Abbiamo incontrato Napoleone, in occasione dell’uscita del suo nuovo album, per la precisione il secondo, Moderno Italian Touch. Un progetto che supera i confini di genere per raccontare un’Italia musicale nuova, aperta e contaminata.
Napoleone fonde funk, pop, orchestrazioni rétro e dialetto partenopeo, creando un sound personale, raffinato e al tempo stesso accessibile e condivisibile da tutti.
Ma è Napoleone stesso a raccontarci di più su Moderno Italian Touch. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’artista, che ci ha aperto un mondo…
Innanzitutto ciao Davide, come stai?
Ciao! Tutto bene dai!
Lo credo bene! Ormai Moderno Italian Touch è diventato, da pochissime ore, di tutti. Ci racconteresti un po’ la genesi di questo progetto e, ovviamente, dei brani contenuti?
Si, allora, è un disco che nasce principalmente partendo da delle idee musicali, rispetto al primo album che è nato un po’ seguendo un concetto testuale o un linguaggio più focalizzato sui testi. Invece, in questo sono partito da strumentali. Infatti, sono anche più brani che nascono proprio da collaborazioni con produttori diversi, quindi anche la scrittura nasce proprio in maniera totalmente diversa. Infatti i testi sono stati forse l’ultima cosa che a cui ho approcciato, in una seconda fase. Mi sono focalizzato più sulla ricerca del sound, perché nasce anche in un momento in cui esplode totalmente a livello nazional popolare quello che viene ribattezzato come neapolitan power, quindi io mi sono trovato un po’ nella fase di mezzo. Quando ho iniziato io a pubblicare questi brani non era ancora del tutto esplosa, quindi nel mentre stavo scrivendo questo secondo album e mi sono trovato pure in mezzo a questo calderone che voleva anche un po’, in un certo senso, relegarti in un certo target, su certi palcoscenici, in alcune rubriche dedicate alla musica napoletana. E quindi questa cosa mi è un po’ pesata poiché mi sentivo un po’ limitato. Questa è una roba che tu senti anche in fase di scrittura, perché sai che vieni percepito in quel modo, anche dagli addetti ai lavori che si aspettano da te un certo tipo di musica, un certo tipo di linguaggio. Quindi avevo bisogno di definire il mio sound e quindi di trovare qualcosa di ancor più personale, e penso di esserci riuscito. Il titolo Moderno Italian Touch è un po’ mettere un timbro a questa scelta, di trovare una mia impronta stilistica e di andare un po’ anche controtendenza rispetto a quello che si potevano aspettare da me. Non è un titolo provocatorio, però volevo definirmi, perché mi sentivo un po’ sbattuto dalle definizioni altrui: non capivo più se ero un cantautore, un esponente della scena napoletana, insomma non ci stavo capendo più niente e avevo bisogno di focalizzarmi.
Nell’album ci sono, come dicevamo prima, anche delle collaborazioni con altri artisti. Com’è stato lavorare con loro? C’è qualche aneddoto che ti va di raccontare?
Allora principalmente, come dicevo, c’ è stata la collaborazione anche di altri produttori, penso a quella con LDO, Luigi Castaldo. E insomma, l’ho conosciuto in una session a Milano di scrittura per terzi (perché lavoro anche come autore per altri artisti). Ed è scattata subito una scintilla, anche perché quando trovi un conterraneo in una “terra straniera” è sempre pazzesco. C’è stato subito un grande feeling, lui poi collabora con Clementino, fa parte di un’altra scena e viene un po’ più dall’urban, dall’elettronica, ma non è la prima volta che collaboro con con una realtà del genere. Poi l’ho invitato a Torino e da lì inizia a farmi ascoltare un po’ di strumentali, di cose che aveva in archivio. Una di queste mi colpisce e diventa il brano “Serenata Funky“ a cui poi abbiamo aggiunto anche Vale LP. È un brano che, dopo averlo scritto, chiedeva una voce femminile.
