I social media svalutano la figura dell’artista?

da | Mar 7, 2024 | News

Le nuove dinamiche del mondo moderno stanno modificando sempre più qualsiasi aspetto della nostra vita: i rapporti interpersonali si fanno sempre più virtuali, l’AI minaccia di sostituire molte figure lavorative -fra cui quella dell’artista- ed anche l’industria musicale sta risentendo dell’importanza via via crescente dei social. TikTok e Instagram sembrano ormai aver monopolizzato il mercato. […]

Le nuove dinamiche del mondo moderno stanno modificando sempre più qualsiasi aspetto della nostra vita: i rapporti interpersonali si fanno sempre più virtuali, l’AI minaccia di sostituire molte figure lavorative -fra cui quella dell’artista- ed anche l’industria musicale sta risentendo dell’importanza via via crescente dei social.

TikTok e Instagram sembrano ormai aver monopolizzato il mercato. L’ipersocializzazione da un lato può rappresentare un fenomeno positivo, permettendo ad un numero crescente di persone di esprimersi e diffondere il proprio estro, dall’altro porta a conseguenze deleterie. Abbiamo davvero bisogno di tutti questi influencer? Ci interessano davvero i video che ci vengono propinati da TikTok? La risposta, per molti di noi, è no. Ma oltre a sommergerci di contenuti di cui non abbiamo bisogno e che hanno l’unico scopo di tenerci incollati allo schermo, la crescente importanza dei social mette a dura prova anche l’industria musicale.

La guerra fra l’artista e i social media

Recentemente James Blake ha pubblicato sul suo profilo X alcuni tweet volti a denunciare la situazione:

“Una cosa che sento dire spesso è “se sei così fortunato da diventare virale, usa l’esposizione mediatica per guadagnare in altri modi”. I musicisti dovrebbero riuscire a guadagnare con la propria musica. Volete buona musica o volete ciò per cui pagate?”

In poche ed incisive parole, l’artista britannico ha inquadrato perfettamente le dinamiche musicali del 2024. Oltre alla saturazione ormai innegabile dell’industria musicale, sempre più artisti cercano di fare fortuna rincorrendo la viralità sui social. Ecco che si rischia di cadere in un circolo vizioso in cui a farne le spese è la qualità della musica che ascoltiamo. È naturale, quindi, che gli artisti diventino via via sempre più commerciali, abbandonando i propri tratti distintivi per abbracciare sound e ritmi che abbiano più probabilità di sbancare sui social.

“Sbancare”, tuttavia, non è la parola giusta. Infatti, la monetizzazione sui social è un tema altrettanto scottante. Si stima che per ogni nuovo video in cui si riproduce un brano, l’artista guadagni solo tre centesimi. Non serve essere dei matematici per comprendere che è impossibile guadagnare cifre tali da sostenere tutte le spese a cui un artista è soggetto. Vi ricordate le dispute fra Meta e la Siae? Dietro tutti gli utenti disperati perché non più in grado di aggiungere un degno sottofondo musicale alle proprie storie Instagram, c’era una battaglia volta a preservare la figura dell’artista.

A questo proposito, è sempre James Blake ad esprimersi:

“Se vogliamo musica di qualità, qualcuno deve pagarla. I servizi di streaming non pagano abbastanza, le etichette vogliono una buona parte dei guadagni e semplicemente aspettano che tu diventi virale, TikTok non paga abbastanza ed andare in tour sta diventando proibitivo per la maggior parte degli artisti.”

Molti colleghi hanno espresso il proprio sostegno al producer: Mecna e Gemitaiz in Italia ma anche Ye e Ty Dolla $ign. È segno quindi che questa insoddisfazione si estende a macchia d’olio non solo ai piccoli artisti ma anche ai colossi internazionali.

Insomma, sembra quasi che nell’era moderna si stiano ribaltando i cari valori di un tempo: ormai si preferisce -o meglio, si è costretti a preferire- la quantità alla qualità. Più tracce si pubblicano e maggiore è la probabilità di diventare virali e, quindi, di poter guadagnare per vie traverse -l’advertising per esempio-. Si sta assistendo ad una progressiva svalutazione della figura dell’artista, che diventa sempre più assimilabile ad un influencer.

In questo vuoto a perdere in cui ci stiamo pian piano cacciando, come fare per creare tante tracce nel minor tempo possibile? Con l’AI. L’intelligenza artificiale è infatti un modo semplice e soprattutto economico per creare musica elettronica e riuscire a pubblicare ogni settimana, mantenendo alta la probabilità di diventare virali o cavalcando il più possibile l’onda della notorietà.  

Avendo ben chiaro il quadro generale, viene spontaneo chiedersi se il progresso a cui stiamo assistendo giorno dopo giorno valga davvero la pena. Non è forse il caso di ridimensionarsi? A farne le spese, oltre agli artisti ovviamente, saremo noi appassionati di musica.

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