“Fottuti per sempre” de Lo Stato Sociale: tra l’auto dissing e lacrime nostalgiche…

da | Gen 13, 2023 | Recensioni singoli

Doveva accadere prima o poi. Doveva accadere che il passato venisse a bussare e pretendere il giusto spazio, a dare uno schiaffo in faccia e dire: “Beh, torniamo noi stessi?”. Doveva accadere ed è accaduto agli amici de Lo Stato Sociale che sono tornati con un singolo che altro non è che un ritorno alle […]

Doveva accadere prima o poi. Doveva accadere che il passato venisse a bussare e pretendere il giusto spazio, a dare uno schiaffo in faccia e dire: “Beh, torniamo noi stessi?”. Doveva accadere ed è accaduto agli amici de Lo Stato Sociale che sono tornati con un singolo che altro non è che un ritorno alle origini, al bello che c’è stato, a quel sound scanzonato, leggero, ma non superficiale. Nasce così Fottuti per sempre, il nuovo singolo dei regaz, accompagnati da Vasco Brondi:

«Vasco è stato con noi, a volte da lontano a volte da vicino, a volte come riferimento e infine come amico, a volte come modello del perché valga la pena regalare la propria vita a un furgone scassato che fa su e giù per un paese a forma di scarpa. Averlo in “Fottuti per sempre” per noi è un regalo. Niente presave, cartelloni pubblicitari nelle stazioni, pacchi gadget da spedire a 200 influencer. “Vendere o no non passa tra i miei rischi, non comprate i miei dischi, e sputatemi addosso”»

Fottuti per sempre è un regalo che la band ha voluto fare a tutti i fan di sempre, una carta d’identità con la quale presentarsi al nuovo anno, al tour annunciato nei club, “come si faceva una volta insomma…”, quando eravamo “pochi, ma buoni”, quando ci si fermava a parlare post concerto, quando le transenne erano un miraggio e si sudava insieme quei gin tonic pessimi presi a tre euro al banchetto sulla sabbia a Diamante (CS) nel 2014, era il tour di Turisti della democrazia.

La prima cosa che emerge dal nuovo singolo de Lo Stato Sociale? Oltre alla nostra citazione, intendiamoci, quello che spicca è la necessità di tornare a dire quello che li ha sempre contraddistinti, l’assenza totale di paranoie e filtri, una scrittura incazzata, ironica, libera, anticapitalista e controcorrente.

Avevo scritto una canzone che si chiamava “Cromosomi”, 

parlava di noi che restiamo fuori dalle classifiche e dalle mode.

Ora nessuno la ricorda più ma una pagina ne ha preso il nome, 

scrive di musica commerciale: da Cremonini a Lady Gaga. 

Sì regaz, abbiamo preso il nome di un vostro singolo di dieci anni fa perché ci sentivamo rappresentati dallo Stato Sociale, da quel pezzo, Cromosomi, così tanto vicino a come vivevamo noi la musica. Eravamo tutti più giovani, con più capelli, più magri, forse solo lo spirito polemico è rimasto intatto. Non eravamo annoiati, cercavamo di non esserlo e ci stiamo provando ancora oggi. Stiamo provando tutti a non essere uccisi dalla noia.

Poi arriva Fottuti per sempre e rompe quella stasi di gennaio, ci fa ricordare perché facciamo ancora questo fottuto lavoro, perché tutti ci siamo piegati un po’ a certe dinamiche, ma forse l’importante è riconoscerlo.

La prima volta che vai a Sanremo sei una bomba che esplode in un convento, 

dalla seconda volta sei già un coglione che fa parte dell’arredamento. 

Ecco a voi cinque poveracci vestiti con gli abiti degli sponsor, 

ridere ai fotografi sui tappeti rossi: era meglio se morivano giovani e stronzi.

