Ci siamo lasciati alle spalle il Festival di Sanremo 2024 giusto da qualche giorno. La maggior parte di noi deve ancora recuperare le 15-20 ore di sonno perse in soli cinque giorni di kermesse. In questa 74esima edizione ne sono successe di ogni: il siparietto con John Travolta, la pubblicità occulta, le polemiche sui mega ingaggi e via così. Insomma, un normale Festival di Sanremo, direte. Certo, se non fosse che si è parlato (o meglio, solo alcuni coraggiosi hanno parlato) di Israele e Palestina.
Il conflitto israelo-palestinese è stato menzionato solamente da Dargen D’Amico e da Ghali in questo Sanremo 2024.
Silenzio da parte altri concorrenti, tranne un assist di Diodato nel difendere le affermazioni di Dargen D’Amico sull’argomento. Quest’ultimo, al termine della sua esibizione della prima serata della kermesse, ha affermato
“Nel Mar Mediterraneo, in questo momento, ci sono bambini sotto le bombe, senza acqua, senza cibo. In questo momento, il nostro silenzio è corresponsabilità. La storia, Dio, non accettano la scena muta. Cessate il fuoco.“
Un discorso giusto e centrato con il suo pezzo, Onda alta, che parla proprio di guerre, migranti, bambini che si ritrovano al centro di conflitti voluti dai grandi. Non una parola della Rai su quanto fatto da Dargen. Le polemiche su Internet però si sono gonfiate tantissimo, in maniera tale che il giorno dopo, subito dopo la sua esibizione, il cantante ha voluto ribadire che le sue parole non sono state dettate dalla politica. E Diodato, suo presentatore, lo ha spalleggiato, dicendo che il suo discorso non è stato politico, ma umano, quindi condivisibile da tutti e tutte.
Una parata di culo? Beh, abbastanza. Sappiamo solo che la politica da cui tutti cercano di scansarsi è una delle più nobili manifestazioni del pensiero umano. Anche se dagli anni ’90 in Italia è odiata e screditata, come se fosse un qualcosa che non ci riguarda minimamente, spoiler: ogni affermazione che facciamo è politica. Non significa schierarsi per un partito o per un altro, per un leader o per un altro. Si tratta di prendere posizione, di esprimere la propria opinione davanti a questioni che non riguardano solo il nostro piccolo orticello. E’ un’arma potentissima: possiamo schierarci, evitare di perderci nell’ignavia.
Quindi, perché evitiamo come la peste l’appellativo “politico“? Dargen ha detto qualcosa di incisivo, che ad alcuni non piace: e sì, è stato fottutamente politico. Che lo accetti.
Parliamo adesso di una persona che è intrinsecamente politica e che, fin dai suoi esordi, ne ha fatto una bandiera. Un’effige che porta con orgoglio fin da prima di fare musica. Ghali canta di questi temi da anni e anni, che sono diventati un vero e proprio leitmotiv della sua arte. E anche in questo Sanremo 2024 non si è smentito. Ha portato una canzone con un tema sociale molto spiccato: Casa mia racconta di alcune tragedie, di alcune azioni compiute dagli esseri umani che proprio non si sa spiegare. L’insensatezza degli uomini è così grande da bombardare ospedali (chiaro riferimento al conflitto israelo-palestinese), da tirare in mezzo bambini, da far affogare in mare persone che cercano un futuro migliore.
Il suo pezzo parla da sé, ma Ghali zitto non ci sa stare. Non lascia la sua musica orfana di spiegazioni. Appena terminata la sua esibizione dell’ultima serata della kermesse, ha pronunciato, testuali parole
“Stop al genocidio.“
Una frase che gira sui social dai giorni subito seguenti al 7 ottobre, giorno dell’attacco di Hamas a Israele. Tre parole che sintetizzano la storia di un conflitto che dura dagli anni ’40, che vogliono denunciare una tragedia annunciata e portata avanti da anni. Dire “cessate il fuoco” non è abbastanza. Non è abbastanza perché non prendiamo una parte, perché non ci schieriamo, perché non riconosciamo i ruoli di invasori e invasi, perché così non diamo importanza alle differenze sostanziali tra due popoli. Ma soprattutto, perché non ammettiamo il fatto che Israele stia commettendo un genocidio, con i suoi bombardamenti a tappeto, il suo esercito (uno dei più potenti al mondo), gli aiuti internazionali che gli arrivano dal nostro civilissimo e super pacifico Occidente, gli stop a rifornimenti, luce, gas, cibo, medicine, carburanti nella striscia di Gaza.
Ma sentirsi dire le cose come stanno non piace a mamma Rai, né a un nutrito gruppo di gente, politici e non.
Una persona a cui proprio non è andato giù l’intervento di Ghali è l’ambasciatore israeliano a Roma, Alon Bar, che ha scritto su X
“Ritengo vergognoso che il palco del Festival sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni modo superficiale e irresponsabile.”
Ghali, dopo la sua esibizione al tradizionale Domenica In post Sanremo 2024, ha risposto all’ambasciatore parlando di politica del terrore. Le persone hanno paura a esporsi, a dire stop al genocidio, viva la pace. Ma la Rai ha sentito il bisogno di difendersi, facendo leggere proprio a Mara Venier, ospite del programma, un comunicato dell’amministratore delegato della Radio Televisione Italiana, Roberto Sergio. Esprime solidarietà al popolo israeliano e alla comunità ebraica, in modo sentito e convinto. Una sorta di velina, che ci catapulta direttamente nel ventennio nero. E Venier peggiora la situazione, affermando che sono parole che “ovviamente condividiamo tutti”, rendendoci tutti complici del massacro di una popolazione che si protrae da 75 anni.
Ma non c’è limite al peggio. Poco prima, l’host di Domenica In ha stoppato molto bruscamente il discorso di Dargen D’Amico sugli immigrati, innescato da una domanda di un giornalista in studio. La motivazione di questa interruzione?
“Questa è una festa e non c’è tempo necessario per affrontare un tema così importante”.
Che quasi ci poteva stare. Ma dopo pochissimo tempo sono usciti i video del fuorionda, in cui si vede zia Mara avvicinarsi ai giornalisti in studio, esclamando
“Così mettete in imbarazzo me.”
E’ forse questo l’inizio della censura? Diciamo che ci siamo molto, spaventosamente molto, vicini.










