione, una valida rappresentazione dell’intero disco. L’atmosfera dolceamara, chitarre dall’atmosfera retrò, rievocano sonorità quasi western, folk/country, come a voler richiamare titolo e ambientazione del brano. L’Oro del Fiume parla di correnti, divisioni interne, paure e angosce. Il desiderio di essere trasportati e cambiare, che confligge con l’atavica tendenza alla conservazione, alla preferenza per il certo rispetto all’incerto. Racconta di un movimento – in primis interiore –  sofferto, ma ineludibile, che rappresenta la vita intera. 

Dimartino, con L’Oro del Fiume, si misura con la sfida del ritorno a se stesso

Dimartino, reso ormai celeberrimo dal riuscitissimo duo con Colapesce col quale ha partecipato anche due volte a Sanremo, torna sui suoi passi. Lo fa tornando ad una sua vecchia e nuova autenticità: ritorna a se stesso, scoprendo un nuovo se stesso. Intimista, sentimentale com’era anche prima, ma minimale ed estremamente evocativo e comunicativo, anche se attraverso l’allegoria e la suggestione, piuttosto che ripiegare su una semplicità didascalica che di certo non gli s’attaglierebbe. 

Oltre il cantautorato, in questo singolo sentiamo il suo spirito folk, sonorità elettroniche minimali che conferiscono ancor maggiore solennità all’atmosfera del brano, creando scenari e atmosfere sentimentali ma potenti. 

Dopo le luci della ribalta, il difficile ritorno a casa

Dopo il geniale fischiettìo di “Musica Leggerissima” e la potenza indiscussa di un brano come “Splash”, Colapesce e Dimartino tornano a fare anche cose separatamente. Così facendo, rimarcano ancora una volta una grande verità della musica: come dopo un grande amore, quando si torna a scrivere da soli dopo un  sodalizio così potente, ci si ritrova cresciuti e spogli, di nuovo del tutto se stessi, eppur diversi da ciò che si era un tempo. Era stato sicuramente così anche per Fabi, Silvestri e Gazzè dopo “Il Padrone della festa”, album capolavoro del 2014. 

Attendiamo quindi con grande curiosità il prossimo 8 maggio, sicuri che Dimartino, come un pittore di scenari familiari e desueti, nella sua “Improbabile piena dell’Oreto”, abbia ancora grandiose tele da offrire agli occhi del mondo.

La Playlist di Cromosomi