Forse è vero, la musica non ci salverà, però è un grande appiglio, l’effetto placebo che abbiamo sempre ricercato inconsciamente, forse siamo solo meno poveri di dieci anni fa, forse stiamo solo dicendo un gran numero di cazzate. A volte i sogni possono portarci fuori strada, è vero, forse la fama ci induce a soddisfare delle voglie inconsce, ma siete ancora qui, la musica vi ha salvato:

«è la canzone più onesta che abbiamo mai scritto, parla di come i sogni ti sappiano fregare, di una band che stava per sciogliersi, della vita che ha bussato ai finestrini di un piccolo furgone dove eravamo solo noi cinque amici che volevamo cambiare il mondo, mentre il mondo ha cambiato noi. Quel poco di successo, le sirene di una sorta di fama chissà poi quanto effimera, ma soprattutto l’amore, la vita, la famiglia, una nuova città. Tutto ci ha portato lontano, persino la musica. Questa è una band che poteva non esserci più, e invece siamo ancora qui».

Semplicemente i vostri sogni sfondavano il soffitto, avete sfondato infatti, avete fatto ballare una vecchia ed una nazione intera, quattro gatti che eravamo ai vostri concerti sono diventati oltre quattro milioni di italiani. Lo volevate? Non lo so, ma è successo e andava vissuto. Poi si torna dove si è stati bene, non che la vostra dimensione sia quella più ridotta, semplicemente è la migliore per voi magari, forse è la vostra comfort zone, forse è quello che avete sempre desiderato. Il contatto diretto con i vostri che vi seguivano ovunque prendendo interregionali improponibili (eccomi, ero uno di loro), luci soffuse e non l’occhio di bue della ribalta, forse avete sempre desiderato questo, ma bisogna perdersi per ritrovarsi, sempre.

Volevamo riempire i palasport di musica fatta senza soldi in una stanza 

e quando ci abbiamo suonato davvero avevano il nome di una banca.

Volevamo vivere di sogni,

far l’amore con i nostri mostri e ora la paura che ci tiene svegli 

è finire dalla parte sbagliata di un gossip. 

Odiavamo la televisione, la radio, la musica pop, il successo, 

ora vogliamo l’alta rotazione e la poltrona di giudice ad X-Factor.

Fottuti per sempre, probabilmente, è la verità che voi regaz e noi fedelissimi abbiamo sempre covato e che sapevamo sarebbe emersa ad un certo punto, perché certe luci negli occhi riflettono verità che non trovano spazio nella via orale, ma si vede. Quelle fiamme negli occhi, quella voglia di fare un passo indietro per farne cento avanti, cazzo se si vedeva. Doveva solo venir fuori, ed è successo stanotte.

Fottuti per sempre, famosi per gioco non è vero che la musica ti salverà. 

Manca una consonante per indovinare il nome della nostra band e vincere al L’Eredità. Non credere a niente quando tutto è una moda, spendi tutti i soldi e fotti la celebrità, 

non c’è niente di vero a parte le canzoni che scrivi a sedici anni sopra ai cessi di un bar. Così stupido e bambino da crederci davvero: 

che il rocknroll non morirà, che il rocknroll… 

che il rocknroll non morirà, che il rocknroll… ma va là!

Siamo morti tutti, insieme, ma siamo risorti tra un giovedì notte e un venerdì mattina di gennaio. Questo brano siete voi, si avverte pienamente l’esigenza di non riempire un vuoto di mercato. Suona più come un patto con la base, una pacca sulla spalle e un “Beh, dove eravamo rimasti?”.

Andavamo a un concerto sconvolti come a un rito sciamanico

e alla fine dormivamo alla stazione. 

Pensavamo che la vita sulla terra non dipendesse

da come vanno i sistemi economici o politici ma dal brillare del sole.

 Eravamo giovani, giovani o pazzi, ma avevamo ragione.

Ci sarà sempre spazio per voi regaz, ci sarà sempre spazio per chi ha deciso di intraprendere e vivere la propria vita come canta Vasco Brondi sul finire di Fottuti per sempre. Ci siederemo dalla parte di quello che la moltitudine vede come torto, proprio perché gli altri posti saranno occupati e scusatemi se ho scomodato Brecht, ma dovevo dare un senso alla mia magistrale in Comunicazione.

Aspettiamo altri passi indietro, altri tuffi carpiati verso gli anni Dieci, un modo per sentirci più giovani oggi e ricordare con qualche lacrima nostalgica quello che è stato, solo perché siamo qui con meno capelli e anche bianchi, ma comunque con la birretta in mano, comunque critici verso il mondo che calpestiamo, ironici da fare schifo, ma probabilmente esprimendo il lato migliore di noi stessi.

Ciao regaz, a presto!

La Playlist di Cromosomi