Perché il rap è tornato di moda?

da | Mar 23, 2023 | News

Rime, barre, basi hip hop, flow. Old school, new school, trap, drill. E potremmo andare avanti. Il rap ne ha fatta di strada dalla fine degli anni ’80, quando esordisce nei ghetti delle metropoli a stelle e strisce. Appannaggio della comunità nera in America, presto scoppia la rap-mania in Occidente, dove nessuno viene risparmiato. Ciò […]

Rime, barre, basi hip hop, flow. Old school, new school, trap, drill. E potremmo andare avanti. Il rap ne ha fatta di strada dalla fine degli anni ’80, quando esordisce nei ghetti delle metropoli a stelle e strisce. Appannaggio della comunità nera in America, presto scoppia la rap-mania in Occidente, dove nessuno viene risparmiato.

Ciò che muove il meccanismo del rap è quello della rabbia, la rabbia distruttiva e costruttiva.

La comunità nera ha un sacco di cose per cui lamentarsi negli Stati Uniti di allora (ma anche di oggi, in realtà): la discriminazione razziale, la brutalità poliziesca nei suoi confronti, la disoccupazione, l’assenza di un welfare state e, soprattutto, gli sguardi indispettiti e sospettosi della gente “normale”.

Moderni eredi del punk inglese anni ’70, i primi rapper si associano in collettivi (come scordarsi degli storici Run-D.M.C.?), in cui la musica è collante sociale e culturale. Ritrovare, riscoprire e coltivare le proprie radici insieme, ma anche denunciare le brutture di una vita nella Terra Promessa, che così tanto promessa non è.

Il richiamo del flow non lascia illeso proprio nessuno, diventando presto un fenomeno transculturale.

Dopo poco tempo infatti, anche le prime persone non nere, riunite in piccoli gruppi, iniziano a produrre brani rap. Un esempio su tutti è il trio Beastie Boys newyorkese, che da metà degli anni ’80 hanno fatto ballare i nostri genitori (ma anche qualche figlio). Anche loro sono spinti da uno spirito di ribellione e di denuncia, per dire la loro, per ammazzare la noia annichilente della tarda adolescenza.

Il rap diventa musica anche per i bianchi, una musica per tutti, universale, senza confini e unificante.

Con una storia di questo tipo, com’è possibile chiedersi ancora perché il rap sia da decenni uno dei generi musicali più in voga? La voglia di rompere tutto e di cambiare le cose è e sarà sempre presente nei giovani, soprattutto di quelli che non hanno nulla da perdere. Dove c’è noia, c’è protesta. Dove ci sono protesta e noia, c’è arte. E il rap è sempre lì, come fedele arma di un’ampissima fetta di persone, non solo giovani. Perché chi è cresciuto col rap, spesso non lo abbandona.

Da Eminem ai Migos, dai Colle der Fomento a Lazza: il rap continua a essere amatissimo, forse per il flow, forse per il beat, forse per le rime. Indubbiamente per la passione che risveglia.

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