Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo, è un rapper lombardo che, ormai da diversi anni, è emerso sulla scena rap italiana e non solo, regalandoci la sua ultima perla: Scialla semper.
I suoi testi, che ad un primo ascolto possono apparire difficilmente orecchiabili celano al loro interno un significato ben più profondo. In Scialla semper infatti, Massimo Pericolo fa emergere tutta la rabbia per una società che non gli appartiene o meglio, non più.
E’ la sua parentesi in carcere che ha rivoluzionato la sua vita personale così come quella da artista.
Una vita segnata, graffiata, sfregiata da una realtà ingiusta e superficiale che giudica il libro dalla copertina senza neanche distinguerne il contesto. Il rap viene così visto da Massimo Pericolo come uno sfogo, una liberazione, l’unico posto dove rifugiarsi e, al tempo stesso, criticare un mondo che sembra diventare sempre più stretto. In quella buia cella del carcere, il rapper italiano trova nella scrittura l’unico appiglio per non sprofondare nel baratro della sua condizione.
La ricerca della propria interiorità, dei motivi della sua collera diventano il centro dei suoi testi.
Le sue accuse, rivolte alla polizia, allo Stato, alle persone che popolano questo sistema così sbagliato, sono fredde, decise, affilate come lame e lacerano il velo che oscura la vista dell’ascoltatore permettendogli di osservare la realtà effettiva, ciò che realmente accade, il marcio della società.
Il suo album Scialla Semper è un grido rabbioso, prolungato, ma che lascia spazio soprattutto alla speranza di una vita decente priva delle esperienze che lo hanno profondamente cambiato o, quanto meno, capace di accettarne le conseguenze. Ecco che le sue canzoni, che in un primo momento possono esser giudicate come vuote, in realtà si colorano di sentimenti contrastanti: l’ira alternata alla paura, l’amore con l’inadeguatezza, le aspirazioni al successo con la ferma determinazione di ricominciare.










