Nel suo primo incontro pubblico dopo anni di silenzio, Lorde si svela ad Apple Music come non mai. Il nuovo album, Virgin, non è solo un ritorno discografico: è una rinascita viscerale, quasi mistica. «Mi sentivo collegata a una fonte di energia pazzesca», racconta parlando della genesi di Hammer, un brano nato durante un momento di lucida euforia fisica e spirituale, dopo aver abbandonato la contraccezione ormonale. Il pezzo, arricchito dai suoni terreni e sintetici di Buddy Ross, si presenta come una sorta di manifesto uterino elettronico, dove «le macchine cantano» con voce umana.
«Ho cercato di mantenere tutto il più grezzo e puro possibile», spiega Lorde. Un principio che attraversa anche Favorite Daughter, traccia ispirata al suo rapporto con la madre ma estesa a chiunque abbia mai cercato approvazione. È il brano dove la voce dell’artista parla al pubblico come a un genitore esigente.
Jack Harlow — presente per caso agli Electric Lady Studios — ha ascoltato in anteprima l’album, definendolo “barre pure”. Jack incarna perfettamente quella generazione capace di intercettare l’energia fluida di questo progetto, che respira e sanguina come un corpo.
Il cuore pulsante di Virgin è però nella crisi interiore che ha attraversato l’artista: una fame creativa e fisica che l’ha svuotata durante l’era Solar Power. La decisione di “tagliare i fili” — chiudere relazioni, trasferirsi a Londra, cercare nuove collaborazioni femminili — ha acceso la miccia per un disco più maturo, lucido e vulnerabile.
“La versione più pura di me è famosa”, dichiara infine Lorde. Una dichiarazione forte, ma soprattutto sincera, che trasforma Virgin in un album non solo da ascoltare, ma da abitare.










