Con Odissea, uscito venerdì 16 ottobre per Warner Records/Warner Music Italy, Carl Brave torna ad esplorare una dimensione più intima della propria scrittura. Una ballad dalle sfumature elettroniche che affronta il peso dei ricordi, l’assenza e il tempo che continua a scorrere anche quando vorremmo fermarlo.
Carl Brave fa i conti con la sua Odissea
“Se mi guardo allo specchio, sono cambiato parecchio“
Odissea si apre con una dichiarazione d’identità, nella quale Carl Brave mette subito a confronto l’uomo di oggi con quello di ieri. Il riferimento a “Polaroid” e “Notti Brave”, progetti che hanno contribuito a costruire il suo immaginario musicale, diventa un modo per interrogarsi su quanto sia cambiato, anche agli occhi di chi lo ascolta.
Ma il bilancio va ben oltre la carriera: tra esperienze difficili, fragilità e perdite, il cantautore romano abbandona progressivamente l’ironia per lasciar emergere qualcosa di più personale. Lo fa soprattutto quando confessa:
“Ogni canzone d’amore che scrivo è rivolta a mio padre“
Una frase che sposta improvvisamente la prospettiva sull’intero brano, allargando il significato dell’amore oltre la dimensione romantica. È uno dei passaggi più disarmanti del testo, perché arriva senza particolari costruzioni retoriche, quasi fosse qualcosa che l’artista aveva bisogno di dire. È qui che Odissea comincia a prendere forma: non come un semplice racconto nostalgico, ma come il tentativo di riconoscere ciò che resta di una persona nelle esperienze, nelle abitudini e nei legami che l’hanno definita.
Quando il tempo cambia tutto, persino il modo di ascoltare un vocale
Uno dei dettagli più diretti della scrittura è racchiuso in un gesto apparentemente banale:
“Tutti i tuoi vocali li ascoltavo in 2x
Ora me li sento a loop tutta la sera“
Un’abitudine estremamente contemporanea che, nel contesto del brano, assume un significato completamente diverso.
Quando qualcuno fa parte della nostra quotidianità, persino la sua voce può diventare qualcosa da ascoltare in fretta. Ma quando quella presenza viene a mancare, ogni secondo acquista un valore che prima sembrava sfuggirci. Ed è proprio questo contrasto a rendere l’immagine così efficace: ciò che un tempo volevamo accelerare diventa qualcosa che vorremmo poter trattenere.
La stessa riflessione attraversa la metafora della farfalla, la cui esistenza brevissima viene osservata da una prospettiva insolita. L’artista romano si domanda se un essere destinato a vivere soltanto un giorno possa percepire quel tempo come una vita intera. Una domanda che mette in discussione il modo in cui misuriamo la durata delle esperienze: il valore di un legame non dipende necessariamente da quanto tempo abbiamo trascorso insieme, ma da ciò che ci lascia.
“Farfalle nello stomaco
Mi perdo in un ricordo tragicomico
E giuro non lo so se piange o ride
Fa male come un crash test, un crash test“
Anche nel ritornello Carl Brave gioca con il contrasto tra emozioni apparentemente inconciliabili: le farfalle nello stomaco, solitamente associate all’entusiasmo e all’innamoramento, si intrecciano ad un ricordo “tragicomico“, capace di far sorridere e soffrire allo stesso tempo. Il paragone con un “crash test” rende ancora più evidente questa ambivalenza: tornare con la mente a ciò che è stato può significare rivivere momenti felici, ma anche scontrarsi con la consapevolezza di non poterli più recuperare.
Odissea di Carl Brave è un viaggio tra assenze e ricordi
Il viaggio interiore evocato dal titolo Odissea assume una dimensione quasi surreale nella seconda strofa, quando Carl Brave immagina un’autostrada tra le stelle e cerca qualcuno tra le nuvole:
“Vorrei avere una patente che mi faccia andare in cielo
L’autostrada è tra le stelle, proprio dietro quell’aereo
E ti cerco su una nuvola, mentre fai l’autostop“
Un percorso impossibile, raccontato attraverso immagini concrete e familiari, tipica caratteristica della sua scrittura: avvicinare concetti difficili da afferrare attraverso dettagli quotidiani, lasciando che siano proprio questi a suggerire ciò che non riesce ad essere detto direttamente.
Particolarmente d’impatto è anche il riferimento cinematografico:
“È dalla fine del tuo film che è iniziato il mio spin-off“
Una metafora che racconta la continuità della vita dopo una perdita. La storia di chi resta prosegue, ma porta inevitabilmente con sé quella di chi non c’è più.

Il brano, in conclusione lascia spazio a diverse interpretazioni, tra lutto, amore e memoria. Sul piano musicale, la scelta di una ballad da club accompagna questa dimensione emotiva senza rinunciare all’identità sonora dell’artista. La componente elettronica crea un contrasto interessante con la vulnerabilità del racconto, evitando che Odissea si trasformi in una ballata tradizionale.
Ed è proprio questa combinazione a rendere il singolo particolarmente riuscito: Carl Brave non rinuncia ai riferimenti pop, alle immagini surreali e ai dettagli quotidiani che caratterizzano la sua scrittura, ma li mette al servizio di un racconto emotivamente più scoperto. Rispetto ad alcune delle sue uscite più recenti, ritroviamo una profondità che ci mancava e che sembra appartenergli con naturalezza.
La forza di Odissea sta nella capacità di rendere condivisibile qualcosa di estremamente personale. Non tutti abbiamo vissuto le stesse esperienze, ma conosciamo il peso di un ricordo che riaffiora o il desiderio impossibile di recuperare anche soltanto qualche minuto con qualcuno. Con Odissea, Carl Brave non cerca una via d’uscita dal passato: ci ricorda che alcune persone continueranno a far parte del nostro presente attraverso ciò che hanno lasciato.









