Dall’estetica funk ai lineamenti psichedelici, Barrì è la tavolozza surrealista di Avincola dove, grazie alle mani esperte di Pasquale Panella, i colori si tingono di nuova vita attraverso la mediazione del senso.
Una storia dentro la storia quella di Barrì, che muta il suo corpo poetico in un brano fresco e cadenzato. Questa, nasce infatti come la risposta poetica di Panella, l’autore dei dischi bianchi di Battisti, ad una poesia di Morgan pubblicata nel suo ultimo libro “Parole d’aMorgan”.
Su proposta di Morgan, Avincola poi, trasformerà la poesia non solo in canzone ma anche in quello che sarà il titolo del suo prossimo album.
Barrì è l’estensione tangibile della parola
Un capolavoro di cantautorato che trasuda potere e bellezza artistica da tutti i pori, Barrì è l’estensione tangibile della parola, l’impulso asimmetrico della creatività.
Avincola, da abile maestro, ci guida all’interno dei versi di Panella mostrandoci le peculiarità eclettiche della parola e c’immerge in un mondo dove le logiche possono essere ribaltate.
A dimostrazione di come ogni cosa può sorprendentemente prendere forme, posizioni e volontà inaspettate.
Una contaminazione artistica d’eccellenza, a cavallo tra il bianco e nero ed il colore, che ci riporta per un attimo dentro i passi di un tempo perduto, alle cose che pensano e che ci prolungano.
Barrì è uno specchio curvo, attraverso il quale il mondo appare piegato, alternativo, nuovo
Il brano si muove all’interno di contrasti che giocano ad acchiapparsi, alimentati da una libertà d’espressione tipica dell’onirico, dov’è anche possibile incontrare un liofante che per orecchie abbia petali e ventagli.
E’ tutta una baraonda di zoologia e botanica










