C’è un momento in cui anche le leggende abbassano il volume, spengono i riflettori e iniziano a raccontarsi. È quello che succede in Bono: Stories of Surrender, il documentario firmato Apple TV+ in cui Bono, voce e cuore degli U2, si siede, guarda indietro, e poi guarda avanti. Con lui, Zane Lowe, che più che intervistarlo, lo accompagna in un viaggio che assomiglia a una confessione lucida, tenera e tagliente.
Si parla di musica, certo, ma anche di ferite. Come quella di Larry Mullen Jr., il batterista di sempre, costretto a fermarsi. E della scelta di far salire sul palco Bram, tra tensione e rispetto. “Larry è stato straordinario”, dice Bono, lasciando intuire quanto la band sia più di una macchina da concerti: è un ecosistema emotivo.
C’è spazio anche per le storie da backstage: Noel Gallagher che si ritrova Bono sul tavolo della cucina, raccontando Stories of Surrender al figlio. “Una rockstar che parla piano fa più rumore di una chitarra al massimo”, sembra dire Bono tra le righe.
E poi, quella scena al Live Aid: Bono che improvvisa, sparisce tra il pubblico, salta lo slot, rischia tutto… e riceve un messaggio da Lou Reed. “Hai fatto la cosa giusta.” È in questi scatti che si vede chi è Bono davvero: non l’icona, ma il cercatore. Quello che sbaglia, tenta, si espone.
Ora dice di sentirsi “pronto per il suono del futuro”. Non come chi vuole reinventarsi a tutti i costi, ma come chi ha capito che la rivoluzione parte dal silenzio, dalla resa, dall’ascolto.










