Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo di Emma Nolde e Generic Animal fa piangere, ma non nasce per questo

da | Ott 23, 2021 | Recensioni singoli

di Cristiana Dicembre Vorrei dire a Emma Nolde che sono distratta anch’io, che un paio di anni fa ho perso degli occhiali da sole, chissà in quale parte d’Italia, e che ancora li sto cercando nella mia stanza. Vorrei dire a Emma Nolde che ho perso un bel po’ di persone nella vita, e che […]

di Cristiana Dicembre

Vorrei dire a Emma Nolde che sono distratta anch’io, che un paio di anni fa ho perso degli occhiali da sole, chissà in quale parte d’Italia, e che ancora li sto cercando nella mia stanza.

Vorrei dire a Emma Nolde che ho perso un bel po’ di persone nella vita, e che per un numero abbastanza rilevante di anni, non ho mai smesso di cercarle, sempre nella mia stanza.

Vorrei dire a Emma Nolde di aver desiderato così tanto mettere sotto sopra la mia stanza, o per distruggere le prove di un passato che voleva restare passato o per cercare le cause della fine di quel presente, che poi, alla fine, ho scelto solo di scardinare me. Fino a sviscerarmi l’anima.

Perdere, spesso significa guadagnare, dicono i ben capitati. La cosa peggiore per me, invece, è stata quando mi dissero che lasciarsi da una persona a cui si è particolarmente legati, che sia un amic*, un parente o un partner, è come vivere un lutto. Una tragedia, praticamente. 

Vorrei dire a Emma Nolde che puntualmente, quando perdo qualcosa o qualcuno, vengo a cercarlo nella mia stanza, anche se l’ho perso dall’altra parte del mondo. Che per me, quello, è il posto delle cose perdute, dove sotto il tappeto lasciavo tutti i discorsi di chi se n’è andato, per andare a prenderli ogni tanto e scardinare anche quelli, in cerca di risposte.

Ma fortunatamente un giorno ho tolto il tappeto dalla mia stanza e l’ho buttato: “Basta, c’è troppa roba lì sotto e le risposte non le ho ancora trovate.” mi dissi. Via il tappeto, via gli occhiali da sole, via le persone. E via pure quell’orecchino che ho perso nel posto in cui più odiavo stare, ma che ancora sto cercando nella mia stanza. 

C’è un luogo delle cose perdute, dice Emma Nolde, dove praticamente tra un mazzo di chiavi e un ombrello, lì in mezzo c’è pure quella persona là, quella che è un bene se sparisce. 

Paradossalmente le cose che perdiamo se ne vanno per sempre, ma quando si trasferiscono nel luogo delle cose perdute restano lì, non vanno più da nessuna parte. Per non parlare di quando non si schiodano dai ricordi, trattenuti dall’impeto, a volte della malinconia, altre, della non accettazione. Ma questa è un’altra storia.

La frase che più di tutte mi ha colpito del brano è questa:

Andare via per avere il coraggio
Di pensare ad alta voce

Già, perché spesso il rumore che fa la presenza di quelle persone che è meglio se vadano via, soffoca il coraggio di pensare ad alta voce fino a renderlo claustrofobico. La claustrofobia dei pensieri minimizza la voce interiore e la imbottisce di informazioni totalmente inutili, così inutili che, infatti, non sanno come uscire via, giacché fuori non avrebbero un posto.

E così si parla di “claustrofobia”. Il voler scappare a prendere aria, uscire da quella stanza così stretta che si chiude sempre di più fino a limitare il raggio visivo. Sono i pensieri inutili a subirla, fino all’implosione. Ecco perché esiste una stanza delle cose perdute, affinché i pensieri sfiancanti riconoscano la propria origine e smettano di sviscerarci l’anima.

La cosa, poi, che più di tutte mi ha colpito del brano è l’unione viscerale tra Emma Nolde e Generic Animal, Luca Galizia all’anagrafe. 

Praticamente lei gli ha mostrato la sua storia arrivata ormai al tramonto e giusta da chiudere nel luogo delle cose perdute, e lui con la naturalezza degna di un amico, e poi di un amico artista, le ha offerto la contro risposta.

Non un contro attacco, una contro risposta. Come a dirle che non merita, in virtù della loro amicizia e chissà della loro nobiltà d’animo – che io non conosco, ma credo ce l’abbiano – di essere semplicemente compatita per la fine della relazione e l’inizio di una perdita.

Quindi Luca che fa: di contro risposta le offre le parole del “carnefice”, immedesimandosi nei panni di chi l’ha ferita. A sua volta Emma, che potrebbe sentirsi a disagio in quel ruolo di vittima, accoglie le sue parole e decide di costruirci una canzone insieme.

In sostanza Un mazzo di chiavi, un ombrello, lì in mezzo parla di un luogo delle cose perdute e di una persona che ci è appena finita, il tutto trasmettendo una pace interiore così paralitica, ma così paralitica, che tu zitto e godi di una tristezza raccontata così bene, con un lieto fine così docile.

Il brano di Emma Nolde e Generic Animal ti fa piangere, ma non è nato per questo.

Offre una visione rosea della perdita susseguita dalla presa di coraggio di dover lasciare andare chi o cosa con fatica non vogliamo perdere.

Mostra l’esistenza di un luogo in cui le cose che perdiamo vanno a giacere – senza scollarsi mai più di lì. Infine, ricorda l’importanza di cercare meno compassione, e più contro risposte. Sempre.

https://open.spotify.com/album/6nXFjb51w41FCstzzX6VXo?si=yCi_vUQ5R4qB52mDmUGCNA

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