Gazzelle a San Siro, un’illusione in un mondo surreale

da | Giu 23, 2025 | #Cromosomiintour

Il 2017, sai, non ritornerà. Ma a volte sembra più vicino.

La prima volta che mi trovai sotto palco davanti a Gazzelle era il 2017. L’occasione era uno di quei festival che non sono veri festival. Si trattava piuttosto di quel genere di eventi studiati per mantenere viva la provincia, una sorta di sagra o di quelle iniziative con nomi imbarazzanti come “R…estate a [nome di paesino]”, rigorosamente scritti in Comic Sans e con colori sgargianti.

C’era un mercatino vintage con delle camicie tanto belle quanto costose, degli hamburger di qualità non entusiasmante e un palco alto all’incirca quanto i tacchi del coreografo di Gaia. 

Erano i primi concerti di Gazzelle, poche settimane dopo l’uscita del primo album “Superbattito”; Flavio indossava gli occhiali da sole con meno costanza e il biondo platino con più audacia.

Se artisti come Calcutta, I Cani, L’Officina della Camomilla, Brunori Sas, gli Zen Circus o gli Ex-Otago avevano già qualche anno di musica alle spalle e hanno costituito l’origine dello tsunami indie del 2015, la storia di Gazzelle è un po’ diversa. Probabilmente è, anzi, la storia più rappresentativa tra coloro che quello tsunami l’hanno cavalcato senza più scendere dalla cresta dell’onda. Arrivato al momento giusto, con le canzoni giuste, è passato in un balzo dai palchetti di paese ai palazzetti. Non senza merito, sia chiaro.

In quel periodo non ascoltavo molta musica italiana: raramente entravo in contatto con qualcosa che mi colpisse. Non sapevo cosa fosse Spotify ed ero fissato con Edward Sharpe & The Magnetic Zeros, i Cigarettes After Sex e i Cage The Elephant.

Il concerto di Gazzelle è stata una piccola svolta: i miei amici già in piena sbornia indie erano entusiasmati da “Zucchero Filato”, io con la mia solita malinconia atavica mi ero fatto rapire da “Greta” (tutt’ora il mio pezzo preferito). Il mio amico mezzo americano annunciava che «finalmente anche in Italia si sta diffondendo la musica indie». Aveva ragione. Poteva finalmente smettere di ascoltare soltanto Elvis, gli Arctic Monkeys, i Black Keys e Johnny Cash. «Il batterista è bravissimo» ripeteva a ogni concerto: la classica frase di chi millanta intuizioni esoteriche nelle esibizioni live.

Sotto palco, per la prima volta, avevo l’idea di essere circondato da persone che, in qualche modo, avrebbero potuto capirmi. Le camicie vintage cominciavano ad essere cool, la semplicità tornava ad essere una virtù. Il mondo si stava adattando alla mia sagoma e io me ne rendo conto solo oggi.

Mi sveglio nel 2025 e Gazzelle riempie San Siro, “Superbattito” è solo il 1° dei suoi 5 album e l’ultimo di questi si chiama proprio “Indi”: la pronuncia è la stessa, ma di quel significato non è rimasto quasi nulla. L’indie era un fenomeno troppo bello per rimanere qualcosa di pochi. Non avrà più quella connotazione da piccola tribù, da qualità genuina a basso prezzo, da quattro chiacchiere e una birretta scambiate con l’artista, ma per rivoluzionare il pop da dentro serviva qualche compromesso. Era il prezzo da pagare per salvarci da Il Volo e dai prodotti industriali di Amici. 

Anche il pubblico di Gazzelle è cambiato dal 2017, non solo numericamente. Si vedono in giro un po’ meno confezioni di Pueblo e molte più Iqos. Meno frangette tagliate istericamente davanti allo specchio e più capelli piastrati. Meno Birkenstock e più tatuaggi con scritto resilienza.

Ormai il carro dell’indie è diventato così grande che ci salgono un po’ tutti; forse è anche per questo che Gazzelle ha deciso di togliere una lettera a quella parola così abusata e poi prendersi una pausa.

Noi no, non possiamo, dobbiamo affrontare quotidianamente questo mondo surreale. Per fortuna, in qualche calda serata milanese, abbiamo un amico che ci riporta un po’ a cullarci nei ricordi del 2017. Nella malinconia passata, che ci fa dimenticare per un secondo la paura presente.

La scaletta del concerto di Gazzelle a San Siro del 22 Giugno 2025

E se il mondo finisse domani

Se arrivassero gli americani

Io vorrei stare con te

Sotto le bombe con te

Gazzelle – Idem

Ascoltare queste parole il giorno dopo un bombardamento è un po’ meno romantico del solito, ma la colpa non è certo di Gazzelle. La scaletta finisce per essere una maratona che ripercorre l’intera discografia di Flavio, con qualche ospite a sorpresa che fa l’effetto della celebre ciliegina.

  • PUNK
  • MEGLIO COSÌ
  • FOTTUTA CANZONE
  • DA CAPO A 12
  • SBATTI
  • BLU
  • LACRIMA
  • MEGLIO DI PRIMA
  • MILIONI con Fulminacci
  • SOPRA

Medley piano e voce:

  • NOI NO
  • NMRPM
  • COLTELLATA
  • NERO
  • ORA CHE TI GUARDO BENE
  • PIANGO ANCHE IO (FINALE FULL BAND)
  • ZUCCHERO FILATO
  • VITA PARANOIA
  • FLAVIO
  • 7 con Mobrici
  • SCUSA
  • IDEM
  • STAMMI BENE
  • TUTTECOSE con Mara Sattei
  • LA PRIMA CANZONE D’AMORE
  • GRATTACIELI METEORITI GLI ANGELI
  • UNA CANZONE CHE NON SO
  • SMPP
  • COPRIMI LE SPALLE
  • TUTTA LA VITA
  • MEZZO SECONDO
  • SAYONARA 
  • QUELLA TE
  • TUTTO QUI
  • NON SEI TU
  • SCINTILLE
  • DESTRI

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