Sayf, il talento genovese che unisce cantautorato e rap in Se Dio vuole
Genova è sempre stata una fucina di talenti per la musica italiana, passando dai tempi del cantautorato fino a quelli del rap. Il lirismo che produce la terra ligure, l’urgenza espressiva cantautorale, le periferie dal sapore marittimo, producono artisti che hanno sempre qualcosa di innovativo da trasmetterci. Un nuovo talento che potrebbe influenzare nuovamente la musica italiana è Sayf, classe ‘99, che ha da poco pubblicato un nuovo Se Dio vuole, in cui unisce un immaginario crudo con passaggi più scanzonati e raffinati.
Con il suo nuovo progetto Se Dio vuole – traduzione diretta dall’arabo Inshallah, espressione che racchiude l’incertezza e la speranza nel destino – Sayf esplora la propria storia e le dinamiche di appartenenza.
Il rapper genovese non solo conferma le aspettative che ci aveva fatto intravedere con i singoli usciti in precedenza, ma le supera costruendo un racconto personale, fatto di elementi identitari e che mancavano al rap italiano. Nei suoi testi vediamo una narrazione pienamente soggettiva e credibile, intervallata con riferimenti a situazioni più collettive, che rispecchiano le realtà in cui lui ha vissuto per arrivare a produrre questo nuovo progetto.
Il progetto
L’EP pubblicato il 7 febbraio contiene alcune tracce già uscite che avevano fatto prospettare la possibile esistenza di un progetto effettivamente interessante. Tra queste abbiamo Chanelina Soubrette, Fortuna, Facciamo metà, Marinè. L’EP si compone quindi di nove brani, di cui solo cinque nuovi. Il progetto distribuito da ADA (compagnia di distribuzione di proprietà di Warner Music per etichette indipendenti) è quindi figlio di una progettualità a lungo termine, in cui si percepisce la presenza di un team che ha lavorato al meglio per valorizzare l’arte del rapper, che infatti pubblica sin dal 2020.
Per capire meglio chi è Sayf e la sua narrativa, il modo il migliore è quello di analizzare alcuni momenti più salienti di Se Dio vuole.
Le parti salienti di Se Dio vuole
L’EP si apre con la title track Se Dio vuole, un brano diviso in due parti che incarna perfettamente il dualismo presente in tutto il progetto: le origini e le difficoltà passate, e il presente, pieno di riscatto, determinazione e anche esagerazioni. Il passato è un momento disperato e drammatico, in cui la narrazione prende la meglio e i contenuti, scritti per trasmettere il disagio provato dal rapper durante gli anni più bui. Gli anni raccontati nella prima parte sono di inerzia e di assenza di un obiettivo. Si è trattato di un periodo evidentemente che a posteriori gli ha insegnato molto, ma anche assai doloroso, in cui arriva a raccontare pure di un arresto:
Chi è morto, chi è un ingegnere, chi ha preso una brutta piega
Chi è mio amico e vota Lega, mia madre per lui è una negra
Quando ho preso le facciate, ho capito che si cade
Capisci quanto puoi spingere, fin dove puoi piegare
Mentre la seconda parte, ha una metrica diversa, con più incastri e un flow più incalzante. Qui racconta l’altra parte della medaglia, quella della rivincita e rivalsa, quella in cui ha visto il baratro eppure ha fatto di tutto per non finirci completamente dentro. Questa non a caso è una parte più rap e meno cantautorale, in pieno stile hip-hop che racconta cosa è ora, in cosa crede e che direzione ha preso.
Quanto costa ridere su tutto quanto?
È costato lacrime
Ho dormito in Lancia Lybra per salire a far sessione
Trasportato certe cose e pure certe persone
Rimandato il malumore, ogni cosa ha un quando e dove
In strada no depressione, non posso morire pobre
Se Dio vuole prosegue con “Occhialata carrera” che è un sequel coerente con la seconda parte del dell’intro: il pezzo ha il sample di “Briatori” dei Club Dogo ed è pienamente ispirazione da quello originale.
