Prima stanza a destra, lo shoegaze da tiktok al Roma Europa Festival 

da | Set 27, 2026 | #Cromosomiintour

Prima stanza a destra, l’artista col cappuccio, ha fatto un’altra piccola magia: il concerto al Roma Europa Festival 

Piano e felpa 

Prima stanza a destra è la voce che strilla nel retro della tua testa. La senti quando cucini, quando sei al cinema e la battuta dovrebbe far ridere, quando la persona che hai davanti a cena poggia la sua mano sulla tua; la senti mentre in metro va via il segnale e rimani con le cuffiette e il rumore metallico dei vagoni sulle rotaie. 

Grida, ma non è una voce sgraziata, tutt’altro: è distorta ma non meno vera. 

“Tu non vuoi nessuno, odi chi ti ama, ami chi ti odia. Lui non ti ha mai voluta.“

Cerchi di ignorarla e di ridurla ad un lamento ma non va via. Ti convinci che sia solo paura, ma più passa il tempo, più comprendi che quella voce parla di te e grida tutte le cose che non vuoi sentirti dire. nayt te le avrebbe fatte piacere, ma Prima stanza a destra non vuole questo. Si accontenta di toccarti dove sei più morbido non per colpire, ma per mostrarti. 

Le magie si fanno in due 

Nell’ultimo brano piccola magia uscito l’11 settembre per Sugar Music, prima stanza a destra cura la produzione sotto il suo alter ego BRAIL affiancato dal primo featuring di Angelica Bove.

È una combinazione che, inaspettatamente, funziona: il falsetto dell’uno si compenetra alla perfezione con la voce profonda e graffiata dell’altra, che ricorda una Levante degli inizi.  

Piccola magia… al Roma Europa Festival

Mesi di live, già stato a Roma a marzo, ma nella sala del Mattatoio per il Roma Europa Festival la sensazione è quella di star assistendo ad un’esperienza unica. La gente si accalca sotto il palco per attendere la figura incappucciata, un Liberato più sognante, senza quella vena urban lì. Forse è la stessa aura di mistero e malinconia che rende prima stanza a destra così familiare e allo stesso tempo così nuovo? 

Come si siede alla tastiera il pubblico si ammutolisce.

Sul fondale, solo il titolo del progetto in cooper black (probabilmente custom) e qualche alone luminoso. Essenziale, come l’abbigliamento dell’artista: una giacca impermeabile, tipo North Face, occhiali veloci e Salomon ai piedi. Più che per un concerto sembra pronto per uscire a prendere una boccata d’aria fresca. E noi con lui. Si capisce di chi stiamo parlando quando parte tu non vuoi nessuno. Alcuni finalmente riescono a dare un volto (più o meno) a chi ha invaso il loro tiktok per mesi. Altri ballano sul posto perché ci si sta ancora scaldando.

Il concerto dovrebbe risolvere il mistero, invece non fa altro che amplificarlo piazzandotelo lì in carne ed ossa. L’identità di prima stanza a destra si conosce, e tuttavia continua ad essere la cosa meno interessante di lui.

Una cover di Saliva di Calcutta prende tutti alla sprovvista. Si capisce che l’obiettivo non è raccogliere un’eredità, ma costruirsi, con dei richiami più o meno forti al cantautorato anni 10 italiano.

Ringrazia spesso, ogni tanto sorride felice di sentire che il pubblico canta con lui. Passando per infinito, piccola magia, tutta piano e tastiere, si arriva a Anche se ti amo con Frah Quintale, Golden Years, nayt e Sano. Il brano, che ha fatto conoscere in radio prima stanza a destra, fa ballare proprio tutta la folla, profondamente eterogenea. Coppie, amici, anziani, ventenni, adolescenti, barbe brizzolate. Assieme alla carriera, anche il pubblico si sta consolidando e costruendo.

Poi arriva un’altra cover inaspettata: In the air tonight (1981) di Phil Collins che cantata in falsetto, quasi in un sussurro, ha tutto un altro senso. La canzone perde la sua forza statuaria e cantata in questo modo sembra una confidenza, un segreto da non rivelare. 

Tra gli ultimi pezzi non siamo durati niente noi, malinconico da bagnare il tappeto di lacrime, con il telefono in mano, pensando a qualcuno che non si può chiamare. La voce di prima stanza a destra è ipnotica, avvolgente, a tratti così distante che non si distinguono le parole. Qualcuno sotto il video YouTube della canzone sostiene che ricordi lo shoegaze di fine anni ‘80, e non si può che essere d’accordo: gli Slowdive sembrano i cugini lontani di prima stanza a destra, che per melodie e uso strumentale della voce ne riprende i connotati più emozionanti. 

Cosa resta a fine concerto  

In tutti i videoclip del misterioso artista ci sono elementi distintivi: il set è quasi sempre quello dell’ora blu, con nebbia nello sfondo e mezzi quasi vuoti, pare che è sempre inverno. I riverberi e gli echi amplificano ogni sensazione e sottolineano le parole più forti. La voce esce da dentro la testa e cantano tutti. 

A fare la differenza veramente però è come vengono girati. Tu non vuoi nessuno è stato girato completamente con iPhone. Ogni respiro tra le parole e ogni frame gridano la stessa cosa: è tutto vero, l’ho fatto come mi è venuto di farlo. Mi sono ascoltato e questo è quello che è venuto fuori. 

Sembrano quelle clip che ti riguardi all’infinito nella galleria del telefono, in preda alla nostalgia, sperando di poterne rivivere un pezzetto. 

Ed è la stessa cosa che faremo anche noi con i video di questo concerto.

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