Prima che lei andasse a Sanremo avevo ascoltato il suo progetto personale e mi aveva colpito molto, soprattutto perché ha cazzimma, si dice così, e per il modo di porsi. I featuring nel tempo li ho scelti sempre un po’ guardando la persona, quindi a prescindere dal talento, deve esserci anche qualcosa in quello che dice, che mi deve in qualche modo accendere. Oltre alla voce, anche la persona fa tanto. E insomma, ho chiesto a Vale LP di questo featuring e lei ha accettato subito, è stato molto bello. Poi è così, le cose belle nascono in maniera molto rapida, succede tutto subito e non c’è bisogno di troppe forzature.
In questo momento della tua vita artistica chi può essere definita la tua maggior ispirazione? Parlo dell’artista o degli artisti che hanno nel presente, o hanno avuto nel passato più prossimo al presente, un impatto maggiore su di te?
Eh, questa è difficile come domanda! Diciamo che adesso sto ascoltando molta musica italiana vintage, ma parlo anche di quella un po’ nascosta. E ultimamente sto riscoprendo molti dischi di Fred Bongusto, questa cosa bellissima che io trovo ancora molto affascinante è, visto che non tutta la musica è su Spotify però ci sono ancora dei dischi bellissimi – ovviamente non solo italiani – che devi andarteli ancora a ricercare o a scoprire per caso da qualche parte. Cioè mi capita ogni tanto, pure dalle bancarelle di sfogliare i vinili, di trovare qualcosa. Poi magari lo cerco in digitale, ma non c’è. Quindi questa cosa la trovo ancora molto affascinante, sto scoprendo un po’ tutto quel mondo ancora nascosto della musica lontana dagli stream.
E passando alla musica di oggi invece, come vedi la situazione? Sei un cantautore con una sensibilità molto sviluppata e quindi di certo con ottime doti di osservazione. Ti chiedo, quindi, cosa pensi manchi alla musica di oggi?
Non credo che manchi qualcosa, forse c’è anche troppo a disposizione. Io penso che potremmo fermarci in questo momento dal produrre musica, perché ne abbiamo tanta per chissà quanti anni di ascolto, è impossibile ascoltare tutto quello che esce oggi. Quindi credo non manchi nulla, a parte forse una certa motivazione per fare le cose, cioè proprio perché forse tutti adesso hanno a disposizione lo strumento, il mezzo per fare musica non si bada più alla responsabilità che può comportare. Insomma manca il tirare fuori un brano capendo come usare lo strumento e farlo quindi in maniera più responsabile.
Momento dell’ultima domanda, poi ti lascio libero! Cosa ti auguri arrivi alle persone con questo album? Oltre, chiaramente, all’amore e abnegazione per la musica e all’incredibile lavoro che c’è dietro…
Forse un po’ tutto quello che ci siamo detti, quindi che arrivi il messaggio che la musica ricopre, secondo me ancora un ruolo fondamentale e che soprattutto oggi deve ricoprirlo. Poi io magari non sono il classico cantautore impegnato, che affronta certe tematiche, perché forse non ne sarei nemmeno in grado. Però la musica deve e può anche raccontare i nostri tempi in maniera leggera, quindi il fatto che questo disco sia molto curato, a partire dagli arrangiamenti e che sia stato fatto anche in maniera molto lenta rispetto a tante cose che escono oggi, per me è importante. E mi auguro che emerga come messaggio la cosa che dicevamo prima, quindi anche la responsabilità, quando si decide di buttare fuori qualcosa.
Senz’ombra di dubbio questo con Napoleone è stato un piacevole scambio di osservazioni per aiutarci a capire meglio una piccola parte del suo pensiero e del suo operato. Dalle sue parole emerge chiaramente quanta cura ci metta nella creazione musicale andando controcorrente rispetto a tutti questi progetti di veloce realizzazione, di veloce consumo e accantonamento. Fare musica deve divertire, ma bisogna farlo anche con responsabilità e know how, e noi la pensiamo esattamente allo stesso modo.