Sayf cerca di descrivere la vita che di lusso e da milionario che ha conosciuto nei nuovi ambienti in cui si è ritrovato, proprio come al tempo per i Club Dogo:
Giro a Santa come fa Piersilvio, manca un miliardino
Entro in banca, mi fanno l’inchino per l’abilità incredibile
Che ho di prosciugarmi il conto col sorriso
Jeans tarocco, jeans fake, Disaronno, Jack Miel
(Occhialata Carrera, Sayf)
La prima regola è noleggia un Porsche Cayenne (Poi)
Seconda fatti un buon amico al Billionaire
E se non basta che fai il pagliaccio dille che giochi a calcio, ma non qui, nel Saint Germain
(Briatori, Club Dogo & Marracash)
In questa traccia si capisce tutta la cafonaggine da rapper che lui stesso porta, cercando allo stesso modo di ironizzare sullo stereotipo dell’imprenditore milanese, stile di vita a cui i rapper ambiscono e allo stesso tempo ripudiano.
“Pachamama”, terza traccia e tra le più originali, è una commistione di provenienze, lingue, etnie, e la scelta del featuring di Rhove è decisiva per quanto vuole trasmettere questa traccia, dato che l’artista ha anche origini Marsigliesi. “Pachamama” significa Madre Terra in lingua quechua, ed è un po’ il tratteggiamento delle origini fino cosa è diventato lui oggi:
Sono il mal d’Afrique, Pachamama
Uniamo il mosaïque, mama, inshallah
Ti sogno cheek by cheek, Pachamama
Bisous cheek by cheek, Pachamama
Sin qui le canzoni si intrecciano bene, alternando momenti più spocchiosi, ad altri più nostalgici e sentimentali. Con “Egoista”, la traccia successiva, trasmette infatti un effetto più profondo, dalle piene influenze italiane, dal cantautorato rivisitato in chiave attuale, fino alle linee melodiche molto simili a quelle utilizzate da Izi in Aletheia. In particolare nella prima strofa è evidente il richiamo e l’ispirazione che Sayf ha avuto da uno dei rapper italiani che nel 2016 ha cambiato e influito sull’intero genere come Izi.
Questa probabilmente è una delle tracce che suona meglio, ma che comunque ha la pecca – non sottovalutabile – di avere le influenze molto spiccate.
Se ascoltate nel contesto culturale italiano in cui si ritrova a pubblicare abbiamo l’impressione che prendano il sopravvento rispetto a ciò che Sayf voleva effettivamente trasmettere.
“Egoista” quindi corre il rischio di perdersi nel filone artistico da cui prende ispirazione; nonostante si intuisca il tema del possesso nelle relazioni, il contenuto non riesce ad emergere oltre alla sua delivery che è forte ma già nota.
I pezzi nuovi si concludono con “L’alba”, traccia che invece trovo davvero originale e interessante. La traccia ha un’intonazione e un flow accattivante, un uso intelligente dell’autotune in un climax che arriva alla sublimazione col pianoforte, finché il tutto non si strozza in un soliloquio di un battito cardiaco, forse l’unico suono che ancora può sentire dopo ciò che ha sputato sulla traccia. In questa canzone l’artista pare liberarsi da tutte le colpe che si infligge e che gli pesano, arrivando a sputare l’odio per tutto quello che lo ha ferito, non avendo trovato ancora una condizione di pace.
Non te ne fare una colpa, ma non ci sono
Sono un ragazzo di strada, un poco di buono
Non te ne fare una colpa, ma non ci sono
Solo
Cosa già conoscevamo
Il progetto prosegue con le tracce già uscite, che ascoltate di nuovo si amalgamano bene a completamento dell’immaginario che Sayf ha voluto comunicare attraverso l’EP; anche grazie a featuring coerenti, come Disme (anche lui di scuola genovese) ed Ele A, rapper di origini svizzere, si ha un misto di nostalgia, rabbia, disincanto ben esaltate anche dalle produzioni.
