“Manzarek” dei Canova

da | Feb 6, 2020 | Recensioni singoli

Capita, a volte, di imbattersi in brani che hanno segnato un periodo. Mi è capitato ultimamente con questa canzone: Manzarek dei Canova. È sempre bello tuffarsi nel passato. Lo fai con un occhio diverso, più critico a tratti. Ti rivedi rileggi quello che scrivevi. Le cose cambiano, la musica va avanti, noi andiamo avanti. È […]

Capita, a volte, di imbattersi in brani che hanno segnato un periodo. Mi è capitato ultimamente con questa canzone: Manzarek dei Canova.

È sempre bello tuffarsi nel passato. Lo fai con un occhio diverso, più critico a tratti. Ti rivedi rileggi quello che scrivevi. Le cose cambiano, la musica va avanti, noi andiamo avanti. È sempre bello capire di essere un pizzico lungimiranti, di capire che qualcuno possa farcela, che ti lascia dentro qualcosa e speri possa farlo per anni. Ascoltai Manzarek dei Canova per la prima volta, scrissi questo:

“È inutile. Io mi innamoro delle canzoni con la stessa facilità dei miei innamoramenti nel mio primo pomeriggio romano di qualche tempo fa. Intanto aspetto la primavera, quella che arriva il ventuno di marzo che poi utile non è, essendo allergico. Intanto qualcosa sboccia nella mia grande gabbia toracica; amore incondizionato, quello per Manzarek dei Canova. Dopo Vita sociale ero curioso di sentire dell’altro. Non l’avessi mai fatto. La mia corazza si è liquefatta al primo ascolto. L’avvicinarsi della stagione primaverile è anticipato dal mio risveglio interiore. Sarà che vado per i trenta ormai ma capita a tutti che qualcuno faccia breccia nelle nostre viscere e quando ciò accade le sensazioni sono le più disparate. Aggiungete la sessione d’esami e l’innamoramento per un brano e il periodo di rincoglionimento è fatto.

Manzarek è la traccia numero cinque dell’album Avete ragione tutti che ha visto la luce lo scorso ventuno ottobre.

Mi è entrata dentro, così come lei, quella ragazzina dagli occhi che…Caspita, non saprei ancora oggi definirlo il suo sguardo. Ascolto Manzarek però e lei non c’è, come è ovvio che sia. ‹‹Sai, ho la testa altrove!›› è la frase giusta per distanziarsi da me. Il bello delle canzoni è che puoi farci quello che vuoi. Selezioni dei periodi e li fai tuoi, non serve che tutto il testo debba essere aderente al tuo periodo; poche parole ma buone e tu vai in estasi.

Qualcosa mi dice che ti ho perso ancora…,

ad esempio, non potrei considerarla “mia”. Io non ho mai avuto lei però lo desidero. Allora ascolto Manzarek, sogno un po’ al contrario direbbero i ragazzi de Lo Stato Sociale. Quegli occhi e quelle parole,

se c’è una cosa che odio di più è che non posso vederti tutti i giorni; e c’è una cosa che odio di più è che non posso vederti quando ti spogli con una canzone dei Doors

sono loro che mi appartengono; il senso di frustrazione che si può provare nel sottostare a diktat di cui vorresti fare a meno.Però ascolto quelle parole e guardo le mie mani che non possono scorrerle sul viso, scostarle i capelli e permettermi di guardarla in quegli occhi.

E passando per caso ti chiedi se è un caso che leggi su un muro che il peggio è passato…

questa è anche mia. Nel mio borgo le uniche scritte sui muri sono quelle fatte dai ragazzetti per conquistare le loro fanciulle, quelle fatte la notte dei diciottesimi, quelle che passi in macchina e ci ridi su, pensando al fatto che son passati dieci anni dalla tua festa di compleanno. Qualcosa è rimasto ancora, il lettore mp3 regalato dai miei compagni di classe, quello che mi permette di ascoltare la musica al mattino, nel bus che mi porta all’Unical, quando sono da solo e vedo riflessi nel vetro quegli occhi, poi stropiccio i miei e non ci sono più.”

La Playlist di Cromosomi