La traccia con questi due artisti – “Chanelina Soubrette” – è un passaggio fondamentale di Se Dio vuole, poiché è la perfetta combinazione tra le varie sonorità e attitudini che Sayf ha dimostrato di saper usare. Da una parte abbiamo l’approccio più malinconico che Sayf ha già dimostrato di saper ricreare in tracce come “Telegiornale”, sublimato da Ele A, che riporta suoni anni ‘90 tipici dell’hip hop statunitense.
E dall’altra l’attitudine più arrogante di Disme, che aveva già mostrato i suoi interessi per altri generi, come la dembow, genere originario della Repubblica Dominicana. L’EP finisce con “Fortuna” insieme a 22Simba, in cui si sentono ancora una volta le influenze della scuola rap genovese, “Facciamo metà”, una traccia molto identitaria e che descrive le sue origini e le sue ispirazioni:
Maghrebi parla dialetto, genovese stretto
In ansia se non ti sento, come l’oro al petto
Questa classe non è acqua, è portamento
Perché son cresciuto in giro senza appartamento
Il problema è l’atterraggio e stai ancora cadendo
Sentiamo una chiara citazione presa dal film L’odio, dove nella parte iniziale troviamo la il seguente monologo:
“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio per farsi coraggio si ripete: ‘Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene’. Il problema non è la caduta ma l’atterraggio”
Il progetto si chiude con il pezzo Marinè, dai suoni più trionfali e celebrativi, dove ci racconta ancora una volta cosa ha passato e soprattutto la condizione in cui si ritrova:
Piango da solo in ‘sta nuova città, Marinè
Tu sei la droga peggiore che ho provato mai, Marinè
Bevo aspettando che ritornerai
Buttato al bar, lasciato qua
Senza di te
Il rap di Sayf in Se Dio vuole
Il rap che ci ha fatto conoscere Sayf in Se Dio vuole descrive la sua marginalità sociale, i suoi trascorsi e quei piccoli atti di sopravvivenza che lo hanno portato a realizzare il suo primo progetto musicale. Durante l’ascolto, si sentono tutte le influenze artistiche che lo hanno ispirato, da quelle italiane e spiccatamente genovesi, a quelle più sud-americane. Il suo approccio musicale è sicuramente innovativo, poiché unisce diversi canoni e correnti musicali, riuscendoli ad incarnare alla perfezione, mantenendo comunque le vesti di rapper e senza cadere nei cliché che oggi sentiamo fin troppo all’interno di un nuovo progetto hip-hop italiano.
Il fatto che Sayf sia un ragazzo di seconda generazione italo-tunisino, aggiunge un elemento di valore al suo progetto.
Non tanto perché è una quota “straniera” che ci deve necessariamente essere nel panorama rap italiano, ma perché riesce armoniosamente ad unire tradizioni musicali diverse e a creare un progetto interessante, il quale potrebbe avere ricadute e influenze su altri artisti della scena.
Il suo approccio non eccessivamente stereotipato da rapper machista e violento, focalizzandosi invece più sui racconti quotidiani, mi auguro valga come allarme per altri artisti che al contrario sembrano non vedere i limiti di questa narrativa, ormai solo ripetitiva e vuota di significato.
Il futuro e l’evoluzione del rap italiano
In conclusione, Se Dio vuole non è solo il titolo del progetto, ma un’espressione che sintetizza la traiettoria artistica e personale di Sayf: un racconto di lotta e affermazione, in cui l’incertezza del destino si scontra con la volontà di cambiare le cose. Dopo vari ascolti, l’EP porta elementi interessanti, che ci suggeriscono molto su quello che potrebbe darci questo nuovo artista genovese del ‘99.
Se comunque dobbiamo limitare la valutazione al progetto in sé, troviamo che ancora sia acerbo e non riesca ad essere del tutto a godere di vita propria. Se Dio Vuole è a tratti veramente innovativo, mentre in altri momenti è ancora troppo legato alle sue ispirazioni musicali, metriche e di delivery. Rimane indubbio che il rap italiano ha di fronte una nuova figura potenzialmente rivoluzionaria per la scena, la quale necessita di un forte rinnovamento, se non vuole semplicemente sopravvivere di cliché. Gli stessi che Sayf ha provato a sostituire con qualcosa di più personale e originale.










